NON IN NOSTRO NOME
Sabato
17 novembre dopo avere assistito il sabato precedente alla manifestazione
nazionale contro la guerra,
o meglio contro l' "USA-DAY"), abbiamo deciso di provare a
mobilitare la decrepita gioventù modenese con un presidio simbolico.
Appuntamento alle 16:30 in Via Emilia centro dove il messaggio fondamentale
doveva essere l' estraneità alle decisioni del governo di appoggiare
la guerra. Lo slogan gridato a gran voce - e a tratti interrotto dagli
agenti della digos - é stato: "NON IN MIO NOME".
Non in mio nome si va in Afghanistan a sterminare i civili.
Non in mio nome si condanna un popolo dichiarandolo terrorista.
Non in mio nome imprenditori, petrolieri, boia, ladri e sciacalli decidono
in una riunione internazionale di attaccare un solo paese ignorando
totalmente i diritti internazionali.
Non in mio nome America e Italia si alleano per fare sfoggio di vendetta
e di armi inutilizzate da anni.
Non in mio nome si appoggiano azioni militari americane in Afghanistan,
come in Israele o come in passato in Kosovo, Iraq e Somalia.
Non in mio nome si applica la legge del "taglione" sui civili,
soprattutto se chi li condanna li ha sfruttati e assoggettati per decenni.
Cio' che sta accadendo oggi in Afghanistan è il riflesso di anni
in cui l'America ha tentato di sottomettere religioni e costumi alle
logiche del mercato globale, e non riuscendoci, ci prova con le manovre
militari.
Sostenuta dalle potenze mondiali l'America sta muovendo la Terza Guerra
Mondiale contro il terrorista-clandestino-immigrato : in America islamici
e musulmani vengono picchiati ed espulsi per presunti legami con il
terrorismo.
In Italia non siamo da meno e il nostro voler trovare un capro espiatorio
a tutti i costi si è rivolto contro lo sconosciuto, l'altro,
il diverso da noi.
Contro questa logica penso non debbano esserci dubbi del tipo "da
che parte stare" anche perché sociologicamente siamo destinati
a diventare un mondo multietnico e multiculturale.
Contro chi pensa per noi,
Contro chi uccide,
Contro ogni tipo di guerra,
Contro chi nelle istituzioni tace e finge la più assoluta normalità,
Contro le rappresaglie armate.
bocc82@hotmail.com
UN CORTEO PER SILVIA
Il
corteo a cui abbiamo partecipato io e altri compagni modenesi si è
tenuto a Bergamo sabato 24.11.01. E' stata una delle tante iniziative
indette dai compagni bergamaschi per sensibilizzare e coinvolgere le
varie realtà, più o meno affini, sulla situazione legata
a Silvia Guerini: anarchica, animalista, attiva politicamente da diversi
anni sul territorio nazionale.
Per chi ancora non conoscesse quanto è accaduto a Silvia brevemente
ora riporterò i fatti.
Nel luglio 2001 nei pressi di Bergamo sono avvenute azioni di danneggiamento
ad un traliccio della telecom. Sono state trovate sul posto delle "A
cerchiate" che hanno indirizzato la questura e la digos sulla pista
anarchica. Da qui partirono una serie di indagini che hanno portato
la digos a perquisire l' abitazione di Silvia, l' unica indiziata. Le
prove assurde sono dei bulloni ed una bomboletta spray (chi in casa
non ha questi oggetti?). Queste sono le "prove" per cui dal
22 ottobre Silvia è stata messa agli arresti domiciliari in attesa
di giudizio.
La situazione è grave; non si sa ancora quando verrà fissato
il processo. Ancora una volta sono riusciti a privare una persona della
libertà di poter svolgere le proprie attività nel sociale:
impedire a Silvia di continuare a diffondere le sue idee anarchiche
è un forte atto intimidatorio. Silvia evidentemente era troppo
"attiva" secondo le istituzioni. Chi detiene il potere si
muove così, soffocando la vita di un individuo quando costui
gli mette i bastoni fra le ruote; se fai un passo di troppo cercano
di fermarti con qualsiasi mezzo affinché tu non sia più
un impedimento per i loro progetti.
Sono ormai 4 mesi che Silvia non può avere contatti con l' esterno,
con gli amici e i compagni a lei vicini: le uniche ore di "libertà"
che le hanno concesso sono per andare a scuola.
Qui a Modena abbiamo avuto modo di organizzare varie iniziative con
i compagni bergamaschi e quindi anche con Silvia: io ho avuto modo di
relazionarmi con lei in più occasioni, scoprendo una persona
interessante nonché affine al mio modo di vivere la vita; per
me era importante partecipare al corteo di quel sabato pomeriggio.
IL CORTEO
La partenza era prevista per le 16.00 circa con il concentramento nella
piazza della stazione dei treni. La partecipazione è stata intensa
e solidale da parte di tutti i presenti. Eravamo circa 300-400 persone
tra cui molti anarchici provenienti da gran parte del nord Italia: una
forte presenza si è fatta sentire da parte dei collettivi studenteschi
bergamaschi e da altre realtà politiche. Con striscioni, bandiere
e tamburi abbiamo percorso il tragitto che dalla stazione si è
concluso davanti al comune; il tutto controllato da una scarsa presenza
della polizia. Un sound sistem sparava musica a tutto volume , cori
e slogan incitavano alla libertà di Silvia e non mancavano quelli
contro la polizia. Ricordo che uno degli striscioni riportava una frase
detta da Silvia che mi ha colpito molto: "Ci vogliono spezzare
le gambe ma non sanno che abbiamo anche le ali". I volantinaggi
hanno informato la città che stava a guardare, qualcuno si è
aggregato, la tensione non è mancata, ma tutto è proseguito
tranquillamente mantenendo le finalità per cui è stato
organizzato il corteo. Il tutto si è concluso con un sit-in e
con interventi per megafono davanti al comune.
Penso che sia stata un' iniziativa molto forte, sentita dai partecipanti
quindi complessivamente ben riuscita. La controinformazione ha giocato
un ruolo di primo piano durante il corteo. Mi sono sentita molto vicina
ai compagni bergamaschi dai volti preoccupati, ma dalle parole speranzose,
che mi hanno fatto capire quanto sia dura viversi una situazione simile
nella propria città, lottando ogni giorno affinché Silvia
venga liberata. PERCHE' SILVIA E' INNOCENTE!
Sono convinta che non si possa rimanere indifferenti né zitti
davanti ad un atto repressivo come questo: penso che la controinformazione,
i presidi e i cortei siano sempre stati protagonisti della lotta quotidiana
di quelli come noi e dovrebbero aumentare per infastidire sempre più
chi non vuole riconoscere la nostra dignità di essere individui
liberi e di poter esprimere le nostre idee su quello che ogni giorno
ci circonda.
Fra
IRRAZIONALE
Eccoci
qui, ben tornati, quello che state leggendo è il terzo numero
di Stellanera, che porta il numero 2, il giornale marzagliese che da
mesi ormai ha preso posto tra i libri e i giornali di casa vostra. Il
numero di ottobre 2001 ha sicuramente trattato argomenti più
profondi del numero zero (luglio 2001); questo era inevitabile data
la gravità degli eventi accaduti a Genova e a New york, come
è inevitabile che in questo numero si tratti ampiamente della
guerra, dando spazio a posizioni diverse. Per noi anarchici e libertari
la parola guerra e quello che rappresenta, scatena un forte senso di
repulsione, portandoci alla lotta contro gli eserciti, il militarismo
e quindi contro l'autoritarismo in ogni sua forma. Questo ci ha portato
ad organizzare qui a modena iniziative antimilitariste tra cui una campagna
tuttora in atto a favore della diserzione, per noi unica alternativa
alla chiamata alle armi. Da qui la copertina con l'immagine del corteo
antimilitarista del 3 novembre 2001 con il monumento al disertore. Stellanera
ovviamente non tratta solo di guerra, morti e distruzioni, ma anche
in questo numero compaiono le impressioni sulle iniziative culturali
di Libera, presentazioni e recensioni di libri, un articolo in solidarietà
ad una nostra compagna arrestata. Tra le pagine troverete altre riflessioni
sull'argomento sessismo, per noi altra forma di razzismo e di autoritarismo
da combattere. Cos'altro dire di questo numero di stellanera? Nuova
gente, nuove idee, e cosa dire dopo una maratona di 4 giorni a Libera,
i nazi che escono dalle loro tane (fogne), il capodanno e chi più
ne ha più ne metta, finalmente siamo riusciti a fermarci un attimo
e a concentrare una parte delle nostre forze per la realizzazione di
questo numero del giornale. Ora non posso fare altro che invitarvi a
leggerlo, e se vi ci ritrovate a distribuirlo; per le critiche, gli
apprezzamenti, per discutere dei contenuti del giornale o di articoli
che magari vi piacerebbe far pubblicare, per tutto questo vi aspettiamo
a Libera.
