La sottomissione volontaria, seconda parte.
Dalla teoria dei carnefici qualunque alla servitù di gruppo.
Siamo tutti sottomessi?
A cinquant'anni dall'esperimento di Milgram con uno sguardo critico rileviamo che la sottomissione è sempre presente; dalle folle devote a un dio invisibile a singoli individui che si legano sentimentalmente al loro carnefice.
Fino a che punto ci si sottomette?
Situazioni estreme rivelano ciò che nella vita quotidiana potrebbe passare inosservato. Basta leggere alcuni articoli di cronaca di cui molto spesso le vittime sono donne.
La paura e la minaccia sono sufficienti a spiegare la sottomissione delle vittime al proprio carnefice?
Quando si affronta lo spinoso mistero della sottomissione consentita, il primo riferimento storico è il "Discorso sulla servitù volontaria" di Etienne de La Boétie scritto nel 1552.
Il punto di partenza è lo stesso del contemporaneo Machiavelli: svelare le origini del potere. Ma a differenza di Machiavelli che affronta il suo discorso dal punto di vista del principe, La Boétie lo affronta dal punto di vista del popolo.
In periodo elettorale il ragionamento di La Boétie, nonostante sia passato quasi mezzo millennio, è più che attuale.
Nel "Discorso sulla servitù volontaria" o il "Contro Uno" l'autore sostiene che i tiranni detengono il potere in quanto sono i sudditi a concederglielo, e delegittima quindi ogni forma di potere.
La libertà originaria sarebbe stata abbandonata dalla società, che una volta corrotta avrebbe poi preferito la servitù del cortigiano alla libertà dell'uomo libero, che rifiuta di essere sottomesso e di ubbidire.
Come mai allora gli uomini accettano di ubbidire a un padrone che si rivela a volte un tiranno?
Per La Boétie è chiaro che la dominazione politica e la schiavitù non sono per niente naturali. In più il popolo, per numero e per forza, possiede le capacità per sovvertire tutti i poteri.
Come mai allora si può spiegare la sottomissione all'autorità?
Ci sono molti motivi: in primo luogo il costume e le abitudini che fanno credere agli uomini che la loro condizione è "naturale", che le cose stanno in questo modo e non c'è nulla da fare.
A questo si aggiunge una serie di altri meccanismi di assoggettamento: l'ammirazione per il capo, per i suoi gradi di potere, ma anche la rassegnazione e la passività.
Ci sarebbero quindi una parte di responsabilità del popolo situata nel proprio assoggettamento, una servitù volontaria.
La Boétie sottolinea un altro punto essenziale: il padrone sa dividere per regnare.
Il tiranno saprà sempre usare le divisioni interne al popolo; allo stesso modo, saprà accordare ad alcuni privilegi e piccole quantità del suo potere.
Moltiplicando i livelli gerarchici e i favori concessi, si assicura dei clienti, dei militanti di partito e dei cortigiani.
Ecco un punto essenziale: sottomettersi alla legge del principe può anche procurare dei vantaggi!
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