La sottomissione volontaria, seconda parte.
Dalla teoria dei carnefici qualunque alla servitù di gruppo.
La servitù di gruppo
Il pensiero di La Boétie resterà a lungo dimenticato e negli anni a venire la questione del potere sarà trattata in filosofia politica dal punto di vista della dominazione piuttosto che da quello della sottomissione.
Bisognerà attendere il 1800 e il 1900 perché la questione sia affrontata nuovamente.
Questi due secoli sono caratterizzati non più da una concezione fondata sull'individuo come nel 1500, ma sul gruppo: inizia una nuova epoca definita "era delle masse".
Si assiste a grandi assembramenti: sfilate militari, cerimonie religiose, costituzione di grandi partiti politici.
E folle che sfilano dietro a una bandiera, un capo o un'icona.
Questo fenomeno impressiona gli intellettuali e il tema della "magnetizzazione della folla" sarà uno degli argomenti di due discipline che avranno vita proprio in questi anni: la sociologia e la psicologia sociale.
Del 1895 l'opera di Gustave Le Bon "Psicologia delle folle" in cui analizza come gli assembramenti di massa esercitano sull'individuo una considerevole influenza al punto da abolire la propria volontà.
Se è vero che da un lato l'individuo nella folla acquisisce un sentimento di forza invincibile - nel diventare folla vengono meno i freni inibitori e il senso di responsabilità - , dall'altro esiste una sorta di inconscio collettivo per cui la folla è sempre condizionabile - l'individuo sacrifica con facilità il proprio interesse personale a favore dell'interesse collettivo.
L'uomo, unendosi alla folla, perde la propria razionalità: la folla è guidata, appunto, dall'inconscio che, secondo Le Bon, non è proprio dell'individuo, bensì del gruppo collettivo.
L'individuo all'interno della folla trasforma immediatamente in azioni le idee suggerite.
Ma la folla non distrugge per rinnovare, distrugge per conservare, per tornare indietro: "gli istinti della folla sono istinti conservatori"; quando entriamo in una folla perdiamo l'apertura al dialogo.
L'autoritarismo e l'intolleranza sono presenti in tutte le tipologie di folle.
Sotto l'azione della folla l'individuo è come ipnotizzato.
Le grandi sfilate organizzate dai partiti, l'esercito o la Chiesa equivalgono alle cerimonie delle comunità primitive.
Questo tema sarà trattato da Emile Durkheim nel 1912 in "Le forme elementari della vita religiosa", successivamente ripreso da Sigmund Freud qui pubblica nel 1921 "Psicologia delle masse ed analisi dell'Io".
Dopo aver lungamente commentato Le Bon dal quale riprende l'idea della "suggestione" e di "ipnosi collettiva" Freud vorrebbe associare il meccanismo di suggestione al desiderio e alla libido.
Le folle si sottometterebbero agli dei, agli idoli, ai gruppi perché condividono un amore comune per un capo o un ideale.
Le radici psicologiche che troviamo nell'esercito o la Chiesa sono per Freud come l'amore del bambino per i genitori o quello di un amante.
L'amore è una sorta di stregoneria in cui l'individuo perde un poco di sé per dedicarsi al prossimo.
La psicologia della sottomissione è dunque per Freud una psicologia dell'amore.
Su scala individuale permette di formare una coppia.
Su scala di gruppo può fondare una comunità.
E' dunque tra gli abissi dell'inconscio che bisogna cercare la sorgente della sottomissione. E questa sorgente ha un nome : l'amore: quello di un cane per l'uomo, il bambino per i genitori, il credente per il proprio dio e lo schiavo per il padrone.
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