AI
SERVI
fascisti
Ho letto sulla Gazzetta di Modena del 6 febbraio la lettera di un certo
?!?!.........(non voglio sporcare queste pagine), segretario provinciale
di forza nuova. Da persona "sporca", visto che frequento i
centri sociali, secondo la ditta di pulizie forza nuova, mi permetto
di chiedere, ma per essere così puliti come essi decantano di
essere loro,.....ma è vero che se si mette sangue di "negri"
ed "ebrei" e "zingari" mischiati con olio di ricino,......ma
è vero che se si violenta una ragazza ogni tanto,.......ma è
vero che con un bel manganello, che dà anche una leggera scossa
ssù per il didietro,.......ci si pulisce meglio dei giovani che
fanno le vasche? Ho letto sulla Gazzetta di Modena(testuale):"Come
"indignati" si dicono quei consiglieri comunali che hanno
presentato una mozione per chiedere che ci venga vietato di manifestare,
ma indignati per cosa? Per una manifestazione pacifica ed ordinata?
Sono così abituati alle manifestazioni dei sinistri figuri dei
centri sociali da trovare sconvolgente una manifestazione di persone
civili e pulite che non recano danni a nulla, che non si scontrano con
le forze dell'ordine tentando di assassinarle (come il loro idolo, Carlo
Giuliani)" Gli anarchici sono nati come forma organizzata a fine
ottocento e hanno sempre avuto con alterne fortune, comunque, un buon
radicamento sociale. I fascisti nati un bel po' di tempo dopo sono cresciuti
solo coi soldi degli industriali e con le coperture dei carabinieri,
il radicamento che dicono di avere è sempre stato ottenuto con
la forza ed il ricatto, i loro ideali di onestà, forza e dovere
fanno ridere tutti, la disfatta dell'esperienza coloniale che ha mostrato
il loro vero volto criminale, la corruzione e il leccaculismo imperante
nel ventennio, la schifezza della loro propaganda, l'esilio e le uccisioni
dei loro oppositori, il coraggio di dieci contro uno a loro così
caro, la prontezza ad allearsi con chi è forte davvero, li fanno
sembrare marionette cattive e moraliste. Il coraggio dimostrato da CARLO
GIULIANI e dagli altri compagni che hanno resistito a genova, il coraggio
di gente che non ha nulla, che non ha le spalle coperte e che quello
che fa non avvantaggia indirettamente nessun potente e nonostante questo
combatte comunque, voi non lo conoscete, fate i duri ma solo perchè
qualcuno da dietro con la mano, i soldi, e le armi vi sorregge, se aveste
veramente coraggio vi fareste fuori da soli. Ricordatevi che il vero,
nella Storia, molte volte è capovolto, mussolini l'ha scoperto
solo alla fine, e non per merito suo.
UNA
PIAZZA AI MORTI DELL'11 SETTEMBRE
MA SA' DIT?
Certo ormai è inevitabile cadere nel banale, ma forse è
meglio così che cadere nel grottesco; senza nulla togliere all'orrore
e all'ingiustizia profonda delle morti dell'11 settembre, come mai il
Consiglio comunale di Modena omaggia le vittime americane e non quelle
che ora sono (e anche prima, e da molto tempo) le vittime di quel ricettacolo
di democrazia e tolleranza e valori civili morali che è l'America?:
Iraq, Vietnam, Nazione Lakota, Kossovo, Cambogia, Cile, Penitenziari
del Texas, Foresta Amazzonica, Apache, Lega degli Irochesi, Afghanistan
... prima lungo fucile, poi le bombe intelligenti e durante gli interessi
economici e di potere. Quante migliaia i "civili" americani
ne hanno uccisi, e ne stanno uccidendo, attraverso finanziamenti (Messico
- Fox... si è ricominciato a sparare in Chiapas)? Quanti sono
torturati in carcere per una "giustizia" arbitraria dettata
unicamente dall'arroganza e dalla paurache il potere ha (Leonard Peltier,
James Weddel...)? Quante strade, piazze, vicoli si dovrebbero intitolare?
Ci sono forse morti più eccellenti o più importanti di
altre? Questa non è solidarietà con le vittime dell'11
settembre, bensì complicità con quel sistema di potere
che ha scelto di sacrificare sull'altare dell'economia e del potere
gli "altri", quelli che non contano o peggio che ostacolano:
se quelle stesse persone non fossero state in prossimità delle
Twin Towers, nessuna città europea le avrebbe commemorate; ne
consegue che non si ricordano le persone ma i muri e i vetri delle Torri
Gemelle... e si dimentica o non si pensa a tutto il
resto.
Quale libertà, quale democrazia?
Monica
PAPPAGALLI VERDI
Leggere
Pappagalli Verdi è importante. E' il tipico libro scritto da
chi racconta storie vissute, vissute da chi è più impegnato
a viverle che a pensare a come raccontarle in futuro. Hai, a leggerlo,
meno paura che ciò che ti si racconta non sia vero. Io a sto
libro, a quello che ci sta scritto sopra, credo. Penso, anzi, che le
verità che si possono evincere da queste pagine si avvicinino
molto a quelle che per anni il nostro impegno antimilitarista (senzapatria)
ha denunciato. In poche parole il vero volto della guerra in questo
libro esce, non riesce a rimanere compresso, a volte esplode come una
mina antiuomo in faccia a tutti; a tutti quelli che le hanno prodotte,
vendute, a chi ha fatto leggi per produrle e a tutti gli indifferenti.
CAMMINANDO
Sono
già due numeri di stellanera che parlo del libro "i Ribelli"
di Pino Cacucci. Pino è stato con noi come previsto giovedì
29 novembre. Novanta persone sono convenute all'interessantissima serata
nonostante la fitta nebbia che circondava la zona. Speriamo nel prossimo
numero di stellanera di ospitare parte della trascrizione della serata.
In questo articolo invece voglio parlare di un altro libro di Pino,
"Camminando". Un libro per molti versi simile a "i Ribelli",
un libro che attraversa storie di persone senza patria, cosmopoliti:
-E molti di loro sono diventati amici con cui non ho perso il contatto,
al punto che il motivo di altre partenze è stato tornare a rivederli
per continuare a mantenere vive le passioni che ci accomunano: l'insopprimibile
bisogno di contrastare il cinismo, l'intolleranza, il sopruso, l'arroganza
dei vincitori di sempre.-
BIMBO
Memorie di Stefano Romiti
"Negli ultimi 12 anni quando le luci del MAF si accendevano, nei
pomeriggi, nelle sere di riunione, vineria, dibattiti, il "Bimbo"
scendeva dall'appartamento dove abitava, davanti al Vicolo del Panico
(da cui fu sfrattato a 87 anni, che umanità) e risaliva in quei
precari locali per stare con noi. E discutere, parlare, narrare, concedersi
qualche piccolo vizio, un bicchiere di vino, fare un po' tardi a letto;
e le sue storie suscitavano sempre emozioni e riflessioni, i racconti
della Spagna ed un popolo in armi, di una Marsiglia e di una Francia
molto lontana dall'odierna, di solidarietà e fratellanza sconosciute
in questi anni di egoismo, e il fascismo, le due guerre, l'esilio, il
campo di concentramento, le storie degli anarchici conosciuti negli
anni e nelle situazioni più disparate, Malatesta, Lucetti, Cottin,
Faure, Volin, e molti, molti altri". Questo bel libro che si legge
molto velocemente e che consiglio di leggere, assieme agli altri che
sono recensiti in questa pagina, si possono prendere in prestito presso
la biblioteca Unidea.
MANIFESTAZIONE
A ROMA
Sabato
10 Novembre insieme ad alcuni compagni e compagne mi sono recato a Roma,
per prendere parte al corteo contro la guerra promosso da diverse realtà
facenti parte del variegato movimento anti-globalizzazione. Arrivati
a Roma, abbiamo visto una situazione abbastanza distesa; la polizia
non era tanta e non mi sembrava neppure particolarmente agguerrita.
Il corteo che era numerosissimo (130.000 persone), era composto da diverse
aree politiche; erano infatti presenti i disobbedienti (ex tute bianche),
Rifondazione comunista, le donne in nero, i Cobas e l'autonomia di classe.
Non molto numerosa invece la rappresentanza anarchica. Il corteo si
è svolto senza incidenti e la polizia addirittura era su posizioni
molto difensive, basti pensare che abbiamo percorso un intero viale
dove nessun punto era presidiato. Dopo circa un'ora di marcia per il
centro di Roma il corteo è terminato davanti al palazzo della
F.A.O.
Le mie considerazioni su questo corteo sono abbastanza positive, infati
esso è riuscito a mobilitare più persone che quello a
favore della guerra; l'altro corteo è stato valutato tra le 20
e le 30 mila persone ed all'interno del nostro corteo non vi erano solo
persone legate ad aree politiche ben precise, ma erano molto numerosi
anche comuni cittadini contrari alla guerra. La osa più importante
è che il movimento è riuscito a reggere il contraccolpo
di Genova.
Chi ci dava per finiti dopo il G8 si è sbagliato di grosso, a
Roma è stato dimostrato questo.
