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"A Barcellona pure la contro rivoluzione si organizzava contro i nostri: i comunisti avevano occupato la centrale telefonica e tutti i posti di comando importanti escludendo così ogni controllo politico e militare da parte nostra. "Aiutavano la rivoluzione" infiltrando dappertutto i loro commissari politici. Pertanto, presi in un tranello con un nemico davanti ed un altro dietro , non rimase altra soluzione che ritirarsi per salvare la pelle. "
Equo Gilioli
LA MILITARIZZAZIONE DELLA MILIZIA
“Al principio del ‘37 il governo decise di sciogliere le compagnie di volontari incorporandoli nella Brigata Internazionale, che diventava l’armata regolare. Così noi non avevamo nessuna ragione di esistere, né al fronte né nella retroguardia. Era giunta l’ora di abbandonare, sconfitti da tutti, trovandoci soli di fronte al mondo intero. Sul fronte ignoravano che la situazione si degradava di giorno in giorno isolando sempre di più i nostri combattenti dell’Aragona.
Una notte a Barcellona diedero l’assalto alla centrale telefonica presa ed occupata dai nostri fin dai primi giorni della rivoluzione .
Berneri e Barbieri furono chiamati a rendersi alle Generalità di Barcellona e all’uscita furono uccisi , come facevano i fascisti sapendoli senza difesa. Verso la fine di aprile le nostre forze attaccarono Huesca dalla parte opposta verso Belcete e lì senza ancora nessun appoggio i nostri furono sconfitti lasciando molti morti. Alcuni vennero a chiederci di fare una controffensiva ma ci fu impossibile per mancanza di munizioni avendone solo poche per difenderci in caso di attacco.” Equo Gilioli
RITORNO A PARIGI
"Era giunta l'ora per noi di svignarcela e vedere se a Parigi vi fosse la possibilità di organizzare uno sciopero generale muovendo le masse rivoluzionarie in favore della Spagna. Anche qua il Fronte Popolare si accontentava di fare discorsi e collette mentre il capitalismo internazionale preparava la guerra schiacciando ogni movimento sovversivo ."
"Non avendo voluto accettare di essere militarizzati , rientrai a fine aprile , mia sorella e suo marito Bruno [Renzo Cavani] a maggio, come quasi tutti quelli che capirono la situazione che ci preparavano, mentre quelli al fronte non essendo informati, speravano sempre sulla vittoria finale.”
Equo Gilioli
Dopo lo scioglimento della Colonna Italiana e dopo aver partecipato ai moti di Barcellona del maggio '37,
Renzo Cavani e Siberia tornano clandestinamente in Francia insieme al fedele compagno e amico Luigi Evangelisti.
Anche Filippo Lusvardi, profondamente deluso e cambiato dagli avvenimenti spagnoli, fa ritorno a Parigi nello stesso anno.
Dopo le polemiche e gli scontri tra rivoluzionari e governativi, Equo e Onofrio nel '37 lasciano la Spagna per raggiungere la loro casa a Fontanay,
ma Rivoluzio decide di restare a combattere perchè convinto che la Spagna rappresenti una occasione unica per il rinnovamento e il rilancio del progetto anarchico.
“Spesse volte si soffre in fondo all'animo di vedere come vanno le cose. Però un rivoluzionario non si deve avvilire.
La rivoluzione è un fenomeno molto complesso e come sempre la pratica differisce molto dalla teoria.
Io tengo duro. Mi dispiacerebbe se dovessi morire soltanto per la repubblica democratica. Però penso che perché la rivoluzione trionfi, bisogna rimanere qui, fermi, risoluti e con il fucile in mano."
Rivoluzio Gilioli
Ormai Rivoluzio ha deciso sebbene sia consapevole dei limiti nei quali si sia ormai collocata la rivoluzione spagnola.
Nominato al comando della Compagnia del Genio della 28° Divisione , nel giugno 1937 si occupa delle fortificazioni nelle vicinanze di Huesca.
Qui viene colpito da un colpo di mitragliatrice e muore il 21 giugno a Barcellona.
