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BAND non è un gruppo musicale ma un progetto politico.Pensiamo che la comunicazione e la diffusione di idee a noi care, debba essere fatta anche a livello musicale. L'A BAND ripropone i contenuti antimilitaristi, antifascisti, anticlericali, antiautoritari di canti che da parecchi decenni accompagnano le manifestazioni, in chiave più moderna, in modo da utilizzare la musica come strumento di comunicazione mantenendo sempre in primo piano i contenuti |
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L'intervista
Musica. |
Per rispondere a questa e altre domande, è innanzitutto doveroso sapere che:
1) in Sicilia, la stagione balneare coincide con l'estate; 2) anche in Sicilia, il primo di gennaio è giorno che cade nel periodo invernale 3) di conseguenza, in Sicilia nessuno fa i bagni a mare d'inverno. Questo a meno che non si sia dei pinguini imperatori con 11 piume a cmq, uno spesso strato di grasso di circa 2 centimetri sotto la pelle e non si viva abitualmente nell'Antartide. Altri esempi - abitanti dell'emisfero australe, masochisti, fachiri o indemoniati - seppure elencati dai Tg in vena di curiosità natalizie, rientrano nei casi trattati negli atlanti geografici o nei vari manuali di esorcismo e/o psichiatria. |
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Nonostante tali premesse, lo spettacolo nel quale il vs aff.mo si è fortunosamente imbattuto per Capodanno è stato -è proprio il caso di dirlo- agghiacciante. In acqua, oltre agli iceberg e agli orsi polari che notoriamente affollano i mari della Sicilia sudorientale durante queste giornate, non c'era nessun altro; e sulla spiaggia battuta da un vento gelido solo noi. Ovvero il protagonista, una infreddolita e paziente fotografa, il sottoscritto che non credeva ai propri occhi e una psicoterapeuta che, pur di fornire la necessaria assistenza clinica al surgelante, prima ha camminato sui carboni ardenti, poi si è fatta il bagno pure lei. Duro, avere a che fare con i picchiatelli. Dopo aver estratto l' improvvido bagnante dalle acque che, congelandosi, si stavano per chiudere sulle sue stravaganze e dopo averlo rianimato con lancio di pietre incandescenti, l'uomo è stato portato al riparo in un luogo chiuso e adagiato su un letto di fichidindia non sbucciati. "A n'ho bèle abàsta" le uniche oscure parole che il poveretto riusciva a proferire, interpretate in seguito dagli astanti come uno scongiuro rituale degli Inuit, il popolo del lungo inverno. Gli arti inferiori dello sconsiderato, a causa del freddo, erano diventati di un vivace colore blu regent metallizzato: sono quindi state immediatamente fatte delle applicazioni locali con una crema scura a base di Pampero Aniversario 40° invecchiato di almeno cinque anni. Successivamente, il nostro è stato sottoposto a potenti inalazioni a base di acqua gassata, prosecco e Aperol. Ma rimaneva la domanda iniziale: uno così, di cos'altro potrebbe essere capace? Il commissario Salvo Montalbano, che ha casa a quattro passi dal luogo del balletto suddescritto e per la quale sventura siamo noi indigeni tutti costretti a convivere con panini, coni, pizzicherie e luoghi di culto a lui dedicati, se si fosse trovato a farsi una passeggiata sulla spiaggia durante l'abluzione di cui sopra, come prima cosa si sarebbe avvicinato con aria schiffariata, poi avrebbe chiesto i documenti al bagnante. Subitamente il commissario si sarebbe accorto che l'intestatario risulta tuttora domiciliato in posto distrutto per farci un autodromo: via Pomposiana a Modena. Ovvero l'indirizzo di Libera, luogo fisicamente cancellato dall'ignoranza, la quale fa sempre rima con potere e arroganza: quella dell'amministrazione di una città dove, comunque vadano le cose, Libera è viva e se ne fotte di sgomberi e ruspe. E poi, appena letto il nome del titolare sul documento, Montalbano glielo avrebbe restituito sacramintannu contro certi sindaci all'ossido di carbonio e taliannulu stortu; e sullo sfondo il mare -questo- e infiniti pullman di turisti mordi e fuggi commissarioadoranti. Perché dovete sapere che il nome del bagnante no-limits, o fratelli, è quello di Colby. Che, per chi non lo conoscesse, è persona capace di questo ma anche di mille altre cose: una per tutte, il nostro canta con la famigerata A Band. |
Ovvero un'anarcobanda di quelle che è meglio lasciare perdere, se si cerca musica perbene o musiciens, pas des anarchistes. Banda anch'essa domiciliata - anzi nata- a Libera. Benna, Goz, Micio, Alle, Stefano, Popoli, Colby e nel tempo molti altri: il gruppo nasce nel 2001 circa, all'interno di Libera, spazio sociale anarchico-libertario, e ne assume subito i caratteri. "Quelli cioè di un' esperienza capace di insegnare, dimostrandolo con i fatti, che l'autogestione e l'inclusività sono possibili". Sin dall'inizio i nostri sembrano avere le idee chiare: "Il progetto iniziale della band non è la musica, ma diffondere certi contenuti attraverso la musica.
continua sotto Perché - dice Colby - l'A Band non è un gruppo musicale che fa anche attività politica, ma un gruppo di militanti che suona: tra un' assemblea o le prove noi preferiamo l'assemblea".
