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Con il fascismo gli anarchici modenesi, decimati dal processo del furto delle mitragliatrici, rispondono con la resistenza individuale e con l’azione di piccoli gruppi.
Il movimento si sfalda. Alcuni, disorientati dagli eventi, scelgono di confluire nel neonato Partito Comunista Italiano, nato a Livorno nel 1921.
Gli altri resistono e rispondono colpo su colpo alla violenza fascista.
Nasce un Comitato d’azione anarchico formato da Renzo Cavani, Guido Bucciarelli, Luigi Evangelisti, Aldo Gilioli ed altri.
Fino al 1925 le cronache sono piene di episodi di scontri tra fascisti e anarchici, di arresti effettuati dalla polizia che scopre depositi di armi, di bastonature, di assalti alla Camera del Lavoro Sindacalista.
Episodi favoriti dal fatto che la CdL e Federazione Anarchica e la sede del Fascio si trovavano entrambe in via S. Agata, ora Piazza Matteotti.
MORTE DI MARIO RUINI
La sera del 21 gennaio 1921 tre ragazzi di vent’anni camminano per la Calle di Luca, fino ad arrivare in Via Giardini, dove abitano. Sono le 23,45: è ora di andare a dormire.
I tre, i fratelli Mario e Arrigo Ruini e l’amico Giulio Stradi, sono stati tutta la sera alla sede del Fascio in via S.Agata, a parlare di avventure e di glorie trascorse e future. Hanno già un passato perché sono stati con D’Annunzio a Fiume e hanno distribuito già qualche legnata ai “sovversivi modenesi”.
Proprio qualche giorno prima avevano bastonato un muratore anarchico.
Giunti in località Gallo, sbucano dall’ombra tre uomini che gli intimano di fermarsi. Poi alcune vampate rossastre e i botti secchi delle pistole. I tre fascisti scappano, altro scoppio e Mario Ruini cade. Gli altri si salvano.
I tre con le pistole sono “gli anarchici del gruppo libertario di via S. Agata”: Renzo Cavani, Luigi Evangelisti, Aldo Gilioli. Hanno tutti vent’anni.
Il 24 gennaio i funerali di Ruini passeranno alla storia negli annali nazionali fascisti come le “esequie di sangue”. A Modena si spara per la prima volta per le strade.
Il corteo è lunghissimo, ci sono tutte le associazioni combattentistiche d’Emilia e i fascisti di tutta la regione.
Di fronte al palazzo delle Poste, davanti al Nazionale, un gruppo di socialisti ed anarchici si getta sul corteo sparando. Poi dall’alto dei tetti e delle finestre piovono colpi di moschetto e di rivoltella sul corteo e sul feretro di Ruini.
A terra restano i fascisti Augusto Baccolini di Bologna e Orlando Antonini di Forlì, molti furono feriti.
Aldo Caselgrandi, muratore anarchico racconta:
“Non feci in tempo a vedere quel che successe. Era appena cominciata la sparatoria dei miei compagni anarchici e di alcuni socialisti e i fascisti stavano rispondendo. Io era accanto all’edicola della Rosina, quando ad un tratto alcuni fascisti mi balzarono addosso e mi bastonarono perché avevo in tasca il giornale anarchico Umanità Nova”.
Il funerale si conclude con la rappresaglia dei fascisti: viene presa d’assalto la Camera del Lavoro in via del Carmine. I socialisti non ci sono, i carabinieri chiudono entrambi gli occhi e in un baleno tutto è alle fiamme.
Pochi mesi dopo, nel marzo del 1921, come risposta alle continue minacce dei fascisti, gli anarchici feriscono il fascista Antonio Gozzi.
La sera dell’11 Novembre è la volta di Gino Tabaroni, ragazzo di 17 anni del gruppo d’avanguardia del Fascio di Modena.
Racconta Renzo Cavani:
"Si camminava lungo il muro…avevo la pistola in tasca e stavo attento all’imboscata dei fascisti che me l’avevano promessa. Ad un certo punto di via Buon Pastore c’era la trattoria “Terrazza”; dalla trattoria uscirono i fascisti, mazze ferrate e pistole alla mano. Tirammo dritto e li sorpassammo.
Dopo 50 metri i fascisti gridarono:
“Cavani fermati, c’è da parlare”.
“E’ notte,risposi, è un brutto orario, domattina parliamo”.
“No subito”risposero quelli.
E intanto si misero in fila indiana e iniziarono a sparare contro di noi. Ma erano proprio sotto la lampada della strada. E anche io tirai di revolver e ci restò fulminato il primo della fila indiana: si chiamava Gino Tabaroni.
Gino Tabaroni è un nome che non scorderò più. Anche perché via Buon Pastore si chiamò durante il fascismo via Gino Tabaroni, e i miei abitavano proprio lì, e quando scrivevo a mia madre dall’estero scrivevo Modena, via Gino Tabaroni.
Nella stessa notte presi il treno con Bucciarelli; il giorno dopo eravamo a Monaco; mi frugai in tasca e avevo ancora le castagne di S. Martino.
Non sono pentito di questi fatti. Noi avevamo quell’idea e loro erano i nostri peggiori nemici. E poi i fascisti avevano già cominciato ad uccidere per conto loro. Noi non potevamo stare con le mani in mano a vedere, come facevano invece i socialisti.”
Infatti anche gli anarchici hanno le prime vittime. Nel marzo del 1921 i fascisti uccidono a bastonate il muratore Teobaldo Rigetti e nell’Aprile del 1923 viene ucciso a Cividale Giovanni Bossoli, principale esponente dell’anarchismo mirandolese.
Nella Modena fascista degli anni’20 la situazione per gli anarchici diventa troppo difficile.
L’unica alternativa ai pestaggi o al confino è l’esilio.
Renzo Cavani fugge con Luigi Evangelisti, anarchico del Circolo della Madonnina e ricercato per gli spari durante il funerale di Ruini. Dopo diverse peripezie raggiungono la Russia.
Ma qui arriva la notizia degli arresti dei compagni Aldo Gilioli e Vittorio Ascari per gli spari al funerale di Ruini. Invano Luigi Evangelisti scriverà una lettera con la quale, allo scopo di scagionare i due compagni, si assumerà la responsabilità dell’accaduto.
Anche Onofrio Gilioli è costretto nel 1921 a lasciare il suo paese e raggiunge in Francia il figlio Rivoluzio.
Filippo Lusvardi, già condannato a 7 anni di reclusione per diserzione, viene indiziato per aver preso parte insieme al fratello Alfredo all’omicidio di Ruini e per gli spari al suo funerale, ma non viene condannato per mancanza di prove.
Nel 1922 si separa dalla famiglia e dai pochi compagni della Madonnina, sopravvissuti ai rastrellamenti fascisti e si trasferisce in Francia.
Nonostante il fermo tentativodei lavoratori di opporsi al nuovo regime, con scioperi e manifestazioni, il fascismo si consolida e decreta la chiusura di tutte la Camere del Lavoro.
Quella di Modena viene sciolta nel novembre 1922.
Al movimento anarchico modenese non resta che la clandestinità.
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