Il nostro corteo infatti si sarebbe svolto in concomitanza con un corteo
a favore della guerra indetto dalla Casa delle Libertà; inoltre
il reparto mobile che avrebbe dovuto gestire l'ordine pubblico era lo
stesso che fece il famigerato blitz alla Diaz.
Pierèin
La
Municipale all'Onu
di Jacques Defarge
Marzaglia, 13 ottobre 2001. Sono le tre di notte.
Vai alla marcia della PECE? - mi chiede un amico. Se mi concentro riesco
a ricordare allitterazioni più divertenti, ma sorrido. Devo passare
da casa a prendere lo zaino, tornare a Modena, caricare qualcuno e raggiungere
il piazzale delle corriere. Purtroppo non ho tempo di spiegare perché
vado. E li lascio lì, con la pece e un ottimo motivo per andarsene
a letto senza il dubbio che forse sarebbe stato il caso di andare insieme,
a Perugia. Ma ecco cosa avrei dovuto rispondere, ai miei amici di Libera.
Cosa posso fare?
Nei giorni di guerra - mi era gia' capitato col Kosovo - mi infastidiscono
le reazioni di comodo. Le cose che si dicono cosi' - per i piu' svariati
motivi - tanto per illudersi che la propria voce si possa inserire nel
baccano delle voci ufficiali. Senza nessuna preoccupazione del livello
vocale che, in fondo alla provincia, davvero ci compete. Che non e'
quello di chi stabilisce se la bomba la si sgancia oppure no, ma quello
degli effetti periferici del disordine: dei rischi che corre la comunita'
islamica - anche a Modena; del comportamento dei "nostri"
mezzi di informazione; delle dichiarazioni dei piccoli governi locali
(da Formigine all'Italia); e delle opinioni, a volte spaventose, dei
compagni di bevuta. Questo e' il livello politico e di analisi in cui
posso fare qualcosa, credo. Qui cio' che diciamo non funziona da coro
per gli acuti dei potenti, ma serve a cambiare o evitare o sorreggere
qualcosa. Poi si puo' parlare di tutto il resto.
Vado a Perugia
Non sono convinto di aver condiviso lo stesso presupposto con Massimo
D'Alema e un'intera coltivazione di scouts, con l'anarchico fotogenico
che sventola la bandiera dalla terrazza (e' finito sul sito di "Repubblica")
o con Vittorio Agnoletto. Ma a Perugia sono andato prima di tutto per
difendere questa possibilita' di analisi e di azione. Poi contro l'inflazione
dei simboli, il cerchietto della pace che assomiglia tanto ad un'operazione
di branding della Mercedes, le canzoni di John Lennon, le poesie di
Tagore, il "Manifesto" sotto braccio, lo scialle a scacchi,
i fiori, la canapa nei cannoni e tutto quello che serve a parcheggiare
la propria intelligenza in una polverosa rimessa ideologica. Odio la
parola "pace" e le colombe, ma se ci penso bene mi disturbano
di piu' la demolizione del Worlds Trade Center e il bombardamento dell'Afghanistan.
Cosi' vado, convinto che 200 000 persone costituiscano comunque un segnale
piu' articolato e incisivo dell'antimilitarismo "perche' no?"
e del pacifismo da abuso di droghe (afghane, con ogni probabilita').
Perche' la pace, quando non e' piu' una parola, puo' starmi bene.
Premessa
Ecco una premessa fondamentale: ci sono parecchi interventisti - al
parlamento o al mercato - che amano la pace, quando non e' una parola,
quanto la amo io. Non sono guerrafondai, non producono elicotteri o
gas nervino, non rappresentano nessuna ditta di protesi sanitarie. Amano
la pace e la rincorrono col bombardamento di Kabul. Io la considero
una rincorsa imbecille, non ho in grande considerazione il loro sforzo
documentario, ma ammetto che le loro premesse siano premesse di pace.
A patto che loro contraccambino: io odio il terrorismo, non simpatizzo
per Bin Laden, lo considero un delinquente, voglio che lui e i suoi
facciano la fine del porco - anche se sono contro il bombardamento di
Kabul. Diciamo pure che si potrebbe riassumere la premessa (e depurare
quello di cui parleremo da adesso in poi) in questo modo: tutte le persone
ragionevoli amano la pace e odiano il terrorismo. Con un'impostazione
del genere e' possibile demolire la stragrande maggioranza dei dibattiti
televisivi e degli argomenti ufficiali.
La guerra prima di Fede
Ma veniamo alla guerra. Io, tanto per parlare chiaro, sono tra quelli
che dicono che una "guerra silenziosa" dura da parecchio tempo.
E' vero che la guerra ha una sceneggiatura particolare che abbiamo riconosciuto
in ottobre, dei segnali, una coreografia e un corredo emotivo che non
destano dubbi: ci sono momenti di guerra e momenti che di guerra non
sono. Pero' si costruisce e si combatte nel tempo, la guerra, prima
che Emilio Fede ce lo dica al Tg4 e soffra come una vedova per aver
dato la "terribile notizia" in anticipo su Mentana o il Tg3.
Lo scoppio della Grande Guerra non era tutta colpa dello studente bosniaco
che ha ammazzato Francesco Ferdinando d'Asburgo e la moglie. La causa
di questa guerra non e' la demolizione delle due torri. Bisogna riconoscere
la guerra prima di Fede, e' un dovere intellettuale e civile
.
Indovina chi
Se l'attentato alle torri e' un atto di guerra, come dicono i capi di
stato - nonostante lo scoppio formale della guerra preveda un'ufficialita'
diversa - allora anche quello che c'e' dietro l'attentato (e che bisognera'
pur ricostruire) appartiene a quella guerra senza cerimonie che oggi
legittima la guerra ufficiale. "Marciare per la pace" significa
allora - in nome della strategia e prima di tutto - rallentare le dichiarazioni
automatiche e i bombardamenti per prendersela nel modo giusto con il
nemico giusto, quello che ha fatto le prime manovre al riparo dal clamore
mediatico e che, presumibilmente, non deposita i suoi risparmi nelle
banche di Kabul (o li deposita a Kabul, ma allora e' un cretino). Io
non ho i mezzi per capire chi sia questo mister ics o se si tratti del
maggiordomo. Ma ho quelli che mi permettono di dire chi non e': "Bush",
"bin Laden", gli "americani", i "talebani",
la "Cia" (e' un servizio segreto del quale TUTTI sanno dove
va e cosa fa; e' un po' come se l'Azienda dei Trasporti non fornisse
gli orari e i percorsi degli autobus...); il "Pakistan", "l'Islam",
il "Congresso", "Berlusconi", i "comunisti".
So che non si tratta di una zona geografica, di una religione mal digerita
o di un signore in doppio petto che una bella mattina si sveglia, beve
il caffe' e schiaccia il pulsante sbagliato nel suo strepitoso mappamondo
del potere.
Michel Foucault
Michel Foucault diceva che il potere non ha un centro, infatti. Che
anche noi ne facciamo parte, tanto piu' se ci lasciamo identificare
dai nomi e dai comportamenti che contraddistinguono la minoranza polemica.
Lo aveva imparato all'Universita' dal piu' comunista dei suoi maestri,
Louis Althusser. Lo scrivo perche' ho la sensazione che a volte, tra
di noi, si ponga il confronto tra anarchici e comunisti (e fascisti,
ma per loro le mie letture non garantiscono) come un fantastico derby,
palla al centro. Ma il calcio e' bello perche' alla fine non muore nessuno.
Io, che a Foucault concedo spesso un credito morboso e che non riesco
percio' a trovare il centro del potere che governa l'attuale situazione
internazionale, sono convinto che i nemici con una patente e un numero
civico vadano bene per gli ultimi episodi di 007 o per i giornali. E
ai giornali vanno bene perche' vanno bene a chi li legge, che siamo
poi noi.
Il mullah e lo sceicco
Leggiamo "la Repubblica" dell'11 ottobre:
"I raid si succedono, senza tregua, da quasi 100 ore. Ma i Taliban
smentiscono di essere in ginocchio: dicono che il loro leader, il mullah
Omar, è salvo, malgrado la sua casa a Kandahar sia stata centrata
in pieno". Davanti ad una notizia del genere mi chiedo chi e' l'idiota
che l'ha diffusa. Davvero i talebani? Forse, visto che nelle prime ore
di bombardamento hanno dimostrato una straordinaria incapacita mediatica
e si sono sgolati a dire che no, caro il nostro George, vigliacco se
tu ne avessi centrato uno, qua in Afghanistan non ci siamo mai divertiti
tanto! Oppure e' una notizia del Pentagono (o alla quale il Pentagono
e i suoi altoparlanti danno risonanza) e la cosa si fa piu' seria. Oppure
e' semplicemente una notizia alla quale la stampa internazionale ha
deciso di dare rilievo, per motivi suoi, che spesso si chiamano "vendite".
E il regista di questa decisione o del percorso della nostra notizia
mi preoccupa parecchio, per l'operazione sporca di propaganda che installa
dietro la scena del mullah, il fatto che alimenti la convizione che
stiamo inseguendo proprio loro due, Omar e Osama, che i B52 servono
a questo, c'eravamo quasi.
