La primavera dell'Anarchia

[ PRESENTAZIONE | IL PROGRAMMA | MATERIALI | LIBERA ]

casa Cambò

versione stampabile

Hotel UGT CNTIn via Layetana n.32 si trovava la casa Cambò sede degli industriali, luogo nelle cui stanze erano stati decisi e commissionati gli omicidi di centinaia di anarchici. Quasi di fronte si trovava il sindacato edili di Barcellona affiliato alla CNT. I lavoratori di questo sindacato decisero di prendere d'assalto la Casa Cambò. In pochi giorni il vecchio nome si trasformo in casa CNT-FAI.

Simbolicamente, il passaggio della sede degli industriali e del potere economico della Catalogna in mano agli operai fu un segnale fortissimo.
Effettivamente esisteva in quel momento un doppio potere: da una parte il governo ufficiale, dall’altra gli affiliati della CNT-FAI che a detta dello stesso presidente Companys erano i reali padroni della città. Questo rappresentò un problema non piccolo in quanto si doveva ora decidere se abbattere completamente il governo borghese o servirsi di esso per scardinare le sue stesse strutture arrivando alla collettivizzazione delle campagne e all‘autogestione delle fabbriche.
Il 21 luglio un plenum regionale dei comitati anarchici di quartiere decise di rinviare il problema del comunismo Libertario a dopo la vittoria contro i fascisti e decise la collaborazione della CNT-FAI al Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste. Questo comitato doveva pensare un pò a tutto, dal mantenimento dell’ordine rivoluzionario, alla dislocazione delle truppe al fronte, alla riorganizzazione dell’economia ,ai problemi agricoli alla sanità etc. Ma Il primo compito e quello più importante in quel momento consisteva nel raccogliere truppe armate per l’impiego sul fronte di Aragona . Quattro giorni dopo la sconfitta dei militari tremila volontari erano pronti a partire con alla guida Buenaventura Durruti e Perez Farras.

La città cambiò completamente il suo volto, così come la campagna. Già il 21 luglio i ferrovieri catalani collettivizzarono le ferrovie, il 25 fu la volta dei trasporti urbani, tram, metrò ed autobus, il 26 l’elettricità ed il 27 le agenzie marittime. Tutta l’industria metallurgica fu subito riconvertita alla fabbricazione di veicoli blindati  e di granate per le milizie che partivano per combattere sul fronte dell’ Aragona.
In pochi giorni il 70% delle imprese industriali e commerciali erano divenute proprietà dei lavoratori, in una zona che concentrava due terzi delle industrie del paese.

Nel suo libro “Omaggio alla Catalogna” così descrive la situazione di quei giorni George Orwell: “ Barcellona offriva uno spettacolo straordinario, al di là di ogni aspettativa. Per la prima volta nella mia vita mi trovavo in una città dove la classe operaia aveva preso il sopravvento. Quasi tutti gli edifici di una certa importanza erano nelle mani dei lavoratori,  su tutti sventolavano bandiere rosse , o quelle rosso e nere degli anarchici(…) In tutti i negozi, in tutti i bar c’erano scritte che ne annunciavano la collettivizzazione”.
Si narrano storie inverosimili se decontestualizzate da quei giorni; un imprenditore americano pur se rovinato dalla rivoluzione decise di rimanere in Spagna e  si schierò  con gli anarchici dei quali ammirava il disprezzo per il denaro. Aveva deciso di rimanere, incurante di aver perso tutto, purchè, diceva, “il vecchio ordine delle cose fosse crollato per lasciar sorgere una società umana più elevata, più nobile e felice.

Lavoratrice tessileNelle imprese collettivizzate veniva insediato un comitato composto da membri eletti dai sindacati, che si sostituiva al direttore. Quest’ultimo poteva continuare a lavorare nell’impresa, ma con lo stesso salario degli altri dipendenti. L’attività di alcuni settori, come quello del legname, fu unificata e riorganizzata, dalla produzione alla distribuzione, sotto l’egida del sindacato. Nella maggior parte delle imprese con capitali esteri (come i telefoni e alcuni grossi stabilimenti metallurgici, tessili o agroalimentari), un comitato operaio prendeva in mano la gestione. L’organizzazione dei settori socializzati ricalcava quella dei sindacati: un comitato di fabbrica eletto dall’assemble dei lavoratori; un comitato locale, composto dai delegati dei comitati di fabbrica della rispettiva località; comitati di zona, comitati regionali e comitato nazionale.

Nel settore tessile, uno dei più importanti della Catalogna, fu introdotta la settimana  48 ore e vennero ridotti i divari di salario tra tecnici ed operai e si abolì il cottimo per le operaie. I cinema e i teatri vennero collettivizzati e nacque la società dello spettacolo collettivizzata che produsse negli anni tra il ‘36 ed il ‘37 una discreta quantità di fictions, documentari e film.

Le organizzazioni femminili

Una donna col fucileDue donne armateLa rivoluzione cambiò anche la vita delle donne. La chiesa cattolica ed una tradizione culturale prettamente maschilista le aveva ridotte a semplici mezzi di procreazione, angeli del casolare che dovevano badare ai figli e portare avanti le faccende di casa.

