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DI UN ANARCHICO E DI UN COMMISSARIO.

L' Avellaneda alla fine degli anni '20 era il quartiere industriale di tutta Buenos Aires. Nelle sue fabbriche, sui docks del porto, nei capannoni che punteggiano le rive del Plata, lavorano decine di migliaia di operai, quasi tutti immigrati, che si erano rivolti in massa alla FORA e ai suoi sindacati per vedere tutelati i loro diritti.
Nel quartiere , che molti in tutta quanta la città definiscono la ' Barcellona australe', si apre infatti la sede della Federazione Operaia Marittimi, e sono inoltre attivi numerosi gruppi anarchici che hanno fatto di Avellaneda una roccaforte del movimento.
Tanto che , addirittura la squadra di calcio che si batte validamente contro le ben più conosciute squadre dell Indipendiente e del Racing Club, si chiama ' I martiri di Chicago' e i giocatori scendono in campo con la maglia nera su cui campeggia una stella rossa.
E' da Avellaneda che 'partono' gli scioperi più duri, è in quel quartiere dove gli operai dei mattatoi e gli scaricatori, convivono con i tanti 'lumpen' , che sempre allignano numerosi in una città portuale, che trovano sicuro rifugio i tanti latitanti ricercati dalla polizia.
La dittatura del generale José Felix Uriburu, sa benissimo , anche se ha preso da pochi mesi il potere con un 'golpe' incruento, salutato con grande entusiasmo dall'oligarchia 'criolla' , che l'Avellaneda rimane una roccaforte sovversiva che va in qualche modo neutralizzata, o meglio ancora 'bonificata', prima che le idee che animano quella roccaforte sovversiva, si diffondano come una metastasi per tutta quanta Buenos Aires. Non a caso, il generale in persona, ha incaricato il commissario Rosasco di 'ripulire l'Avellaneda', così il dittatore ha detto di persona al poliziotto.
E il commissario esegue con solerzia e entusiasmo l'ordine che gli è stato impartito. Rosasco , un uomo massiccio di corporatura, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. si presenta all' Avellaneda in questo modo.
La prima volta che entra nel quartiere, fa ammanettare a una panchina di una piazzetta polverosa, due ladruncoli, poi spara loro personalmente nella testa. Subito dopo scatena i suoi squadroni della morte che seminano lutti e terrore in tutto quanto il quartiere.
Non sfugge nessuno a quegli uomini che Rosasco ha scelto uno a uno, con cura. I venditori della 'Protesta' e della 'Antorcha', vengono arrestati per le strade e letteralmente triturati nei commissariati, addiritura uno di questi, non viene riconosciuto nemmeno dagli amici più intimi , dopo la sua liberazione,tanto ha i lineamenti devastati per le botte che gli sono state inferte Qualsiasi assembramento, anche il più innocuo, viene sciolto a forza dalla polizia, le sedi sindacali sono sorvegliate per ventiquattro ore al giorno.
E poi le intimidazioni e le minacce per tutti coloro che possono minimamente essere sospettati di avere simpatie per gli anarchici e i sindacalisti. I cellulari della polizia 'vomitano' inoltre ogni giorno nelle sedi dei commissariati carichi di prostitute, piccoli magnaccia , borseggiatori e topi d'appartamento.
Chi tra di loro accetta di collaborare con la polizia, può ritornare subito a 'lavorare' nelle strade. Per chi si rifiuta , o semplicemente esita a mettersi agli ordini di Rosasco, c'è il carcere. Seguendo uno schema collaudato, i poliziotti , nella loro opera di 'bonifica', hanno avuto l'ordine di stare alla larga dai bordelli lussuosi come dalle ricche bische che punteggiano tutto quanto il quartiere.
Ma è nella persecuzione degli immigrati che arrivano dall'est Europa , che Rosasco e i suoi uomini danno il meglio di sé. I 'russi', così vengono chiamati gli operai che vengono dalla Bessarabia come dalla Galizia, vengono inquisiti di continuo, e minacciati di venire rimpatriati, di essere così costretti a ritornare nei loro paesini , dove li aspettano la fame, i 'pogrom' e le squadre da combattimento dei 'Cento Neri'. La paranoia securitaria di Rosasco è tale , che un giorno ordina l'arresto in massa degli iscritti a un club di esperantisti e di quelli di un'associazione di vegetariani.
E' a questo punto che entra in scena Juan Antonio Moran. Moran è il segretario della Federacion Obreros Maritimos, quello che è forse il più potente tra tutti i sindacati che aderiscono alla FORA, che non a caso ha la sua sede principale all'Avellaneda. Moran è un uomo dal viso aperto, gli occhi scuri, i tratti regolari del volto, anche se il naso appare un po' grosso, inoltre è un vero e proprio gigante.
I muscoli se li è costruiti infatti come scaricatore di sacchi di frumento.
Lavoro infame quello, che schianta i muscoli e lacera i tendini, che soltanto gli uomini più forti o disperati possono fare. E' sulle banchine del porto che Moran ha imparato il mestiere del sindacalista.
Mestiere duro e pericoloso in quegli anni e in Argentina soprattutto. Per chi organizza un picchetto infatti, scatta la reclusione per due anni e chi picchia un crumiro, di anni di carcere ne riceve addirittura otto o dieci.