Salvo poi, si salvi chi può.
Salvo poi ammettere, dopo qualche settimana, che non siamo cosi' sicuri
di tornare dall'Afghanistan con lo scalpo di bin Laden. L'ha detto Rumsfeld.
I prismi della propaganda cominciano a girare, cambia impercettibilmente
la scena, le ragioni di guerra si contraddicono e nessuno prende per
l'orecchio il segretario di stato per ricordargli che non aveva ancora
finito di giustificare la guerra con la necessita' di catturare lo sceicco.
O i talebani? O Saddam? O la Somalia? Il Sudan? Adesso possono fare
tutto, perché ci hanno detto tutto e il contrario di tutto.
Fantini e la guerra
Credo che per il momento, questi nemici con un nome e un domicilio,
funzionino per un peccato di presunzione. La nostra. Siamo convinti
che basti dedicare una qualche mezzora alle cose del mondo che lo conosci
come tua sorella. Siamo tutti convinti di poter sapere tutto, salvo
poi concludere - davanti all'amico che si e' documentato un po' di piu'
e la dice diversa da noi - che alla fine non possiamo sapere cosa c'e'
dietro. E i giornalisti vendono le loro imbecillita' sulla base di questa
convinzione. La soddisfano, chiudiamo il giornale e ci sentiamo con
buona approssimazione al centro dell'universo, ottimisti sul recupero
di Fantini (Modena F. C.) e sulla possibilita' di risolvere i disordini
internazionali con un bel bombardamento (per qualcuno su Kandahar e
per qualcun'altro su Washington, poco importa). Tanto piu' che il mullah
dovra' pur ripassare da casa. Questo e' il risvolto desolante della
notizia di "Repubblica", pompeggiata peraltro da tutti i mezzi
di informazione: gli aerei, gli elicotteri, le truppe inglesi, l'alleanza
del nord, le relazioni internazionali, i servizi segreti, l'Onu e i
missili da crociera stanno inseguendo un paio di uomini (un orbo e un
diabetico) e per il momento li hanno mancati perche' sono inspiegabilmente
usciti di casa.
Propaganda a bassa frequenza
Lo stesso risvolto, piu' grossolano ma pur sempre fedele al contratto
di disimpegno che lega i giornali e noialtri, lo si poteva notare a
meta' settembre sulla prima pagina della "Gazzetta di Modena",
dove si imparava che quattro afghani erano stati arrestati alla dogana
di Campogalliano. Erano raggomitolati nel vano di un tir, non avevano
piu' di vent'anni, "magari sono anche bravi ragazzi" - concludeva
paterno il giornalista - "se non fosse...". Poi cosa fosse
o non fosse che rendeva la notizia degna di finire sul giornale non
lo si diceva, bastavano quei tre puntini di sospensione, che i romani
chiamavano reticenza. Proviamo ad immaginare un altro articolo del nostro
favoloso giornalista, un altro lancio in prima pagina e sulle locandine
della "Gazzetta": "Arrestata una coppia di giovani fidanzatini
che parlottavano dietro un'aiuola dei Giardini Pubblici. Magari sono
bravi ragazzi, se non fosse che a Novi Ligure...". Se le notizie
del mullah e della dogana non ci infastidiscono come una zanzara di
notte e le consideriamo plausibili, vuol dire che la propaganda funziona.
Ho la sensazione che spesso funzioni.
L'errore
Questo e' il primo errore da bonificare e a cui fare la guerra. Altro
che pace. In caso contrario rimaniamo un ingranaggio (piuttosto che
il tobiniano granello di sabbia, che piace a noi di Attac) nella grande
macchina delle caricature dalla quale e' fuoriuscito il verdetto in
sfavore dell'Afghanistan. Sotto a chi tocca.
Il paradiso a benzina
Ho letto da qualche parte, tra le condizioni di salute di Fantini e
le cronache di guerra (brevi, essendo una guerra al buio), che un ruolo
significativo nell'ascesa dei talebani lo avrebbe giocato l'Unocal,
un consorzio petrolifero che - a causa della legge d'Amato che vietava
di negoziare con i paesi nemici - doveva passare con i suoi oleodotti
proprio dall'Afghanistan, che nemico non era ancora. Lo vado ripetendo
da settimane, a dire il vero, perche' anch'io ho una straordinaria tendenza
alla monomania. Ma, se ci rifletto, non sono poi cosi' ingenuo da ricostruire
l'identikit dei colpevoli all'anagrafe della finanza. La "finanza"
(non il petrolio: il ruolo del petrolio negli equilibri macrofinanziari),
pero', come soggetto collettivo e indaffarato nella preistoria della
guerra, mi sembra un imputato piu' attendibile dei nomi propri. Che
bin Laden ce l'abbia con gli americani perche' calpestano il sacro suolo
dell'Islam, che gli americani adesso ce l'abbiano con bin Laden e che
sotto quel suolo, proprio a La Mecca e Medina, ci sia tanto petrolio
da alimentarci un paradiso a scoppio non mi sembra una coincidenza.
E tribolo ad archiviare tra le coincidenze le percentuali di guadagno
che qualcuno ha saputo ricavare dai capitomboli borsistici nelle ore
calde dell'11 settembre. E mi si complica il quadro se scopro che Musharraf
- grande vanto della nostra campagna acquisti - oltre che del Pakistan
sarebbe anche il presidente onorario di una societa' che finanzia alcune
organizzazioni musulmane, compresa l'International Islamic Relief Organisation,
collegata ad al Qaeda.
Pubblicita' subliminale
(Campagna europea per la tassa di Tobin: iscrivetevi ad Attac)
Solo il nostro ineffabile presidente del consiglio puo' ridurre il disordine
del mondo ad una faccenda religiosa o di conflitto culturale. A dire
il vero sono in parecchi, nell'intimo, a sentire qualcosa di simile
(come la giornalista inglese che crede di poter azzerare la differenza
culturale altrui indossando il burqa e mettendosi a sculettare per le
strade di Kabul), ma solo lui la dice in mondovisione, mentre qualcuno
avverte Bush e Prodi, in visita ad una moschea, di infilarsi le scarpe
e uscire alla svelta. Del resto lui è il peggiore, bisognerà
pur cominciare a dirlo. Io che con lui non voglio aver niente da spartire
credo che proprio la finanza sia una delle concause della guerra, che
non significa aver trovato dei colpevoli fisici e bombardabili o culturalmente
rimbambiti. Giulietto Chiesa l'ha chiamata una "cupola", dove
alcuni capomandamento sarebbero appunto i grandi finanzieri. Non significa
che dobbiamo colpire Wall Street o la Svizzera (anche se...), ma che
sarebbe il caso di rivedere quali sono i meccanismi che regolano le
vicende del mondo. E che a volte - come nel caso dei fondi pensione,
una voce fondamentale nelle quantita' di denaro che transitano a tutta
birra sugli schermi della speculazione - ci coinvolgono direttamente.
Se non interveniamo a questo livello credo che continueremo ad essere
generatori di terrore. Tanto piu' se lo si condisce del consenso per
i martiri e per i fratelli esplosi.
Bush fuorilegge
Bush, queste cose, avrebbe fatto bene a spiegarle alla sua opinione
pubblica, piuttosto che assecondarne la rabbia. Del resto le leggi dello
stato servono anche a questo: ad evitare che se muore Tizio, non sia
suo fratello Caio a rintracciare e festeggiare i presunti assassini.
Ammettere che siano gli americani e il loro presidente ad ammistrare
la "giustizia infinita" dell'11 settembre significa - contro
la legge degli stati - dare carta bianca a Caio e al suo Far West. E
allo stesso Caio - nonostante quello che dicono i finti amici di Piazza
del Popolo capeggiati dall'immenso Ferrara - non si fa in questo modo
un gran servizio.
Genova Libera
E' un po' quello che fa il ministro degli interni italiano, mentre sostiene
che i problemi della piazza sono affari nostri. E con la stessa, breve
dichiarazione è fuorilegge due volte. La prima quando non si
prende le responsabilità che la Costituzione gli assegna (Articolo
17). La seconda quando dice che siamo noi a dover difendere il corteo,
possibilmente con armi più fotogeniche dei
cavatappi con cui sono usciti dalle Diaz. Come ha scritto un grande
polemista: "Scajola non è il mio ministro degli interni"
(cfr. leonardo.blogspot.com).
La Municipale all'Onu
Negli ultimi giorni ho pensato spesso ad un paradosso, che vorrei proporre
agli amici di Libera e ai lettori di "Stella Nera": la legge
dei vigili urbani e' migliore delle leggi che governano il mondo! Perche'
la loro legge prevede che l'omissione di soccorso sia punita. Se attraversi
un incrocio e due macchine si sono scontrate ti devi fermare a chiedere
con i conducenti come va, non puoi far finta di non vederli. Il mondo
si comporta in modo diverso. Passiamo accanto ai popoli e alle nazioni
incidentate senza fermarci, magari ci passiamo in cima, dimmi tu se
questi due africani (o anarchici, a volte hanno la stessa funzione discorsiva)
dovevano tamponarsi proprio sulla Bretella che devo andare alla Perugia-Assisi.
