La primavera dell'Anarchia

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Convulsiòn social

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Campagna 1931Gli spagnoli usano spesso questo vocabolo per descrivere una situazione di fermento, di attesa, di dolore spesso. Era una delle parole che si sentiva usare di più durante gli anni della dittatura.

Nel 1927, in un momento di clandestinità si crea la FAI (federazione anarchica Iberica). La FAI è l’organizzazione especifica, cioè l’organizzazione anarchica vera e propria mentre la CNT è il sindacato di tendenza libertaria. La FAI avrà anche il compito di arginare ed ostacolare l’infiltrazione comunista- marxista all’interno della CNT.

Primo de Rivera non aveva cambiato praticamente niente all’ interno del paese e sembrava avere ormai i giorni contati dopo la grande crisi economica del 1929 ed infatti il 28 gennaio 1930 il paese seppe che il dittatore aveva rinunciato al suo incarico per motivi “di salute” .

In tutta la Spagna le piazze si riempirono di manifestazioni spontanee e gioiose,subito raggelate però del proclama del re, che diede incarico per la formazione di un nuovo governo al generale Berenguer.
Le forze contrarie alla monarchia trovarono allora un’intesa nel patto di San Sebastiano che prevedeva un piano di azione per la distruzione della monarchia e l’instaurazione della repubblica. Essenziale era definito, in tal senso l’apporto del sindacato anarchico della CNT che contava circa due milioni di iscritti.

Il comitato repubblicano ritenne fosse giunto il momento di agire: il 15 dicembre 1930 si sarebbe dovuto materializzare uno sciopero generale promosso dagli anarchici della CNT con i socialisti della UGT, insieme con l’ammutinamento di parte delle forze armate.
La ribellione fu soffocata grazie anche ai battaglioni dell’accademia militare di Saragozza comandati dal Generale Francisco Franco. La situazione era ormai sfuggita di mano tanto che il governo fu costretto ad indire nuove elezioni. Il 25 aprile 1931 il re Alfonso XIII lascia la Spagna, viene insediato un governo provvisorio di rappresentanza borghese. Il primo maggio 1931 apparve per la prima volta nelle piazze spagnole la bandiera rosso e nera degli anarchici, bandiera che qualche anno prima Garcia Oliver aveva pensato seduto ad un tavolino del bar La tranquilidad assieme a degli amici. Ricomparì a Barcellona anche il trifoglio nero, ossia Ascaso, Durruti e Garcia Oliver che abbandonarono il vecchio nome di Los Solidarios e si chiamarono Nosotros. La novità non mutò il finale della manifestazione che si concluse con un aspro conflitto a fuoco con la guardia civile.
 
Negli anni che vanno dal 1931 al 1933, il cosiddetto periodo progressista, la Spagna si avvia a varare tutta una serie di riforme che dovrebbero, nelle intenzioni degli ceti dirigenti, risolvere le tante questioni insolute: una di queste, sicuramente la più sentita dalla popolazione è la questione agraria. Oltre al latifondo  che aveva bloccato l’economia spagnola in una situazione di arretratezza, esisteva anche il minifundio, ossia appezzamenti di terreno così piccoli da essere inutilizzabili per il sostentamento.
Nessuna delle due questioni verrà risolta soprattutto per una volontà politica del ceto dirigente che non aveva alcuna intenzione di sfidare il blocco reazionario costituito da latifondisti, esercito e chiesa cattolica, erano coscienti, inoltre, che l’unica vera soluzione sarebbe potuta arrivare dal movimento contadino e dal movimento operaio ai quali, per chiari calcoli politici, non avevano intenzione di dare troppa importanza. Il 18 gennaio 1932 i minatori del distretto di Fìgols, passarono alla rivolta aperta, proclamarono l’abolizione della proprietà privata e del denaro, nonché l’avvento del comunismo libertario. Il governo centrale dichiarò i ribelli “banditi con la tessera” (quella della CNT). Ai soldati occorsero cinque giorni per abbattere la rivolta, come ebbe a dire Federica Montseny, “cinque giorni di anarchia non durarono più della vita di un fiore”.