Come è successo a due uomini di una fabbrica tessile che hanno messo le mani addosso a un crumiro.. Moran, che si è fatto un nome come uomo ragionevole, sono infatti numerosi i conflitti sindacali che ha risolto, senza ricorrere a violenza alcuna, ha imparato la lezione dagli anarcosindacalisti spagnoli che vivono numerosi in quel quartiere. 'Lo sciopero è un'arma importante' gli hanno spiegato' che però deve essere usata a ragione. Lo sciopero infatti se dichiarato, deve essere totale, si deve svolgere il più vicino possibile al luogo di lavoro e deve colpire con forza'.
Un giorno, tenendo sempre a mente questa breve ma fondamentale lezione, Moran sta organizzando uno sciopero selvaggio e si mette alla testa di un gruppo di stivatori che devono bloccare le operazioni di scarico di un mercantile. Mentre si dirige assieme ai suoi uomini alla banchina dove è ormeggiata la nave, Moran si accorge che un operaio di un altro bastimento, continua a lavorare in coperta .
Senza proferire parola, lui tira fuori di tasca una pistola e spara un colpo che passa a pochi centimetri dalla testa del crumiro che abbandona precipitosamente il lavoro. Ma è con l''affare' della 'Mihanovich' che Moran acquisisce un posto di tutto rilievo nel panorama del sindacalismo rivoluzionario di Buenos Aires.
'La Mihanovich' è una potentissima società che possiede decine di navi e che ha deciso di farla finita una volta per tutte con il sindacato degli operai marittimi. Per fare questo , ha deciso di far arrivar dal Paraguay dei disperati, disposti a lavorare per paghe più basse di quelle che il sindacato ha strappato in tanti anni di scioperi e di agitazioni.
Tre operai avvertono Moran che due capibastone , Pablo Bogado e Luciano Colman, assieme a una trentina di uomini, se ne stanno nell'ampio caffè di Pedro de Mendoza y Brandsen che sorge vicino alla sede del sindacato e dicono a tutti quelli che entrano nel locale,che cercano Moran per ammazzarlo.
Lui capisce subito che non può lasciare cadere nel vuoto questa provocazione e si presenta nel caffè dove siedono i due uomini. ' Sono Moran, so che mi state cercando', e quando i due si alzano dl tavolo dove stanno bevendo assieme ai loro uomini, Moran comincia a sparare. Colman cade morto, Bogado risulta ferito gravemente, mentre Moran incredibilmente se la cava senza nemmeno un graffio.
La polizia che arriva di corsa, conterà sul pavimento più di trenta bossoli di proiettili di rivoltella. La strada di Moran in quell'estate del 1930, sta per incontrarsi con quella del commissario Rosasco. Moran è un uomo intelligente e capisce subito che il poliziotto non si fermerà davanti a nulla per 'ripulire l'Avellaneda' e che non saranno sufficienti , anzi non serviranno a nulla : manifestazioni, petizioni o altre pacifiche manifestazioni in quella che è ormai una lotta totale che ha come scopo per il poliziotto, l'annichilimento dell'avversario. Così cerca l'aiuto di quegli anarchici che stanno bruciando le loro esistenze nello scontro armato e diretto, senza mediazione alcuna con lo stato. Ma ormai per tutta Buenos Aires gli anarchici 'esprpriatori', così troppo sbrigativamente essi furono denominati, sono stati decimati nello scontro impari contro la polizia.
Di Giovanni e Paulino Scarfò sono stati fucilati, Roscigna è in carcere in Uruguay, Emilio Uriondo, Humberto Lanciotti, Fernando Malvicini, El Capitan Paz sono rinchiusi a Ushuaia, Silvio Astolfi è nascosto da qualche parte, ferito gravemente, Juan Marquez e Braulio Rojas sono stati ammazzati per strada dalla polizia.
Ma Moran non si perde d'animo e si mette in contatto con Julio Prina, el 'nene' Lacunza e Gonzalez 'el gallego'. Quasi ogni giorno Rosasco va a mangiare, assieme a tre dei suoi uomini da 'Checchin', un ristorante veneto che all' Avellaneda tutti conoscono come uno dei migliori. Gli uomini sono agli antipasti e intanto commentano l''ultima loro impresa. Quel giorno stesso, infatti hanno messo le mani su un gruppetto di ragazzi che stavano distribuendo nel quartiere dei volantini di protesta contro i metodi usati dalla polizia. Sono sicuri che dopo quella lezione, quei ragazzini capiranno finalmente chi comanda nel quartiere. E intanto, mentre così dicono, ridono soddisfatti.
E' a quel punto , quasi fossimo in un film dalla sceneggiatura scontata, che Moran entra dalla porta a vetri del ristorante e si dirige con calma al tavolo dove siedono i quattro poliziotti. Moran è davanti a Rosasco lo guarda fisso negli occhi , poi gli urla in faccia: 'Maiale'. Il poliziotto sorpreso e stupito, comincia ad alzarsi dalla sedia, quando Moran , con esasperante lentezza , estrae dalla fondina una colt cal.45 e gli pianta cinque pallottole nel petto. Il commissario stramazza in uno strepito di piatti e di stoviglie rotti, muore prima di toccare il pavimento. Moran a quel punto esce dal ristorante , camminando a ritroso, guardando tranquillamente negli occhi gli altri poliziotti che rimangono seduti, la testa china sul piatto, poi protetto dai compagni se ne va.