I vigili urbani di Modena, allora, avrebbero gestito la crisi internazionale
meglio dell'Onu e questo e' un bel problema. E' il problema della legge
degli stati (che Berlusconi, la società liberale e le bicamerali
vogliono smantellare) e della legge internazionale. Della Corte Penale
Internazionale, ad esempio, che latita perche' gli Stati Uniti non desiderano
ratificarne i poteri. Del mandato di cattura europea. Ed e' il problema
di un'opinione pubblica che - per paura di essere coinvolta o di svecchiare
il conflitto - queste cose le dice, quando le dice, a mezzavoce. Io
le ho dette con voi. Perché so che potete condividerne una buona
percentuale e che, per la percentuale che rimane, non mi risparmierete
nulla.
Questa comunicazione risale all'inizio di novembre. Dopo sono successe
parecchie cose: l'hanno evidentemente letta i capi di stato e si sono
dati da fare per tradurla in una serie di misure antiterroristiche che
indeboliscono proprio quelle speranze di legalità alle quali
facevo riferimento. In Argentina, che ha fatto tutto quello che il Fondo
Monetario Internazionale (iscrivetevi ad Attac) le raccomandava di fare,
la classe media saccheggia i supermercati, anche quelli a bassa densità
simbolica. Non è un'iniziativa del blocco nero, tanto per intenderci:
sono i crampi allo stomaco. Berlusconi si è preso anche il ministero
degli esteri e vuole affidare le ambasciate alle tenutarie dei suoi
bordelli. Forse, mentre scrivo, si è preso anche la Russia Orientale
e ha sbancato il Risiko. In Palestina ci sono ormai mille morti: sembra
che li abbia ammazzati tutti Yasser Arafat. Poi è arrivato l'Euro
e il mondo è guarito. A giudicare dai telegiornali, senza nemmeno
un periodo di convalescenza.
|
UNA
SERATA PER FABER
di Daniela
Il
17 novembre noi di Libera abbiamo voluto dedicare la serata a Fabrizio
De Andrè.
Abbiamo invitato per l'occasione persone che hanno conosciuto intimamente
Fabrizio: Romano Giuffrida, regista, che ha presentato il documentario
postumo "FABER", da lui girato, e Paolo Finzi con l'ultimo
CD di De Andrè: "ed avevamo gli occhi troppo belli".
Il documentario è stato nel suo insieme molto interessante e,
personalmente, mi ha anche commossa. Era un montaggio di interviste
di chi è stato amico e confidente di Fabrizio o soltanto conoscente:
dal contadino sardo al prete che ha aiutato la famiglia De Andrè
nelle ricerche durante il sequestro di Fabrizio e di Dori, sua moglie,
nel 1978 in Sardegna; dall'avvocato amico dei genitori di De Andrè
ai vari discografici e musicisti che hanno lavorato con lui. Inoltre,
è stata allestita una bancarella con diverso materiale riguardante
Fabrizio, tra cui il CD sopracitato e un libro di fotografie su di lui
e sulla sua vita: "
in volo per il mondo
".
Molti hanno già scritto su Fabrizio, così io mi sento
di poter solo travisare da ciò che ho letto, visto e sentito
anche perché non sono mai stata ad un suo concerto (quindi, non
posso sapere com'è stato vederlo dal vivo) o al suo funerale,
ad esempio.
La mia considerazione su Fabrizio, rileggendo i testi delle sue canzoni,
è che mi è sempre sembrato, una persona sensibile alla
società che lo circondava ;come musicista era una persona a cui
non importava la fama o il successo, piuttosto gli interessava raccontare
quelle verità che pochi altri si sono sentiti di esporre ai più.
Dai suoi testi emerge chiaramente un'indole libertario-anarchica, che
l'ha contrassegnato come poeta che non è mai sceso a compromessi
e che il tempo ha affiancato a personaggi come Dylan e Brassens, da
cui, fra le altre cose, ha tradotto testi di canzoni adattandoli attraverso
i suoi versi
Quindi, per tutti è fra quella cerchia abbastanza
ristretta di artisti "randagi" che hanno voluto tracciare
una linea piuttosto veritiera delle vite di persone costrette ai margini
della società (prostitute, tossici, rom, ecc..), ma non solo,
anche di gente comune
perché a me è sempre parso
piuttosto chiaro il messaggio che voleva trasmettere: chiunque è
speciale, chiunque ha qualcosa da dare, non sono certo i soldi che rendono
una persona qualcuno da rispettare. Infatti, sono sicura che c'è
chi ha pianto per le sue canzoni e chi si è sentito ferito perché
esse l'hanno costretto a guardarsi dentro. Dalle sue composizioni appare,
quindi, ovvia la predisposizione per i reietti, per gente che subisce
ogni giorno le ingiustizie imposte loro da chi è più forte,
dallo stato, dalle leggi e dalla chiesa.
Per questi motivi abbiamo voluto che una sera fosse dedicata a lui e
che, all'interno di essa, ci fossero state persone che lo avevano conosciuto.
Infine, per quanto mi riguarda, avevo già visto altre due volte
il documentario, quindi sapevo già di cosa si trattava e com'era
strutturato, ma sicuramente rivederlo a Libera insieme ai miei compagni
è stato più coinvolgente, in quanto mi ha dato la possibilità
di condividere con loro sensazioni e riflessioni riguardo questo artista
che sarà sempre "uno di noi".
LO STRIDENTE
Forse qualcuno non ci avrà fatto caso,ma nel mese di settembre,
a Libera è successo qualcosa...
Un fenomeno insolito, un cambiamento: una sorta di mutazione.
Tra le pareti del bassocomodo infatti ,gia da due estati
abbiamo cercato di creare un'atmosfera stimolante,
nei confronti dello scambio di opinioni ,del divertimento
della danza.
Aiutati dall'estate e dall'"energia solare",
non possiamo far altro che guardarci soddisfatti alle spalle
Poi l'estate fisce.
Così, con l'arrivo dell'autunno e al seguito del trasloco
in più caldi siti
questo luogo si svuota di tutto per rimanere pieno solo della propria
aria.
Ma in questo spazio qualcosa è nato.
Vi è cresciuto
E ne ha mutato le pareti insieme all'autunno.
Questa cosa è
BLA
BLA BLA
Per
, a dire il vero, un breve periodo infatti,sulle pareti della parte estiva
sono comparse opere interessanti ed estremamente suggestive
Giocando con le atmosfere è stato creato una specie
di percorso ,dove, da una stanza all'altra ci si calava ogni volta
in un luogo diverso.
Le stanze stesse erano parte delle opere
così da diventare contenitori di atmosfere e non semplicemente
espositori di elaborati.
Si è cercato insomma di ampliare a 360° la percezione
di ciò che qualcuno voleva far sapere.
Si è cercato di creare un'immersione nel messaggio
e non una semplice lettura.
Così tra un fresco starsene sulle nuvole e un prudente nascondersi
fra ombre pesanti, si partiva per un "viaggetto"
nelle teste altrui,o almeno in ciò che qualcuno era desideroso
di offrire.
E' stata una bella esperienza.
1. E insolito poter creare un piccolo pezzo della propria fantasia
e permettere a chiunque di provarlo.
Direi , ,per quanto mi riguarda, di essere soddisfatto
e di sperare in una nuova nascita per la primavera.
A buon intenditor poche parole
ERIO
(continuaçao)
O.: (sorpreso, sgranando gli occhi) "to fiola la sa spôsa?
Mo quèla, la Giovanna?"
E.: (scherzoso, sfottente) "parchè, gh' n'oia dagli ètri?"
O.: (burlone, sfottente) "ah, sòia mè?! A n' gh'è
minga da fidères tégh
"
E.: (incassando, sorridente) "mo va' a fèr un gir
dàm
q'al cafè, piutòst
"
O.: "beh, l'ha 'spatèe tant temp che mè a m' cardiva
propia ch' la n' sa spuséss pió. (rimuginando, pensando
più a quanto tempo è passato per lui, che per lei) Quant'
àn g' ala? Treintadu,treintatrî
"
E.: (senza particolare intonazione) "treintasê. " (sorseggia
il caffè)
O.: (burlone, sfottente
) "oh però
t'è bèla
'gnu vèç anca tè ! "
E.: (con voce più grave e decisa, raccogliendo la battuta, naturalmente)
"va' là, fa pòc al fùreb, ca t' an 'née
minga tant pió zóven che mè!"
O.: (sorridendo ? sospirando
)"eh, a l' sò. beh e con
chi sa spósla? "
E.: (approssimativamente, senza tanta voglia di scendere in particolari)
"mo con un ed furmêzen, un che so pèder al cumpré
un sìit dal préet
"
O.: (quasi stuzzicando) "beh, a v'rà dir che to 'nvô
a n' farà minga na véta da zêngan cum' t'èe
fat tè."