Poco prima di partire per la Spagna, aveva scritto una lettera ai parenti di Rovereto, piena di speranza, quasi certezza, di un suo vicino ritorno da uomo libero nel suo paese liberato dal fascismo:
Parigi 17 marzo 1936
"Cara zia e famiglia, [..] avviene spesso quando vado a Fontanay in famiglia, che parliamo di voi e di Tizio e di Caio, specie in questi ultimi tempi che lasciano brillare la speranza di un prossimo ritorno in Italia - Io ci credo , oggi più che mai. Il mondo cammina , le cose cambiano piano piano e quel che non si usava sperare ieri diventa la certezza di domani. Io sono sicuro che un giorno o l'altro farò ritorno a Rovereto. E' una cosa di cui non dubito.
Chi sa, forse, che non sia per quest'anno?
E sarò lieto di trovare dei volti cari, degli aspetti che hanno sopravvissuto al tempo ed agli eventi, delle mani oneste da stringere, degli amici rimasti fedeli e della brava gente come se ne trova dappertutto.
Sarà una grande soddisfazione? Intanto si tira avanti.
"Con tempo e colla pagna", dice il proverbio, maturino le nespole.
Matureranno anche le nostre. ...Mi farà sempre piacere avere notizie vostre e del paese e sapere da fonte diretta com'è la vita in Italia perchè io non bevo né ai giornali né alla radio.
...Come passa il tempo! Quando sono partito ero monello e ritornerò maturo, ma non fa niente. C'è ancora davanti a noi del tempo e malgrado le nuvole che oscurano l'orizzonte e l'atmosfera satura di minacce, si spera ancora nel domani con piede fermo e tenace....
Renzo Cavani resta in Francia sino al luglio 1939, quando, insieme all'inseparabile Luigi Evangelisti, decide di partire per L'Havana.
I due modenesi riescono a contattare un connazionale che con la promessa di procurare dei passaporti , gli ruba però 2000 franchi per poi eclissarsi.
Cavani e Evangelisti riescono comunque ad avere i passaporti, direttamente dalla Legazione di Cuba, impietosita per la beffa da loro subita.
Da L'Havana i due riescono a raggiungere gli Stati Uniti.
Luigi Evangelisti si trasferisce a New York ma da questo momento in poi non si hanno più sue notizie.
Renzo Cavani, invece, ritornerà in Italia dopo la liberazione a Modena dove morirà il 21 gennaio 1966.
Filippo Lusvardi viene arrestato il 9 novembre del 1940 dalle truppe naziste a Parigi e portato alla prigione della Santé. Successivamente, è internato in Germania e nel marzo del 1942 è consegnato alle autorità italiane al Brennero.
Accusato di “ attività antifascista e sospetta partecipazione alla guerra di Spagna”, è inviato al confino insieme al fratello Alfredo e agli anarchici modenesi Aladino Benetti, Vincenzo Chiossi e Vittorio Messerotti.
Alla caduta del fascismo, nel luglio '43, la maggioranza degli anarchici si trova nelle isole del confino ( Ponza e Ventotene). Mentre il governo Badoglio decide la liberazione dei confinati politici, gli anarchici, a differenza degli altri gruppi politici liberati, vengono trasferiti al campo di concentramento di Renicci ed Anghiari, in provincia di Arezzo, in numero di 180, da dove riusciranno a sfuggire solo dopo l'8 settembre.
Filippo è liberato il 4/9/1943 dopodiché raggiunge la famiglia in Francia.
La famiglia Gilioli rimane a Fontanay fino allo scoppio della guerra mondiale. Subito dopo l'inizio di questa, si trasferisce nel sud, a Saint Affrique, dove resta fino alla fine del conflitto.
Onofrio, che insieme al figlio Equo,è, in questo periodo, ricercato dalla polizia tedesca per essere inviato in Italia, viene arrestato e inviato per un breve periodo in un campo di concentramento francese. Ma non viene consegnato alle autorità italiane.
Muore a Fontanay nel 1968.
Equo, nonostante la Divisione di polizia politica, con un comunicato del 5 ottobre del 1940, ordina che Gilioli "venga rintracciato, consegnato alle autorità tedesche e tradotto in Italia per arresto", continua a vivere in Francia e a svolgere attività politica. Partecipa al movimento studentesco del 1968.
Sia Equo che Siberia Gilioli sono recentemente scomparsi. Unica superstite della grande tribù anarchica è
l' ottantenne Ribelle Gilioli.
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