versione stampabile All’interno delle organizzazioni dei lavoratori gli anarchici svolgono un ruolo fondamentale.
Sono le piccole città come Rimini, Imola, Mirandola a prendere la guida del movimento.
Già con i fratelli CELSO e ARTURO CERETTI a Mirandola si erano costituite
nel 1871 una "Associazione Repubblicana e Anticattolica"
e a Modena una sezione dell' Internazionale e
una "Unione dei Fornai" influenzata da elementi anarchici.
A Mirandola nel 1901 il movimento bracciantile punta a
riunire le leghe della zona in una Federazione Provinciale delle Leghe Bracciantili, forte di 4000 iscritti.
Il mondo contadino si riorganizza così all’interno delle Camere del Lavoro e si oppone con decisione agli abusi dei proprietari terrieri attraverso gli scioperi.
Nel 1909 tutte le Camere del Lavoro della Bassa si riuniscono in un’unica struttura più forte, La Camera del Lavoro della Bassa Modenese, con un nuovo periodico, La Bandiera Proletaria, poco dopo rinominata La Bandiera del Popolo.
L’attività degli anarchici modenesi trova nuovo vigore con le manifestazioni di protesta per la fucilazione nel 1909 di Francisco Ferrer, pedagogista ed educatore libertario spagnolo, fondatore nel 1901 dell' Escuela Moderna.
"Questo ed altro accadeva nel Modenese. Scioperi contro il parroco; turni di guardia attorno ai moribondi perché il prete non li raggiungesse con i sacramenti; funerali civili subito dopo il decesso per evitare che il defunto fosse portato in chiesa da qualche parente più timorato.
Specialmente a Mirandola, dove l'Amministrazione Comunale, dopo aver intestato a Ferrer la via della Canonica, faceva installare gli orinatoi pubblici agli angoli del duomo.
Dove i leghisti prendevano a sassate don Maletti, costringendo la forza pubblica ad istituire un servizio di sorveglianza davanti alla sua casa. E dove, durante le manifestazioni per Ferrer, gli anarchici inscenavano un farsesco assalto al duomo, pretendendo poi, a battaglia finita, che una loro delegazione perlustrasse la chiesa da cima a fondo per "vedere se qualcuno fosse rimasto prigioniero".
Gli scioperi e le lotte di questi anni permettono di raggiungere, nell’immediato, dei risultati: a Soliera, ad esempio, viene abolita la terzeria ( un terzo dei prodotti di fine annata al colono e due terzi al concedente) sostituita con la mezzadria. Vengono disdetti alcuni servizi gratuiti a favore del padrone e a Finale Emilia e Mirandola i lavoratori ottengono l’aumento delle tariffe.
Ma con la determinazione dei lavoratori, cresce anche la paura del governo regio e la violenza delle forze armate. La repressione inizia a infliggere ferite sempre più gravi all’interno del movimento di emancipazione dei lavoratori.
Così, vezzeggiata dai proprietari terrieri e dai politici, la violenza fascista avrà la strada libera.
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