E.: (assorto)"ah, no. A pèins pròpia 'd nò."
(irrompe in quel momento dietro il banco,
petulante com'è, dalla cucina,
dell'oste la signora, noncurante
delle chiacchiere davanti a una tazzina
Alda ha sempre avuto un' idea ben salda, e molto personale sul modo di
trattare le persone; i mariti soprattutto. Mentre la bufera si sposta
lungo i banco, col suo strepito impetuoso, inarrestabile, Erio sorride
compassionevole nell'ultimo boccone, fruga tasche e portafoglio per raggiungere
l'importo della consumazione e lo depone sul banco, appena in tempo per
scorgere Oscar che scompare oltre l'estremo opposto del bancone, portato
via dalla Bufera. Erio ritorna sui suoi passi. "A SA V'DÀM
OSCAR!" urla all'indirizzo del tumulto ormai lontano. "Ciao
Erio!" troppo tardi: è gia lì che monta in cabina.
Cosa si potrebbe fare in una bella domenica di maggio? Andare a pesca
sul fiume per esempio. Partire all'alba, anzi prima, per gettare l'amo
in silenzio, anche con un amico. Lasciarsi rinfrescare le dita e la testa,
vuotarsi completamente ascoltando il silenzio, o i discorsi degli alberi
e delle montagne, in cerca di funghi, inseguendone l'odore e farsi ingannare
e poi sorprendere vedendoli spuntare da un cumulo di foglie e radici,
per lasciarsi raccogliere
cosa non si fa per una figlia
Se non siete camionisti o, per qualche sventura del destino, assidui frequentatori
di trattorie di strada, potete forse per molti versi ritenervi fortunati,
ma di certo non condividerete mai quello scrigno di segreta conoscenza
che appartiene esclusivamente a chi ha vissuto per anni sulla strada.
Lasciate perdere il vino in caraffa, le polpette e gli spezzatini: che
siano fatti di avanzi è una banalità che chiunque riesce
a immaginare. No, gli osti di provincia sono capaci di ben più
sottili inganni, scherzi e bassezze, che, il più delle volte, vi
colpiscono a stomaco ormai pieno, quando la digestione ha già cominciato
a deviare il corso del sangue dal cervello alle zone intestinali. Se non
appartenete al clan dei viaggiatori, una delle cose che non potete sapere
è che ogni trattoria provvista di parcheggio, sia esso sterrato
o impeccabilmente coperto d'asfalto, possiede anche, e badate bene: sono
rarissime le eccezioni; possiede almeno una Buca esattamente sulla linea
che idealmente porreste come confine tra l'area del parcheggio e il margine
della strada (usiamo il condizionale non per vezzo stilistico, ma perché,
come ogni camionista sa bene, il confine tra l'una e l'altra spesso è
pericolosamente tutt'altro che chiaro). Tale Buca risulta invariabilmente
adatta, per le sue caratteristiche intrinseche (dimensioni, viscosità,
varie e imprevedibili), a ostacolare il vostro ingresso in carreggiata
in modo tanto più efficace quanto più veloce dovrebbe essere
relativamente alle caratteristiche oggettive della strada. In altre parole
potremmo dire che la capacità ostacolatoria della Buca è
il prodotto del Traffico espresso in numero di auto per 1 Km di carreggiata
media (che esprime le caratteristiche oggettive della strada ed è
da calcolare a occhio alla partenza), per il Coefficiente di Intralcio
della Buca, che è direttamente proporzionale al Volume di Traffico
Medio di quella strada calcolato su base annua . Ne consegue che, in caso
di capacità ostacolatorie particolarmente elevate, soltanto una
lunga esperienza di strada garantisce le competenze necessarie ad uscire
brillantemente dal parcheggio.
Perdonerà il Lettore, o almeno così ci auguriamo, la prolissa
ed eccessivamente tecnica digressione sapendola scritta a suo esclusivo
beneficio. Sarebbe infatti probabilmente difficile comprendere l'esclamazione
del protagonista a questo punto della narrazione in mancanza delle conoscenze
che abbiamo, forse un po' maldestramente, ma in perfetta buona fede, voluto
condividere col Lettore.
Vostro Umilissimo
I. N.
"CANCHER D'UN OSTE!##§°!*§¨©ª!!'ä$$!M!!!"ä
!!~}!!!U!+!!z"
Mentre il VTM è passsibile di variazioni da un anno all'altro,
anche se in effetti scarsamente significative, i CI sono da ritenersi
praticamente costanti a causa della scarsissima propensione degli osti
alla riparazione delle Buche. Eventuali variazioni si difrfondono però
velocemente all'interno della comunità dei viaggiatori attraverso
i consueti canali di radiocomunicazione
POESIA
ALTERNATIVA
Sono
allegro, allegro
e felice
talmente felice
che mi sento un po' gimondi
sto
bene sono sereno
sono talmente sereno
che in caso di pioggia
non mi bagno
sento
energia
la vita mi sembra
un solletico continuato,
riso a palate
tanto
di quel riso che
sfamerebbe
tutti gli allegri
del terzo mondo
vorrei
donare
un po' della mia gioia
a tutti quei poeti
che son talmente tristi
che portano sfiga
talmente
sfiga
che già il mondo
non mi sembra più
così bello
eh
suvvia dai
GOD
DAMN AMERICA
Ho
sempre pensato all'America come ad un bambino capriccioso che impone i
suoi giochi e ruba le merendine ai compagni più deboli; un bambino
timido, incerto e complessato che cerca di colmare le sue lacune facendo
il bullo.
L' 11 settembre, un bambino dalla vita difficile e dai mille torti subiti,
in un impeto d'ira mette le mani al collo del bambino yankee; la maestra
li divide e punisce entrambi, ma è il bimbo a cui hanno rubato
la merendina che viene punito più duramente, per la sua violenza
più classica ed evidente; nessuno si preoccupa del comportamento
dittatoriale dell'altro bambino, pur essendone a conoscenza
Penso che i mass media, in questa guerra più che mai, ci abbiano
tenuto all'oscuro della maggior parte dei fatti; penso che ne abbiano
insabbiati altrettanti, e abbiano commentato la guerra come si commenta
un derby, anche se non tenevano per il Taleban United: sembra proprio
che ci siano secondi fini, nel tifo yankee da parte dei mass media (bizzarro,
non era mai capitato che fossero manovrati
): non credo proprio che,
visitando l'Afghanistan, avrei trovato la situazione descritta dai giornali,
per non parlare delle incongruenze sul bilancio dei morti civili. Pur
non volendo giustificare in nessun caso un attacco da migliaia di morti-la
vita di un americano non è meno preziosa delle altre- mi domando
quando renderanno note le cause della catastrofe? Forse la gente crede
(o qualcuno gli ha fatto credere) che i Talebani siano pazzi impasticcati
che passano le proprie giornate a fare azioni acrobatiche? Possibile che
come al solito siano solo i compagni a saperne le vere ragioni e a porsi
delle domande?
Hanno già proposto in diverse province italiane di dedicare una
via o una piazza ai morti dell'11 settembre: come al solito gli italiani
si sono fatti rincoglionire dal temibile messaggio subliminale SUA che
riduce i cervelli in poltiglia, approvando. Non ci resta che continuare
a sperare nelle nostre "via Tupac Amaru", "piazza Pinelli",
e "Largo Carlo Giuliani"
E che dire della nostra brillante entrata in guerra? Che era totalmente
superflua? Che era popolarmente involuta come lo sono le basi NATO sul
nostro territorio? Ma sì, in fondo, ci si va sempre volentieri
in guerra al fianco dell'America; e poi notoriamente, in Italia nuotiamo
nei soldi!
Ho sentito un'intervista radiofonica in cui Bush definiva "eloquente"
l'11 settembre (anche se non lo intendeva nel senso in cui lo intendo
io!). Secondo lui c'era da aspettarselo, l'Islam ha sempre cercato di
minare la cultura e l'economia yankee, danneggiandoli ed imponendo loro
la loro cultura! Quando ho sentito questa frase agghiacciante, avrei tanto,
tanto voluto che il programma fosse "world wide" e che qualcuno
in sottofondo scoppiasse a ridere, genuinamente ed evidentemente divertito;insomma
poi ha assunto un tono drammatico concludendo: "dobbiamo avere la
forza di punire i colpevoli". PUNIRE I COLPEVOLI? Hanno devastato
un territorio che era già sbudellato da infiniti anni di guerre,
hanno fatto migliaia di morti civili-e non solo in questa guerra- che
hanno tranquillamente insabbiato, e per cui nessuno farà un secondo
di silenzio, mentre per le vittime del World Trade sono stati annullati
eventi, concerti ed ogni sorta di avvenimento. Chissà quanti americani
sanno che 5000 non è solo il numero dei loro morti, ma anche quello
dei morti che provoca il loro paese nel mondo ogni ora? Un paese ridotto
ulteriormente in ginocchio, e tutto per acciuffare un altro flippato,
con il culo coperto, miliardario, che non si sa dov'è, non si è
sicuri sia lui il mandante e forse è pure morto: mi sembra di rivedere
Zenigata e Lupin
L'Afghanistan sta sanguinando e nessuno lo medicherà.
