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L'interno di Stellanera Prima di tutto il piacere. Il piacere di comunicare e di creare uno spazio dove la comunicazione si possa esprimere. Abbiamo la presunzione di avere qualcosa da raccontare, qualche provocazione da fare; nasce così questo progetto, da individui legati dalla partecipazione comune allo spazio sociale Libera ed alla biblioteca Un idea. Cronaca, poesia, riflessioni, disegni e così fino alla fine delle possibilità che la carta stampata ci offre. Questo progetto non sarà solo un contenitore ma avrà diverse anime attive che conviveranno. In questo primo numero il compito redazionale è mio e quindi da consolidato sognatore mi sento in obbligo verso la mia storia di fare una precisazione, spero che questo giornale serva a cambiare il mondo, perché questo mondo va cambiato. Va cambiato verso quanta maggiore libertà riusciamo a regalarci, va cambiato nella direzione dove non ci sia più gerarchia né autorità, verso quell'utopia che qualcuno ha sintetizzato col nome di anarchia. Stellanera era un nome annunciato, già era in lizza con Libera per il nome dello spazio sociale, ora sta a testimoniare quell'"anima" che è più impegnata nel sociale, più legata alla storia dell'anarchismo. Gli altri nomi in lizza erano "lo stridente" e "lagazzettaadcalporcaddio". Manterremo anche questi nomi, il primo come inserto legato all'arte; quell'interpretazione dell'arte che si interseca con la vita intera e non ne rimane corpo separato. Lagazzetta ha un nome volutamente prorompente e conterrà prevalentemente materiale creativo. Questo primo numero di Stellanera esce molto in fretta perché volevamo esser presenti, freschi di stampa, per la 2gg che festeggia un anno di Libera. Ci fartemo nel tempo, vedremo gli aggiustamenti necessari anche confrontandoci con chi ci avrà letto e con i tanti in redazione che ancora non hanno scritto. Il prossimo numero lo pensiamo a fine settembre, quindi idee ed eventuali materiali dovrebbero arrivarci entro il 15 di quel mese. Per contattarci:A Libera ci siamo il mercoledì/venerdì/sabato sera alle iniziative, oppure il martedì sera alle 22.00 all'assemblea di autogestione.Libera è a Marzaglia frazione di Modena in via Pomposiana 271.Presso la biblioteca Unidea di via Masone 15 a Modena tel/fax 059/245075 (con segreteria) ci siamo il sabato pomeriggio dalle 17.00 alle 19.00.Potete scrivere alla casella postale 113, succursale 1 41100 Modena. Stridono
le rotaie, le gomme sull'asfalto, le navi, contro i porti che le contengono,
e le lamiere, mentre vengono accartocciate. NELLA MIA ORA DI LIBERTA' Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà -se c'è qualcosa da spartire -tra il prigioniero e il suo piantone -che non sia l'aria di quel cortile -voglio soltanto che sia prigione E' cominciata un'ora prima un'ora dopo era già finita e ho visto gente venire sola e poi insieme verso l'uscita -non mi aspettavo un vostro errore -uomini e donne di tribunale -se fossi stato al vostro posto -ma al vostro posto non ci so stare Fuori dall'aula sulla strada ma in mezzo al fuori anche fuori di là ho chiesto al meglio della mia faccia una polemica di dignità -tante le grinte, le ghigne, i musi, -vagli a spiegare che è primavera -e poi lo sanno ma preferiscono -vederla togliere a chi va in galera Tante le grinte, le ghigne, i musi, poche le facce, tra loro lei, si sta chidendo tutto in un giorno si suggerisce, ci giurerei -quel che dirà di alla gente -quel che dirà ve lo dico io -da un po' di tempo era un po' cambiato -ma non nel dirmi amore mio Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto certo più umano che ti dia il motto della violenza -pero bisogna farne altrettanta -per diventare così ciglioni -da non riuscire più a capire -che non ci sono poteri buoni Adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali -ci hanno insegnato la meraviglia -verso la gente che ruba il pane -ora sappiamo che è un delitto -il non rubare quando si ha fame Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va abbiamo deciso di imprigionarli durante l'ora di libertà -venite adesso alla prigione -ad ascoltare sulla porta -la nostra ultima canzone -che vi ripete un'altra volta Per quanto voi vi crediate assolti Siete per sempre coinvolti. f. de andrè (tratto da "storia di un impiegato")
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STORIA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO Ambientativamente ci troviamo a Libera un mercoledì 4 luglio qualunque alle 21.30 serata in cui si devono esibire i dj robby e ragno. Alle 21.30 un altro robby chiede dove montare l'impianto, ans porcamadonna gli dice, "per il ragno prendi lo stereo sul frigo". Sono le 23.10 in giro c'è una dispersione e una frammentazione totale, i pochissimi individui presenti non intersecano tra di loro. C'è la sorella di uno dei dj, tutto fa numero. Il ragno sta gesticolando e cercando nuove strategie musicali, ma okkio è il terzo mercoledì che va deserto. Alle 23.30 l'incasso è di 12.000, non ne parleremo più. Il ragno mette su un pezzo, balla davanti all'impianto, è l'unico: nel più completo concetto stirneriano?!? Il concetto di massa, di folla è disintegrato. L'affetto e la simpatia verso i dj difficilmente avranno il sopravvento sul deserto. Sa dice "fantastico", robby "porcamadonna ma che pacco". Anche nel deserto, ogni tanto, appare un'oasi dove trovi, sotto le palme, il fresco refrigerio di acqua fresca o piccoli fiori dai mille colori che di notte inebriano! Penso che anche da serate che in apparenza possano sembrare noiose ed insignificanti come questa, possano nascere conversazioni interessanti. Nulla è da dare per scontato. 24.40 nulla è cambiato a parte l'arrivo di altri due frammenti. 1.30 due forse tre individui si uniscono al gruppo, ragno continua a ballare solo. Forse per dare un senso alla serata viene disintegrato anche il concetto "scambio di emozioni". 1.45 Sa ha compreso tutto. 1.50 ragno dichiara di meritare fiducia, è convinto della possibilità di rendere la serata attraente, aiutati soprattutto dal nuovo gazebo e dalla luna. 2.00 e qualcosa la serata volge al termine, come le altre due, così senza scossoni e senza niente. Il sorriso prevale, il destino beffardo si è accanito anche stavolta; alla prossima chissà.
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