La Guardia Civil nelle AsturieA Barga , zona mineraria a nord di Barcellona, nel 1932, senza consultare i gruppi anarchici che erano attivi nei dintorni, una parte della popolazione assaltò il municipio e disarmò la guardia civile, instaurò il comunismo libertario, dichiarò abolita la proprietà privata e la moneta. Questa esperienza durò 36 ore ma ebbe una eco profondissima dimostrando che era possibile vincere. Nel gennaio 1933 in vari villaggi la popolazione insorse sull’esempio dichiarando il “comunismo libertario”. Subito intervennero sia la guardia civile, organo repressivo tradizionale dello stato spagnolo, assieme alle guardias de asalto, nuovo ritrovato di repressione dello stato repubblicano, dando fuoco alle abitazioni e compiendo un massacro di contadini. La repubblica rispose alle richieste di contadini dando loro piombo invece che terre. Nel governo repubblicano c’erano quattro ministri socialisti ma soprattutto uno è importante ricordare: Largo Caballero. Già presente nel governo dittatoriale di Primo de Rivera egli aveva come obbiettivo quello di ridurre la forza della CNT a favore della UGT (sindacato socialista) e uno degli stratagemmi fu l’introduzione dei Comité paritari, dei comitati misti formati dai rappresentanti dei lavoratori e del pedronato, che dovevano affrontare le controversie del lavoro. La CNT essendo un sindacato a favore dell’azione diretta non poteva accettare questo tipo di mediazione, e quindi qualunque sciopero proclamato dalla CNT fu subito illegale con la conseguenza che ogni sciopero si trasformava in un duro scontro con le forze di polizia, con la costruzione di barricate  in strada e con la morte di molti operai. Furono 114 i conflitti di questa natura che si scatenarono nelle strade di Barcellona dal 1931 al 1936.
La ripercussione più visibile di questi episodi, fu un  tasso di astensionismo che arrivò a toccare il 45% alle elezioni del 19 novembre 1933.

Asturie 1934La destra tornò al potere ed iniziò quello che è ricordato come il biennio negro.
Tornò a farsi sentire il nome di Primo de Rivera, stavolta però si trattava del figlio José Antonio che il 29 ottobre 1933 fondò la falange Espagnola, di chiara ispirazione fascista. Subito dopo le elezioni e precisamente l’8 dicembre 1933, in un comizio tenuto in nella piazza Monumental di Barcellona Durruti dichiarò che l’unica risposta alla vittoria della reazione era la rivoluzione armata. Dieci giorni dopo un moto insurrezionale partì dall’Aragona ( qui l’astensionismo era stato del 99%) e si estese in molte parti del paese, si tornarono ad alzare barricate, bruciare conventi ed il rapido da Barcellona arrivò stranamente con qualche minuto di anticipo quel giorno: arrivò in stazione centrale avvolto dalle fiamme dopo che era stato assalito con delle bombe. La rivolta venne schiacciata in pochi giorni. Dopo poco meno di un anno è la volta  delle Asturie dove la CNT assieme con  la UGT  dopo aver raggiunto un accordo di collaborazione riesce ad avere ragione della guardia civile e a proclamare una forma di autogestione proletaria. Questa esperienza durò quindici giorni poi intervenne l’esercito, capitanato ancora una volta da Francisco Franco. Ci saranno centinaia di persone uccise, tra questi soprattutto minatori, migliaia di arrestati e di deportati tanto da raggiungere la cifra di 30.000 detenuti.

Manifesto del Comitato Rivoluzionario di Oviedo (ottobre 1934)Alla vigilia delle nuove elezioni del febbraio 1936 questo numero, i 30.000, fu ripetuto così tante volte da restare impresso nella memoria di tutti. Le sinistre avevano infatti costruito la loro campagna elettorale attorno a quei 30000 detenuti politici e ne promettevano la liberazione qualora fossero andati al governo. Sapevano bene che la maggior parte di loro erano anarchici e che per la loro liberazione, magari  i tesserati  CNT non avrebbero evitato le urne come nell’ultima tornata elettorale.
La CNT evitò infatti di invitare al boicottaggio elettorale, ma visti i toni delle elezioni sapeva benissimo che si sarebbe andati incontro o alla rivoluzione o alla guerra civile. Nel maggio 1936 la CNT decise l’unità d’azione con la UGT, con l’unica condizione posta dalla CNT che i lavoratori socialdemocratici denunziassero apertamente la fine della collaborazione con i partiti borghesi.
 
Nel  febbraio 1936 le elezioni diedero la vittoria alla sinistra e le porte delle carceri si aprirono per molti prigionieri politici, compreso Durruti e Companys che erano nella stessa prigione e che dopo essere liberati si rincontrarono il 4 marzo 1936, giorno nel quale lo stesso Companys fu nominato presidente al teatro grande di Barcellona e qui Durruti prese la parola e disse i presenti:

Non siamo venuti qui per festeggiare il giorno in cui alcuni padroni nuovi sono giunti al potere. Il popolo non ha votato per i politici ma per i prigionieri .Noi chiediamo al governo che ci dia mano libera contro l’offensiva dei capitalisti […] di fronte alle serrate , di fronte alla fuga di capitali all’estero, noi diciamo alla borghesia: per quanto ci riguarda, potete chiudere anche tutte la fabbriche. Le occuperemo, le conquisteremo, perché è a noi che le fabbriche appartengono!
 


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