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Appena dieci giorni dopo il colpo di stato c‘erano 18.000 lavoratori organizzati nelle milizie catalane. La vasta maggioranza di essi erano membri della CNT. In totale c’erano 150 mila volontari disposti a combattere quando ce ne fosse stato bisogno.
Non si trattava di un esercito normale. Non c’erano uniformi ( di solito l’organizzazione di appartenenza era indicata da un fazzoletto al collo) né ufficiali che godevano di privilegi sui soldati semplici. L’unità base era il gruppo, costituito generalmente da dieci persone, che eleggevano un delegato. Dieci gruppi costituivano una centuria, che eleggeva anch’essa un delegato. Un numero variabile di centurie formava una colonna, che aveva un comitato di guerra responsabile per l’ attività complessive della colonna.
Esso era eletto e doveva rispondere ai lavoratori. Le colonne disponevano del consiglio di ex- ufficiali di esperti di artiglieria ma questi non avevano nessun potere speciale.
I lavoratori accettavano di entrare nelle colonne perché comprendevano la necessità di combattere e di creare un “esercito popolare”. La disciplina veniva accettata perché si comprendeva la necessità di agire in maniera coordinata e accettavano di ricevere ordini perché avevano fiducia in coloro che li impartivano, eletti dai loro stessi ranghi.
La milizia non era un esercito che aveva un morale più o meno basso o più o meno alto, era un esercito politico che aveva coscienza di fare la guerra civile per la sua propria esistenza, per la sua propria libertà.
La milizie che si formarono a Barcellona marciarono immediatamente verso Saragozza, la capitale dell’Aragona, quando questa fu presa dai fascisti. La colonna Durruti aveva l’obiettivo di liberare Saragozza e collegare così la Catalogna con la seconda regione industriale del paese, i paesi Baschi, ma questo non successe per vari motivi. Uno di questi, forse quello principale fu la carenza di armi nella quale versavano le milizie. Questa situazione si era generata per il totale embargo di armi da parte dei paesi europei alla repubblica. Solo l’Unione Sovietica, in cambio di 600 milioni di dollari in oro effettuò delle spedizioni di armi in Spagna. Ma di quelle armi sul fronte d’Aragona, il fronte degli anarchici, non se ne vide neppure l’ombra.
Il 27 settembre il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste scomparve; al suo posto si materializzò un governo presieduto dal socialista Largo Caballero. Da lì a poco divennero sempre più insistenti le voci che volevano una prossima militarizzazione delle milizie, un loro assoggettamento totale al codice militare. Gli anarchici si opposero con tutte le loro forze.
Ebbe a dire Durruti in merito:
“Se la militarizzazione decretata dal governo è fatta per intimidirci e per imporci una disciplina di ferro si sbagliano, e noi invitiamo gli autori del decreto a venire al fronte per rendersi conto del nostro morale e della nostra coesione”
La colonna Durruti non si sottomise mai alla militarizzazione.
Nell’autunno 1936 fu chiesto a Durruti di lasciare il fronte d’Aragona per recarsi a Madrid dove i fascisti stavano provando in tutti i modi di prendere la città aiutati dall’aviazione Tedesca ed Italiana.
A Madrid, 15 giorni dopo aver ribadito di non voler sottomettere se stesso ed i suoi uomini alla legge militare, il 20 novembre Buenaventura Durruti venne colpito alla schiena e morì in circostanze "poco chiare".
Il decreto di militarizzazione portò al lento scioglimento di una delle colonne più conosciute: la colonna italiana Ascaso.
Appena qualche giorno dopo il 19 luglio 1936 si tenne una riunione a casa di Camillo Berneri con al presenza di Gilioli Rivoluzio, Romagno Castagnoli e forse anche Antonio Cieri nella quale venne elaborato un “progetto di costituzione di una colonna possibilmente anarchica”, per combattere in Spagna. Fu in questa riunione che venne decisa la creazione della prima formazione italiana, che ebbe poi come promotori Camillo Berneri, Carlo Rosselli, Mario Angeloni, Umberto Calosso e l’anarchico spagnolo Abad de Santillan.
La colonna italiana venne costituita ufficialamente un mese dopo l’inizio dell’alzamiento miliatare, e cioè il 17 agosto 1936.
Si trattava di una formazione di combattenti volontari, legata alla CNT e unitaria. Essa prese il nome di colonna internazionale italiana aggregata alla colonna chiamata Francisco Ascaso, in memoria di questo anarchico caduto il 20 luglio a Barcellona mentre avanzava contro la caserma Atarazanas.
La prima formazione militare della Colonna Italiana, composta da 150 volontari, partì subito per il fronte all’indomani della sua costituzione e partecipò al primo combattimento di Monte Pelato.
Monte Pelato, così chiamato per l’assenza di vegetazione, si trovava tra Saragozza e Huesca. Il primo obiettivo fu quello di tagliare le comunicazioni tra queste due città. La prima tappa di acquartieramento la colonna italiana la fece nel Castillo san Juan, subito ribattezzato Castillo Malatesta. La battaglia di Monte Pelato assumerà un significato particolare sia perchè fu la prima battaglia su quel fronte e ma anche perchè si riuscì a vincerla pur essendo in netta minoranza di mezzi e uomini.
Si conta che tra i 500 e i 1000 italiani parteciparono alla guerra civile spagnola.
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