La formazione è multiuso, capace di esibirsi contemporaneamente con due concerti in due luoghi diversi.
A chi pensasse a Padre Pio e al dono dell'ubiquità, Colby spiega il trucco: per suonare in qualsiasi situazione militante, loro si sono attrezzati di doppi batteristi, bassisti, ecc. Capaci cioè di suonare in versione acustica, elettrica, in trio, dentro un furgone, su un palco, sopra un camion.
Perché la A Band indice cortei e va a suonare a quelli degli altri, nelle feste di movimento o di fronte ai CPT, al corteo antimilitarista di La Spezia o a Vicenza contro la base "sempre usando la musica come strumento di propaganda, le canzoni come un volantino e caratterizzandone spesso gli spezzoni nei quali interviene". Nel loro repertorio canzoni storiche anarchiche, "politiche" degli anni `70 e brani originali che sono come la colonna sonora di quello che stanno facendo.
"La nostra musica è subordinata ai testi: espediente fondamentale per trasmettere i contenuti -che sono cultura- e renderli appetibili". Tutto tranne, come li chiama Colby, "i canti della Sfiga". Agli anarcobandisti il piangersi addosso non piace, loro preferiscono l'energia e l'allegria.
Per es., invece della "Ballata del Pinelli" i nostri preferiscono suonare una loro composizione che si chiama "Occhio per occhio, spinta per spinta".
E su questa scelta, ehm, artistica magari pioveranno manichee scomuniche da quanti si consacrano con talibaneggiante devozione alle urne e ai cipressi. Ma è bene che si sappia: la A Band ha nel repertorio anche un brano che si chiama "Gioia e Rivoluzione". "Un'accoppiata da rivendicare sempre: basta con il martirio", precisa Colby.
Sul palco o per strada loro portano foto, video, poesie, striscioni, provocazioni, attacchinaggi in diretta. E prendono per il culo lo spettacolo e gli stereotipi da rockstars, sfilandosi subito da ogni rito e usando l'ironia. Spesso le loro prove avvengono direttamente sul palco, e sempre i musicisti escludono il rimborso spese; anzi, molte volte, sono loro a dare dei soldi alle iniziative dove sono invitati a suonare. Se poi chiedi a Colby che generi musicali la band suona, la risposta è immediata: "principalmente musica felice".
A trovarne, di pazzi così. Dal punto di vista privilegiato della A Band, presente a molte iniziative anarchiche, rispetto al passato ora ci sono spazi grandissimi per la diffusione del pensiero libertario e per il confronto. "Nel crollo generale delle ideologie noi non siamo stati costretti a cambiare o ad adeguarci: la coerenza c'è riconosciuta. Ma alcuni hanno sviluppato una psicologia da ghetto, che non vuole contaminarsi. C'è la convinzione che aggregando, svendi. E di conseguenza, c'è poca disponibilità ad aprirsi: atteggiamento che sarebbe sbagliato ricondurre solo a fatti generazionali.
L'idea tende a essere esclusiva. Bisogna, invece, che sia inclusiva" sostiene il nostro. Poi, sembra che l' A Band abbia in cantiere un disco. Sembra che l'abbiano già registrato. Sembra che non sappiano quanti brani, e quali, siano già pronti. Sembra che non sappiano quando uscirà.
Sembra che non se ne freghino più di tanto dell'oggetto, che per loro è solo uno strumento, non un fine. Perché loro hanno tante cose da fare, figuriamoci se sono tipi che hanno tempo da perdere appresso a reliquie e riti: a sculazèr i nadrèin, come si dice a Modena. Per concludere, c'è da dire che la A Band ha rischiato grosso, questo Capodanno: vittima di uno zero termico da eschimese, il suo cantante ha seriamente corso il pericolo di: 1) cambiare definitivamente colore della pelle, virando tra il ciano e il violetto; 2) trasformarsi in un calippo al ficodindia; 3) venire arrestato da Montalbano; 4) essere adottato da una tribù di orsi polari di passaggio con la quale il nostro, vittima del suo carattere espansivo e cordiale, aveva immediatamente simpatizzato. Ma grazie alla sua buona stella, questa volta a Colby gli è andata bene.
Anche se crediamo che alla A Band non sarebbe dispiaciuto potersi pavoneggiare con un cantante blu regent metallizzato: indubbiamente una figata di quelle che neanche i pestaggi prima dei concerti o le maschere degli Slipknot. Ma sarà per la prossima volta: garantito. Gli orsi polari non dimenticano. Aldo Migliorisi (al_mig@hotmail.com) |