I SUA si sono dati una pacca sulla spalla e se ne tornano a casa.
Il bambino "violento" resta senza merendina, punito dalla maestra,
sospeso dal direttore e picchiato dai genitori.
Paxley, il bambino yankee, è nell'ufficio del direttore e mangia
avidamente la merendina rubata, pensando al prossimo compagno da depredare
Frank e Embolo
AFGHANISTAN
anno zero
Consiglio
di leggere "Afghanistan, anno zero" di Giulietto Chiesa e Vauro
perché descrive con un chiaro excursus storico la situazione e
la degenerazione di un paese che si trova ad avere una posizione strategicamente
importante rispetto al commercio di armi, droga, petrolio e perché,
delineando i motivi dell'ascesa al potere dei Taliban, aiuta (nel caso
ce ne fosse ancora bisogno) ad aprire gli occhi sulla disperazione di
un popolo vittima di interessi politico-economici.
Da questo libro (soprattutto dalla storia di questo paese) si matura la
consapevolezza che le regole politiche che sorreggono l'equilibrio del
pianeta sono, come in una calibrata tettonica a zolle, create esclusivamente
per il mantenimento del potere e del tornaconto economico. Pace o guerra,
fame o ricchezza dipendono da questo equilibrio che si configura come
un macabro risiko giocato da pochi sulla pelle di tutti. Non bisogna però
commettere l'errore di considerarsi vittime e di sentirsi impotenti di
fronte a un meccanismo che sembra autoalimentarsi e seguire strade inaccessibili;
perché questo equilibrio possa mantenersi ha bisogno comunque di
un elemento importante: il consenso, meglio ancora se nella forma del
silenzio. Il consenso al massacro di questo popolo (come di molti altri)
si può manifestare a più livelli: partendo dall'ostinarsi
a prendere per buone le notizie proposte dai mezzi di informazione evitando
di documentarsi storicamente; finendo con il sostenere e legittimare con
il proprio voto i poteri passati, presenti e futuri che perpetueranno
questo gioco al massacro inseguendo i loro interessi.
Se per chi come me, nata in un paese ricco, queste considerazioni tendono
a rimanere soltanto un problema di coscienza, per chi nasce in terre "sfortunate"
come l'afghanistan queste considerazioni si trasformano immediatamente
in un tragico confronto con la morte e il tentativo di sopravvivenza.
Durante la notte tra il 2 e il 3 febbraio 2001 vicino ad Herat in un campo
profughi sorto dentro i confini dell'afghanistan la temperatura è
scesa a -25°, la mattina seguente 110 persone non si sono più
alzate uccise dal gelo. Se è bastata solo una notte per cancellare
dalla conoscenza e dalla coscienza del mondo occidentale più di
100 persone di un campo profughi dove il top del "lusso" è
avere una tenda per potersi riparare dal freddo, mi chiedo se sia esagerato
pensare che nell'ignorante voto di chi continua ad eleggere nuovi carnefici
sforzandosi di non capire che non esistono poteri buoni ci sia sopra un
po' di quel sangue.
Corteo
Anarchico a Livorno
contro la guerra
Sono
già alcuni mesi che anche a Libera si discute della guerra, di
tutto quello che sta accadendo tra stati uniti d'america e paesi arabi
dopo gli attentati dell' undici settembre a New York; anche qui in italia,
dove la situazione è molto diversa rispetto ad altri paesi in cui
si combatte e si muore in guerra da anni, sono mesi che in varie città
si organizzano grandi cortei, presidi,
iniziative antimilitariste.
Sabato 2 febbraio 2002 si è svolto un corteo nazionale indetto
dagli anarchici. Noi come realtà anarchica modenese abbiamo deciso
di parteciparvi con uno striscione che riportava la scritta "Un disertore
in più un assassino in meno" e qualche bandiera. Arriviamo
alle 15.30 e ci dirigiamo verso piazza Magenta, luogo stabilito per l'incontro.
Una bellissima giornata di sole ha accompagnato questa iniziativa che
ha visto partecipare circa 2000 persone, tra varie individualità
e gruppi anarchici provenienti da tutto il paese. Un corteo molto tranquillo,
ma comunque vissuto intensamente dai partecipanti. Io mi sono sentita
veramente coinvolta in questa iniziativa: è stata un' altra occasione
in cui ho potuto esprimere il mio dissenso alle logiche di dominio e a
stupidi ideali guerrafondai, portati avanti da pochi per i loro interessi
politico/economici e che sono la causa della morte di milioni di persone,
di paesi inermi, già distrutti dalle precedenti guerre. Continuerà
la nostra lotta antimilitarista affinché ci sia pace tra gli individui,
per costruire una società egualitaria, senza più discriminazioni,
per il benessere di tutti. Noi non vogliamo avere niente a che fare con
le logiche della sopraffazione e ribadiamo il nostro concetto di libertà,
la libertà di decidere per noi e per la nostra vita.
Senza più guerre, senza più morti per la patria, senza più
padroni né sfruttatori
Fra
NO
ALLA GUERRA
Diserzione
è scritto sulla prima pagina di questo giornale, per noi ha sempre
avuto un significato forte.
Né un soldo né un soldato per la guerra, guerra alla guerra.
Diserzione attiva; Augusto Masetti un anarchico di Giovanni in Persiceto
(prov. di Bologna) nell'agosto del 1911 mentre era obbligato a fare il
soldato spara e ferisce il colonnello Stroppa che arringa la folla a partire
per la conquista coloniale della Libia.
Obiezione totale, rifiuto della divisa. Morire per la patria è
morire per niente. Tra gli esseri umani esisteranno sempre dei conflitti,
questo è normale. Il problema nasce quando l'individuo si fa branco,
quando il branco ha il senso di appartenenza alla patria, alla razza,
alla religione. Quando si forma e si fomenta l'ideologia del nemico, e
dalla parte del nemico c'è chi specularmente sta facendo la stessa
cosa, allora nasce la necessità dell'esercito che prima serve alla
difesa, e che poi "è meglio attaccare per primi". Da
sempre gli anarchici sostengono che le guerre si fanno per il potere:
economico, territoriale, religioso, ecc. non importa; i Poteri -hanno
bisogno dei sudditi da convincere e comandare o degli elettori da convincere
e trovare mandato per sguinzagliare i volontari.
Senza i soldati, i sudditi, i volontari, gli elettori o qualsiasi altra
massa di pecoroni che l'ideologia del Potere e dell'Autorità ha
saputo creare, sono convinto che mai i Re si sarebbero sfidati in un regolare
combattimento. Pensate a Bush che bussa alla porta di Laden e con lo stesso
coraggio e grinta che ha quando parla ai giornalisti lo invitasse nel
cortile sfidandolo: "dopo tutte le armi e i soldi che ti ho dato
che ti sei messo in testa? e, coglione?". Impossibile, chi comanda
ha bisogno di coglioni che lavorino per lui, che lo proteggano e che combattano
per le sue idee di grandezza.
Gli eserciti vanno aboliti e i conflitti tra gli individui non vanno mai
sovracaricati di significati che sono legati a ideologie di sfruttamento,
di coercizione funzionali all'autoritarismo.
Gli eserciti sono il braccio armato dell'ideologia del potere. Chi il
Potere non lo vuole e, senti senti, addirittura il Potere lo vuole combattere,
non ha bisogno degli eserciti. Il punto fondamentale da non perdere mai
di vista è l'individuo, il suo benessere, la sua felicità;
di tutti gli individui. Che centra la grandezza della patria, la purezza
della razza, la superiorità della "nostra"(?) cultura,
e via dicendo. Se noi immaginiamo "l'altro" da noi come colui
da utilizzare, da sottomettere, da governare o da eliminare stiamo dando
inizio alla legittimazione di qualsiasi ideologia di guerra. Per favore
facciamo l'amore.
Colbo
ARGENTINA
mi amor
Che
succede in quel ricco paese dalle tante risorse che arricchiscono pochi?
Quel luogo pieno di figli di emigranti italici? Ma il decantato neoliberismo
se sbaglia qualche conto cade così rovinosamente al suolo? Non
conosco approfonditamente i nomi delle famiglie che comandano l'argentina,
né con chi hanno stretto legami per continuare a garantirsi il
loro potere. Mi ferì duramente la dittatura militare e la vicenda
dei desaparecidos, dei militari responsabili ancora liberi, dei mercati
che impongono di dimenticare perché solo così si può
reinvestire il capitale. Avrei voluto essere in argentina nei giorni della
rivolta, ogni tanto fa bene respirare la rivolta, quella della gente comune.
Cè una foto che mi piace guardare ogni tanto pubblicata da alcuni
quotidiani e da Umanità Nova in copertina nel numero 1 del 2002.
