|
versione stampabile
La vittoria del fronte popolare scatenò numerosi atti di violenza in molte zone della Spagna tanto che gli stessi pistoleros tornarono in azione per le strade. Il generale Francisco Franco, esonerato dalla carica di capo dello Stato maggiore centrale, fu trasferito alle Canarie come comandante di quella zona militare, e il generale Manuel Goded venne inviato alle baleari, mentre il general Mola fu spostato dal Marocco alla Navarra. Prima di lasciare la Capitale i tre si incontrarono per discutere della possibilità di un colpo di stato. Si decise di aspettare e quando il governo si dichiarò belligerante” nei confronti del fascismo decisero di passare all‘azione. La sera del 12 luglio il tenente del secondo reparto degli Asaltos José Castillo veniva ucciso a Madrid. Era un ufficiale che in aprile, in occasione delle cerimonie per l’anniversario della repubblica, aveva disperso gruppi di fascisti e nei tafferugli un giovane era morto. L’assassinio fu subito vendicato dai suoi commilitoni e questo duplice omicidio fece capire a molti che la cospirazione stava trovando vigore ed i fascisti si stavano preparando a colpire. La rivolta dei fascisti sarebbe iniziata il giorno 17 luglio 1936 alle ore 17 con l’appoggio della chiesa cattolica che la definì come Cruda (crociata).La prima reazione del governo alle voci sempre più insistenti sull’Alzamiento fu di tentare di scendere a patti con i golpisti; si offrì, ad esempio, ad uno dei generali insorti il posto di ministro della Difesa in un futuro governo rimpastato. Conoscendo ormai bene l’atteggiamento dei politici, gli anarchici si erano mossi in tempo e la sera del 14 o 15 luglio avevano assaltato nel porto di Barcellona una nave che portava armi. Durruti e gli altri erano riusciti a mettere al sicuro le armi facendole spostare con un camion per il trasporto latte. Una mitragliatrice Hotckiss, due fucili mitragliatori cecoslovacchi e numerosi fucili Winchster erano pronti in uno degli appartamenti di via Pujadas n.276, nel quartiere di Pueblo Nuevo. In questo appartamento era riunito il comitato di difesa degli anarchici. Garcia oliver, Benaventura Durruti e Francisco Ascaso erano anche loro lì ad organizzare, strada per strada quella che sarebbe stata la risposta ai fascisti. Jover mentre distribuisce pane e salame assicura tutti che i comitati di quartiere sono in allarme.
Si erano organizzati dei comitati di difesa in ogni quartiere I membri sapevano che non c’era altro da fare che attendere che i militari fossero usciti dalle caserme per poi attaccarle e impadronirsi delle armi.
I comitati di difesa presero contatto con Luis Companys che era il presidente del governo autonomo di Catalogna e gli dissero di armare i lavoratori. Lui rispose che li avrebbe armati al momento opportuno. Ma quello era già il momento così tra le undici e mezzanotte alcuni gruppi si preoccupano di procurarsi delle automobili in maniera che i commandos operativi mantenessero libertà di movimento. Dopo un’ora passarono già le prime vetture con le lettere CNT-FAI scritte con il gesso sulle portiere. Una volta procuratisi le automobili si cominciarono ad assalire i negozi di armi ed ad arraffare tutto ciò che poteva tornare utile.
La domenica precedente a quel sabato 19 luglio lo jupiter, grande squadra di calcio di seconda categoria aveva vinto fuori casa con Higuera la real, la prossima partita fissata per domenica 20 luglio, era a portata di mano ma tutti sapevano che non si sarebbe mai giocata. Il campo dove giocava lo Jupiter si trovava nella calle Lope de Vega nel quartiere di Pueblo Nuevo.La mattina all’alba del sabato 19 luglio il campo sportivo fu il punto d’incontro per iniziare l’insurrezione armata contro l’alzamiento militare. Fu scelto come punto d’incontro il campo di calcio in quanto vicinissimo alle abitazioni della maggior parte dei facenti parte il gruppo Nosotros e dei militanti della CNT presenti nel quartiere. Quando le sirene delle fabbriche del quartiere cominciarono a suonare, il segnale era dato!
I camion con la bandiera rosso e nera ben in vista si misero in moto e si creò una sorta di corteo incitato dai balconi sotto i quali passava. Vennero prese d’assalto le caserme e in P.zza de Cataluna gli operai si gettarono sui soldati, la lotta durò più di mezz’ora poi solo nei piani alti della telefonica (palazzo delle comunicazioni di Barcellona) restò qualche fascista. Durruti ed altri uomini arrivarono a ripulire piano dopo piano il palazzo. Il centro della città era ormai in mano agli operai. C’è chi dice che a Barcellona ci sia una memoria di “urbanistica ribelle” consolidata, si pensava che le barricate venissero erette sempre negli stessi punti, e forse fu proprio sulla memoria acquisita nei precedenti anni di scontri che Barcellona di disseminò di barricate costruite con pietre, banchi delle chiese, mobili tirati giù dalle case.
La rabbia del popolo esplose contro i simboli di quel potere che aveva cercato in tutte le maniere di tenerlo schiacciato sotto i piedi. Le chiese vennero prese d’assalto e bruciate; solo la cattedrale e la Sagrata Familia furono risparmiate. L’immenso tesoro in esse contenuto fu consegnato alla Generalitat. Il 20 luglio Franco si rivolse all’Italia di Mussolini ed alla Germania di Hitler per chiedere con parole altisonanti ,condite con patria e fede, il loro aiuto e lo stesso giorno il gruppo Nosotros si sciolse senza un parola. Durruti, Garcia Oliver ed altri si trovarono in silenzio davanti la salma di Ascaso, ucciso mentre tentava di neutralizzare un nido di mitragliatiti poste in una caserma. Grazie al movimento operaio, specie nelle grandi città, a Barcellona e a Madrid, ma anche a Valencia e Bilbao il golpe venne sconfitto.
|