Allo sviluppo del movimento anarchico a Modena corrisponde un generale risveglio del movimento anarchico a livello nazionale.
A Firenze nel 1919 viene costituita l’Unione Anarchica Italiana, che raccoglie al suo secondo congresso più di 40000 attivisti.
Anche sul piano regionale nasce l’Unione Anarchica Emiliano-Romagnola con oltre 124 gruppi al suo interno.
Nel 1919 Rivoluzio ha appena 16 anni quando il 3 dicembre Modena vive un giorno di festa per l’arrivo di Errico Malatesta, il vecchio agitatore anarchico, accolto dagli applausi di una folla enorme in Piazza Grande.
Con il biennio rosso 1919-1920 ( così chiamato per il grande fermento sociale di quegli anni di scioperi, occupazioni di fabbriche etc.) gli anarchici a Modena, come in tutta Italia, attraversano un periodo di grande forza.
Infatti durante l’occupazione delle fabbriche a Modena, negli stabilimenti Officine Meccaniche Italiane, Neri, Corni, Mezzani e Ricci, gli anarchici non mancano di dare il loro impegno sia nella difesa degli stabilimenti sia attraverso manifesti atti ad allargare l’iniziativa.
Rivoluzio Gilioli vive questa piena affermazione politica e organizzativa degli anarchici. Dopo le scuole tecniche, viene assunto come contabile della CdL Sindacalista, studiando alle scuole serali per conseguire il diploma di maestro.
E’ in questi ambienti che conosce altri giovani militanti come Renzo Cavani, Luigi Evangelisti e Filippo Lusvardi che come molti altri anarchici modenesi fanno parte del “Circolo anarchico della Madonnina”, frazione di Modena .
Nasce così un sodalizio fondato sulla militanza politica e sull’amicizia che legherà negli anni le giovani vite di
Rivoluzio, Siberia, Equo Gilioli, Renzo Cavani, Luigi Evangelisti e Filippo Lusvardi.
E’ il 7 Aprile 1920: a Modena si sciopera per protestare contro l’eccidio a Decima di alcuni giorni prima perpetuato dalle forze dell’ordine che hanno assassinato in piazza 7 lavoratori ed un sindacalista durante un comizio.
Ma tra la folla in Piazza Grande i carabinieri cercano di sequestrare la bandiera socialista “Giù le armi”. Senza motivo, aprono il fuoco contro i manifestanti: sono in cinque a cadere e venti i feriti.
Dopo questo grave eccidio e le ripetute violenze sulla popolazione, gli anarchici modenesi decidono di passare all’azione: è arrivato il momento di armarsi.
Onofrio Gilioli, trasferitosi a Thiene (Vicenza) per lavorare in un calzaturificio, prende contatto con gli anarchici veneti, che gli procurano le armi per i socialisti di Rovereto.
Ma anche a Modena il movimento si organizza.
Albano Franchini, allora giovanissimo militante assieme a Rivoluzio e agli altri, racconta:
“Dopo l’eccidio di Aprile noi formammo un comitato d’azione libertario, tutto nostro, perché i socialisti non parteciparono. Questo comitato di cui facevo parte, aveva il compito di raccogliere armi e munizioni. Io segnalavo dove si potevano trovare: di solito dai soldati smobilitati. Poi qualcuno andava a comprarle. Così mettemmo su un bell’arsenale.
Il colpo più grosso fu quello del 15 maggio quando rubammo 15 mitragliatrici [in realtà sei]e seimila cartucce al Campale, d’accordo con tre soldati che c’eravamo fatti amici e che portavamo all’osteria a bere e a mangiare.”
Il furto viene attuato attraverso la scalata del muro di cinta della caserma da via Jacopo Barozzi, laterale di via Emilia nella zona dei magazzini. Vengono asportate sei mitragliatrici FIAT, 12 casse di munizioni e, due borse con attrezzi per la riparazione e 12 caricatori sciolti. Per fare questo sono entrati nella caserma, oltre ai tre militari coi quali è stato concordato il furto, gli anarchici Vincenzo Chiossi, Ghinelli Agostino, Conca Angelo, il quale essendo appena congedato dalla caserma ne conosce perfettamente l’interno.
Al di là del muro di cinta, per il trasbordo delle armi ad un camion predisposto, sono Egisto Colli e Rivoluzio Gilioli. Consumato il furto, le armi vengono caricate sul camion, di proprietà della Cooperativa braccianti di S. Prospero, dove arriva all’incirca alle ore 2, dove intanto si svolge una Veglia Rossa, e da qui le mitragliatrici vengono nascoste nell’argine del Secchia mentre le munizioni sono sotterrate in un podere di Staggia.
Pochi giorni dopo vengono effettuate le prime perquisizioni e viene sciolto il “Consiglio degli Operai e dei Contadini” di S. Prospero, unico esempio di realizzazione concreta di un Soviet anarchico.
Ancora Franchini confessa:
“Ogni tanto mi viene il dubbio che la nostra non sia stata un’impresa, bensì una trappola, tesaci dai carabinieri per prenderci tutti in blocco. Infatti qualche mese dopo presero 27 anarchici e trovarono le armi.”
Restano latitanti Egisto Colli e Rivoluzio Gilioli, fuggiti in Francia, passando la frontiera attaccati sotto ad un carro ferroviario.
La polizia perquisisce la casa dei Gilioli diverse volte, perché non crede che si siano rifugiati in Francia ma è convinta che siano latitanti nei dintorni.
La sorella di Rivoluzio, Siberia, racconta:
“…I compagni più anziani consigliarono a Rivoluzio di scappare subito con Egisto Colli .
Tra un'avventura e l'altra riuscirono ad arrivare a Parigi e da lì ricevemmo la prima cartolina che erano sani e salvi perché da noi la polizia venne subito di notte per fare una perquisizione in piena regola, frugando persino nei sacchi di frumento e granoturco per cercare le armi. ”
Dopo gli arresti, nasce una grande campagna di solidarietà; si tengono numerosi comizi a Modena e in provincia e sono aperte sottoscrizioni. Nasce un comitato pro vittime politiche.