C'è un signore con le braccia alzate, il corpo un po' goffo, qualcosa
che brucia vicino
.. e allora?, cosa ci vedo io? semplice:
uno dei pochi momenti dove non ti comanda nessuno, dove nessuno ha previsto
cosa dovevi fare, dove non c'è passato né futuro ma finalmente
"tu" e "vaffanculo".
SESSISMO
Dopo
i tre interventi apparsi sul numero scorso di Stellanera e il manifesto
appeso sui muri di Libera in molti ci hanno chiesto se era successo qualcosa
di particolare, in realtà no. Quello che succede troppo spesso
è il sessismo strisciante, indisponente, che se uno proprio ce
lo ha dentro che vada in mezzo ad un campo da solo e urli contro chi gli
pare. Dopo l'esposizione del manifesto molte donne ne hanno chiesto una
copia da appendersi in casa. Alcuni maschietti abbracciati con la tipa
invece hanno sfottuto, del tipo "ma cosa si inventano questi",
"ma figurati se è così". Un tipo, un deficiente
se ne è andato in giro per qualche minuto a dire "viva la
figa", "viva la gnocca", simpatico e provocatorio all'inizio,
sembrava. Era invece proprio un rompicoglioni e in malomodo è stato
accompagnato alla porta, chissà se ha capito cosa è il rispetto?
E poi rispetto a cosa. Abbiamo tutta l'intenzione di continuare a parlare
e mantenere vivo l'interesse su questo tema anche perché ci piace
divertirci e impegnarci in un luogo dove ci stiamo bene. Il sessismo invece
anche quello "piccolo" crea un brutto ambiente e i campi sono
tanto grandi.
UNIDEA
Nell'ottobre
del 2001 alcuni compagni decisero di fare tutti i sabati pomeriggio un
banchetto di libri a ridosso della via emilia in centro a modena. Bella
idea vero? ma il tutto sollevava una riflessione: se alcuni compagni sentivano
l'esigenza di essere visibili significava che la sede della biblioteca
UNIDEA non era appropriata a quello scopo. Dunque, assemblea e decisione
di spostare UNIDEA a Libera evitando da un lato spese di affitto e mantenimento
e dall'altro avere la visibilità che le aperture serali a Libera
possono offrire. La situazione di UNIDEA è migliorata visibilmente,
visitata da più gente la sua vicinanza ci dà la possibilità
di seguirla e migliorarla in tutti i sensi. Abbiamo deciso che rimarrà
fruibile dalle 24.00 alle 2.00 di ogni serata di apertura di Libera e
chiaramente su richiesta. Tra un po' l'elenco dei libri e video disponibili
si potrà leggere sul nostro sito.
NAZI RAUS
Ormai
il crescente ripetersi di episodi di pestaggi, offese e manifestazioni
razzistiche di ogni tipo da parte di nazisti, fascisti o deficenti che
gli fanno il verso è una realtà troppo evidente. Il favorevole
clima politico, la crescita e la ricucitura nell'estrema destra operata
da forzanuova e la cospicua disponibilità di denaro creano una
miscela imprevedibile e estremamente pericolosa. Chiariamoci subito, la
cultura della forza, della sopraffazione, del branco non appartiene solo
ai fascisti e un antifascismo che non critichi radicalmente l'autoritarismo
rischia di vincere qualche scaramuccia ma non mette mai in crisi l'humus
da cui il fascismo si alimenta. Chiariamoci subito, non si combattono
i fascisti con gli stessi mezzi da loro usati o con scontri tra bande.
Molte volte i gruppi nazi vengono lasciati in giro solo per provocare
scontri con la parte più ribelle ed estrema della contestazione
al potere per distogliere i ribelli dagli obiettivi che li stavano impegnando.
Alcune volte i fasci e i nazi sono sfuggiti al controllo di chi li pagava
e li copriva e hanno rappresentato un problema infinitamente grosso per
tutti. I fasci e i nazi si combattono prima con una consapevolezza collettiva
che deve essere elaborata e diffusa a più gente possibile, in secondo
luogo bisogna. Forzanuova per due sabati del gennaio 2002 ha fatto un
presidio con una quarantina di aderenti in piazza Torre sotto le foto
dei caduti partigiani a modena. Si sono resi visibili, ed erano pure strafottenti,
si sentono forti. Bisogna al più presto riprendere iniziative che
affrontino seriamente il problema.
QUEL
DISERTORE FRICHETTONE
Quando
ragno propose in assemblea le iniziative che aveva pensato rispetto al
"monumento al disertore" molti di noi appoggiarono la parte
che allora sembrava quella goliardica; ovvero quella di sfilare con un
disertore di cartapesta per le vie del centro il giorno prima della festa
delle forze armate. Esprimemmo invece tutta la nostra contrarietà
sulla raccolta di firme e sulla presentazione di una proposta al consiglio
comunale di modena. Provochiamo e ci relazioniamo con la città
e non con le istituzioni; che il ragno portasse determinato avanti le
sue proposte non era però un problema per nessuno. Qualcuno dell'assemblea
firmò pure e poi ci impegnammo nella realizzazione del disertore
e dei volantini da distribuire sabato 3 novembre. Arrivammo al corteo
con solo sette giorni di preparazione e fu un successo. Tra corteo e presidio
in piazza ci sono state un centinaio di presenze. Molti adesso vogliono
proseguire quel discorso e allargarlo alla riconversione del palazzo che
ospita l'accademia militare.
OBIEZIONE
Di
questi tempi non si fa altro che parlare di guerra.
Da molte parti le critiche,"positive" e negative, al conflitto
tra Stati uniti e Talebani si sprecano;l'unica critica che l' opinione
pubblica ha scartato in partenza è quella sul militarismo.
Da sempre gli anarchici hanno criticato il sistema militare opponendosi
con forza a repressioni e sfruttamenti da parte di polizie ed eserciti
nei confronti delle persone non in divisa.
L'anti-militarismo anarchico ha trovato sbocco nell'obiezione totale ovvero
tra il servizio militare e il servizio civile non sceglierne nessuno dei
due. Anch'io, nel mio piccolo non ho fatto nessuno dei due (no, non mi
hanno riformato, simpaticoni !!!) ma il mio percorso è differente
da chi invece sceglie subito l'obbiezione totale (Ndr: per ragioni di
spazio e tempo,mi ritrovo a dover rimandare al prossimo numero lo spunto
su Mauro,un amico,che è un obiettore totale "vero", spunto
che avrei voluto pubblicare su questo numero).
Era l' anno '96 e come tutti gli anni ho fatto il rinvio del militare
per motivi di studio (ero alle superiori) non essendo a conoscenza che
al compimento dei 22 anni, cioè a Luglio '97, sarei dovuto partire
per il servizio militare senza poter scegliere fra questo e il servizio
civile.
Quelle "sagome" del ministero della difesa la lettera che ti
annuncia tutto ciò me l'hanno fatta pervenire però solo
nel '97,quando ormai c'era poco da fare.
Le prospettive per me non erano molto rosee quindi cerco numeri di telefono
di avvocati che mi possano aiutare, cioè avvocati che abbiano sia
competenze civili che militari e ne trovo uno a Reggio Emilia, il quale
poi mi ha seguito per tutto l'iter, che mi consiglia di togliere il rinvio
e fare una domanda per il servizio civile sapendo già di essere
fuori dai termini di accettazione.
Nell'agosto '97 mi arriva il precetto a partire per il c.a.r. dell' aereonautica
di Taranto (le stesse sagome di prima se fai del casino cercano di fartela
passare sempre meno) al quale io rispondo tramite raccomandate che voglio
aspettare la risposta alla domanda di servizio civile, che come già
sapevo, mi viene rifiutata.
Quindi mi arriva il secondo precetto (aprile 98, pensate fosse cambiata
la destinazione dal primo,eh?!!) al quale non mi presento adducendo i
"soliti motivi di coscienza cioè che sono contro la guerra,
che non voglio impugnare armi né per difesa né per offesa
ecc... .Passa qualche mese e mi arriva la notifica dal tribunale militare
di Taranto di essere stato indagato per diserzione, in quanto non mi sono
presentato in caserma.
L'avvocato mi spiega quindi che ora posso rifare la domanda di servizio
civile perché, tuttora indagato, tutte le traversie precedenti
non hanno più valenza. Fatta la domanda, aspetto un paio di mesi
e il tribunale di Taranto mi informa che il processo si è trasformato
da militare a civile. Passa altro tempo (circa 1anno e mezzo), e dopo
qualche rinvio, si svolge nell'aprile '01 a Taranto il processo che mi
giudica non colpevole di diserzione e che posso fare il servizio civile.
L'unica cosa che non avevano contato è che fra la seconda domanda
di servizio civile e l'esito del processo sono passati più di 18
mesi e io non ho avuto risposte e, chiedendo ad avvocato e distretto militare,
mi ritrovo ad aspettare il congedo.
Tirando le somme, mi ritrovo ad aver passato oltre 4 anni con non pochi
problemi, quale ad esempio non avere un lavoro fisso ma sempre a tempo
determinato ma sono contento di non aver servito la patria in alcun modo.
Sà
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