La rivoluzione fu per molte un’esperienza emozionante che permise loro di sviluppare tutto il loro potenziale. Nel 1936 un gruppo di donne fondò le mujeres libres (le donne libere) gruppo di ispirazione anarchica. L’organizzazione si prefiggeva di liberare le donne dal loro ruolo di schiave dell’ignoranza, e della famiglia.

Una milizianaCominciarono a partecipare attivamente alla lotta contro il fascismo, non più semplici spettatrici ma protagoniste di quella nuova società che stava nascendo in Spagna. Si armarono ed andarono a combattere al fronte, vestite dello stesso “Mono azul” (tuta da operaio) che portavano gli uomini, uguali a loro in tutto.

Non si trattava di una forma  di femminismo, la loro intenzione non era quella di sostituire una gerarchia costituita da uomini con un’altra costituita da donne, perché con queste premesse non si sarebbe potuto nemmeno più parlare di rivoluzione sociale.

L’educazione e la cultura erano considerati due fattori importantissimi nel lavoro di emancipazione da loro iniziato. Tutti i gruppi femminili si occuparono dell’analfabetismo di migliaia di donne spagnole e affrontarono la domanda di programmi educativi per adulti. Tutte le organizzazioni femminili rivendicarono il diritto delle donne alla preparazione professionale, ed al lavoro garantito e pagato a parità di salario con l’uomo.

Anziane donne armateCome collettivo sociale le donne cominciarono a fare sentire la loro voce , a pubblicare riviste sulle quali si discuteva di antifascismo, politica, guerra, necessità delle donne etc.

Una delle priorità delle organizzazioni femminili fu quello di risolvere il dilemma della prostituzione e dei rapporti personali, e di conseguenza elaborarono una riforma sessuale che prevedeva l’aborto, il divorzio, e l’assistenza medica sanitaria gratuita.

Le collettivizzazioni

Un bar collettivizzatoPer capire come la collettivizzazione cambiò la situazione in meglio, prendiamo l’esempio dei tram. Dei circa 7000 lavoratori 6500 erano della CNT. A causa degli scontri di strada tutti i trasporti erano stati bloccati. Il sindacato dei trasporti nominò una commissione di sette persone che occupassero gli uffici amministrativi mentre altri ispezionassero i binari e definissero un piano di lavori necessari. Cinque giorni dopo che gli scontri avevano bloccato i trasporti, 700 tram, contro gli usuali 600, tutti dipinti di rosso e nero, erano in funzione per le strade di Barcellona.

Laboratorio tecnico collettivizzatoMolte piccole fabbriche antieconomiche, che erano anche dannose per la salute, furono chiuse e la produzione fu concentrata in quegli stabilimenti dotati delle migliori dotazioni. In quel periodo a Barcellona vennero chiuse 40 fonderie, riuscendo nonostante ciò, a produrre più di prima.
Per la prima volta in Spagna molti lavoratori ebbero diritto ad un servizio sanitario - organizzato dalla federazione dei lavoratori sanitari della CNT. La federazione consisteva in 40.000 operatori - infermiere, dottori, amministratori ed assistenti. Ancora una volta il successo maggiore si ebbe in Catalogna, dove si assicurò la copertura sanitaria a tutta la popolazione, due milioni  e mezzo di persone.

Collettivo di contadini "Rosas del llobregat" - AITNell’Aragona, dove da subito i miliziani della colonna Durruti avevano dato l’impulso al movimento, furono coinvolti quasi tutti i villaggi: la federazione delle collettività arrivò a comprendere mezzo milione circa di contadini.

Sulla piazza del villaggio furono raccolti e bruciati gli atti di proprietà fondiaria. I contadini consegnavano alle collettività tutto ciò che possedevano: terre, attrezzi, animali da tiro ecc. In alcuni villaggi il denaro fu abolito e sostituito da tagliandi.
Non si trattava di una vera moneta, dato che con quei buoni non si potevano acquistare mezzi di produzione ma solo beni di consumo, peraltro in quantità limitata. Il denaro accumulato fu utilizzato per acquistare all’estero i prodotti mancanti che non potevano essere ottenuti con gli scambi.

L’adesione alle collettività, considerata come un mezzo per battere il nemico, era volontaria. Chi preferiva la formula dell’azienda familiare poteva continuare a lavorare la propria terra, ma non sfruttare il lavoro altrui né beneficiare dei servizi collettivi. La messa in comune delle terre serviva oltre tutto ad evitarne il frazionamento e a favorire la modernizzazione delle colture.

Aggruppaciòn de mujeres libresGli operai agricoli che solo fino a pochi anni prima avevano distrutto le macchine per protestare contro la disoccupazione e la riduzione dei salari, le usavano volentieri per alleggerire la loro fatica. Furono migliorati i sistemi di irrigazione e le vie di comunicazione. La produzione aumentò in alcuni casi fino al 50%. Si riusciva a sfamare i collettivisti e le milizie nelle proprie aree.

Le chiese che non erano state date alle fiamme vennero utilizzate per usi civili: magazzini, sale di riunione, teatri, ospedali
 In fin dei conti nulla era cambiato a parte il fatto che ora non vi erano più padroni.
 


<< pannello precedente