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- Perché Pugnochiuso urlava a quel modo?- gli chiesi.
- Perché non siamo liberi, gente piena di debiti come noi
non riesce mai ad essere libera dal padrone.
Bisogna essere liberi, davvero, ecco perché gridava.
- Come si diventa liberi, si va ad abitare tra i legni?
- No, ci si arriva con la Rivoluzione sociale!
- La Rivoluzione?... e come sarà?
- Beh... Sarà quello che potrà essere!
Poi mi diede una spinta affettuosa,
come per sbilanciarmi da
quel discorso così grande."
Fine '800: a Modena e nella sua provincia, zone prevalentemente agricole, per chi lavora in campagna le condizioni sono molto difficili: si lavora dall'alba al tramonto per guadagnare solo 25 soldi, alternando periodi di intensa attività con lunghi mesi di inattività.
L'alimentazione è povera e favorisce il diffondersi della miseria e di malattie come la pellagra.
La volontà di migliorare le proprie condizioni di vita spinge i lavoratori a lottare per i propri diritti, la libertà e la giustizia sociale.
Molti braccianti si concentrano nella Bassa modenese per innalzare argini e scavare canali di scolo, durante i lavori di bonifica.
E' qui che nascono le LEGHE BRACCIANTILI, prime forme organizzative dei lavoratori per porre fine allo stato di miseria e di sfruttamento delle campagne.
Nel 1901 si moltiplicano gli scioperi a Mirandola, S. Possidonio, Medolla, Finale Emilia, Ravarino, Novi.
"Durante gli scioperi, davanti alla provocatoria ostilità dei padroni, si passava alle vie di fatto tagliando viti, incendiando fienili, non mungendo le mucche.
Nelle osterie si rifiutava di mescere il vino dei padroni
e dal barbiere gli veniva lasciato a metà il taglio dei capelli e della barba."
Anche a Modena sono indetti scioperi e manifestazioni in piazza:
"... con orrende
scosse scende della plebe l'uragan.
Han lor armi su le braccia ed in volto una
minaccia;
su le piazze
con le mazze
già li vedi a passeggiar,
che del Maggio il primo raggio
sono venuti a salutar...
I canti popolari e le scritte sui muri raccontano meglio di ogni altra descrizione i sentimenti del tempo.
Con la barba dei frati faremo le spazzette,
con la pelle dei preti faremo le scarpette.
Sui muri di Modena, specie nei quartieri popolari del Castello e dei sobborghi, si leggeva:
Viva il socialismo
Viva la narchia
Abbasso i preti, abbasso i borghesi, abbasso Crispi,
Viva il primo maggio, VIVA LA RIVOLUZIONE SOCIALE
Comitive di operai , ritornando dal lavoro, intonavano l'Internazionale davanti ai palazzi dei ricchi e non temevano né interventi di guardie né proteste di cittadini.
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