La sottomissione volontaria.
Dalla teoria dei carnefici qualunque alla servitù di gruppo.
Una persona qualunque può accettare di torturare un innocente.
E' ciò che ha rivelato , cinquant'anni fa, l'esperienza più celebre di tutta la storia della psicologia.
Nel 1961 il ricercatore e docente universitario Stanley Milgram conduce un esperimento di psicologia sociale che mira studiare il comportamento di soggetti a cui un'autorità ordina di eseguire delle azioni che divergono dai valori etici e morali dei soggetti stessi.
L'esperimento nasce dopo un attento studio che riguarda la vita nelle grandi metropoli, la relazione tra il potere di condizionamento esercitato dai media (la televisione soprattutto) e i comportamenti antisociali.
In particolare l'esperimento riguarda la determinazione del comportamento individuale, da parte di un sistema gerarchico e autoritario che impone obbedienza.
L'esperimento cominciò tre mesi dopo l'inizio del processo contro il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann., Milgram concepiva l'esperimento come un tentativo di risposta alla domanda: "È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?"
Per rispondere a questa domanda Milgram dell'università di Yale recluta i partecipanti attraverso annunci su giornali locali e inviti per posta a indirizzi ricavati dalla guida telefonica. Gli uomini qualunque partecipano a una pseudo ricerca educativa atta a determinare gli effetti di una punizione sulla memorizzazione.
Nella fase iniziale della prova, lo sperimentatore, assieme a un complice, assegna con un sorteggio truccato i ruoli di "allievo" e di "insegnante": il soggetto ignaro è sempre sorteggiato come insegnante e il complice come allievo.
L'insegnante (soggetto ignaro) è posto di fronte al quadro di controllo di un generatore di corrente elettrica e deve inviare una scossa elettrica ogni volta che l'apprendista sbaglia nell'apprendere una lista di parole.
Ogni volta che si sbaglia l'intensità della scossa è sempre più forte. In realtà le scosse sono fittizie ma l'apprendista finge una reazione al dolore con implorazioni e grida al progredire dell'intensità delle scosse.
Quando l'insegnante esita, interviene uno sperimentatore garante della scientificità del procedimento che esorta in modo pressante l'insegnante: "l'esperimento richiede che lei continui", "è assolutamente indispensabile che lei continui", "non ha altra scelta, deve proseguire".
Il grado di obbedienza fu misurato in base al numero dell'ultimo interruttore premuto da ogni soggetto prima di interrompere la prova. Al termine dell'esperimento i soggetti furono informati che la vittima non aveva subito alcun tipo di scossa, che il loro comportamento era stato del tutto normale, che anche tutti gli altri partecipanti avevano reagito in modo simile.
Contrariamente alle aspettative, nonostante i 40 soggetti dell'esperimento mostrassero sintomi di tensione e protestassero verbalmente, una percentuale considerevole di questi, obbedì pedissequamente allo sperimentatore.
Questo stupefacente grado di obbedienza, si spiega con l'obbedienza indotta da una figura autoritaria considerata legittima, la cui autorità induce uno stato eteronomico, caratterizzato dal fatto che il soggetto non si considera più libero di intraprendere condotte autonome, ma strumento per eseguire ordini. I soggetti dell'esperimento non si sono perciò sentiti moralmente responsabili delle loro azioni, ma esecutori dei voleri di un potere esterno.
Grazie all'esperimento, Milgram arriva a dimostrare che l'obbedienza dipende anche dalla ridefinizione del significato della situazione. Ogni situazione è infatti caratterizzata da una sua ideologia che definisce e spiega il significato degli eventi che vi accadono, e fornisce la prospettiva grazie alla quale i singoli elementi acquistano coerenza.
La coesistenza di norme sociali contrastanti (da una parte quelle che inducono a non utilizzare la forza e la violenza e dall'altra quelle che prevedono una reazione aggressiva a certi stimoli) fa sì che la probabilità di attuare comportamenti aggressivi venga di volta in volta influenzata dalla percezione individuale della situazione (che determina quali norme siano pertinenti al contesto e debbano pertanto essere seguite).
Dal momento che il soggetto accetta la definizione della situazione proposta dall'autorità, finisce col ridefinire un'azione distruttiva, non solo come ragionevole, ma anche come oggettivamente necessaria.
Il tema della sottomissione volontaria è uno dei temi largamente affrontato dagli intellettuali degli anni '60. Anche la filosofa Hannah Arendt si chiede, come Milgram, come sia possibile che una persona qualunque possa diventare un carnefice sanguinario.
Da un lato bisogna ammettere una "banalità del male" e dall'altro che, sotto l'influenza dell'autorità legittima, si perda il libero arbitrio arrivando a commettere il peggio.
La servilità sarebbe sufficiente a trasformare una persona qualunque in carnefice?
La risposta è appunto nell'esperimento Milgram.
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