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Luglio 1936: il popolo spagnolo lotta contro il fascismo in difesa della rivoluzione sociale.
Nelle giornate immediatamente seguenti l’insurrezione popolare cominciano ad affluire a Barcellona molti anarchici, tra cui Camillo Berneri che, operante presso il Comitato di Difesa della Fai (Federazione Anarchica Iberica), inizia ad elaborare l’idea di Legioni anarchiche internazionali da inserire nelle colonne anarchiche catalane.
Accetta la proposta di Carlo Rosselli di costituire una sezione italiana mista.
Il 17 agosto 1936 nasce la Colonna Italiana della Divisione Ascaso, dove convergono militanti anarchici e gli appartenenti al gruppo socialista di Giustizia e Libertà di Rosselli.
La notizia si diffonde a macchia d’olio.
Rapidamente arriva in Francia dove Filippo Lusvardi, ormai certo che le proprie lettere siano indirizzate prima alla polizia italiana e poi ai genitori, scrive alla madre:
“Cari genitori,
Io lavoro e guadagno abbastanza per vivere.
Presto avremo l’esposizione e speriamo di vedersi.
Qui si dice che migliaia di Italiani sono andati per conquistare la Spagna ma credo che abbiano trovato un osso più duro perché se gli Abissini sono duri da domare, gli Spagnoli sono più duri. Anche se arrivassero a conquistare la terra, non so se arriveranno a conquistare gli uomini, surtu quelli di Aragona e Catalunia.
A tutti i modi vedremo come andrà a finire.
Noi siamo estranei a tutto ciò e speriamo di poterlo restare.
Ora termino salutandovi vostro
Filippo
Infatti alla fine del 1936 raggiunge la Spagna, “per trovare lavoro” scrive al padre: in realtà raggiunge gli altri compagni, già partiti per combattere nella Colonna Italiana.
PARTENZA, DIREZIONE SIAM-BEL!
In agosto partono con un piccolo camion da Parigi, diretti a Barcellona i modenesi Renzo Cavani, Luigi Evangelisti e Equo Gilioli, il primo della famiglia ad andare a combattere in terra di Spagna, seguito poi
dal padre Onofrio, impegnato nelle fortificazioni costiere di Rosas,
dalla sorella Siberia, la quale presterà servizio alla frontiera franco-spagnola di Port-Bou,
e infine da Rivoluzio, il quale giungerà in Spagna il 5 dicembre 1936.
Racconta Equo del viaggio:
"Ai primi di agosto 1936 cominciò la rivoluzione spagnola. Noi seguivamo con la radio ora per ora tutti i comunicati. Così la marcia delle operazioni ci dava una voglia pazza di raggiungere quelli che lottavano laggiù.
Parlando tra di noi, decidemmo di partire al più presto ed appena trovata una vecchia macchina , partimmo io, Renzo, Gigi e Bruno Gualandi.
Abbiamo messo due giorni per raggiungere Perpignan. Avvicinandosi alla frontiera spagnola trovavamo già dei camion pieni di gente , viveri e medicine, tutto quello che si credeva utile portare in Spagna per la nostra causa. Avevamo già tutte le bandiere con i colori e le iniziali della CNT e della FAI. Ciò non faceva che crescere il nostro entusiasmo.
A Perpignan ci recammo al nostro comitato: qui ci consigliarono di abbandonare la nostra macchina e raggiungere Barcellona col treno. Lì di nuovo ci recammo al nostro comitato dove ci condussero alla caserma di Petralbe in cui ci equipaggiarono e ci insegnarono le manipolazioni dei fucili e delle mitragliatrici.
Appena pronti, dopo una bella sfilata nell'Arena di Barcellona, formammo il gruppo italiano inserito nella colonna Ascaso.
Partimmo tutti, un treno completo, in direzione di Huesca, occupata dai fascisti.”
LE BATTAGLIE DI HUESCA E ALMUDEVAR
Gli Italiani si fermano a Viciens, a pochi km da Huesca, dove la colonna Ascaso aveva già occupato il villaggio.
Al gruppo italiano viene assegnata la difesa della strada nazionale Huesca-Saragozza.
Ci si aspetta l’attacco da Huesca ma arriva dalla parte opposta, Saragozza.
Gli Italiani resistono e ifascisti battono in ritirata lasciando morti, feriti e armi, malgrado la loro superiorità in numero e materiale.
La battaglia, però, fa tra gli Italiani diverse vittime tra cui Franchi, Angelonie più tardi vicino Huesca perde la vita anche Bruno Gualandi, anarchico bolognese, molto vicino ai modenesi.
Nonostante l'entusiasmo, Rivoluzio continua a ritardare la sua partenza in Spagna: gli è stato commissionato un lavoro di particolare importanza, l'allargamento del porto di Dunkerque, che gli impedisce di lasciare la Francia per la rivoluzione. Ma dalle lettere inviate ai genitori si legge una volontà sempre più irrefrenabile di partire.
"..E' certo che presto o tardi raggiungerò gli altri per dare anch'io il mio modesto contributo alla gran causa della rivoluzione.
Mi soddisfa immensamente vedervi ottimisti e pieni di coraggio. E' proprio così che bisogna essere nelle ore decisive in cui l'avvenire del popolo è in gioco."
"...Ho coscienza della mia inferiorità e sento che bisogna partire ad ogni costo.
Certo, la lotta è lunga e arriveremo in tempo anche se non siamo i primi. Ma quel che è certo è che bisogna partire e buttarsi anima e corpo nella mischia."
"...ho ricevuto una lettera dal nostro "miliciano" Equo dal fronte di Huesca: me ne dice un pò di tutti i colori perchè sono ancora qua...Lascio Dunkerque il 20 novembre e il 27 partirò per la Spagna.
Non considero l'avventura spagnola come una passeggiata eroica ma come una cosa molto seria che avrà un'immensa ripercussione sulla vita europea, avvenimento che non richiede soltanto uomini con il fucile.
Morire è già una cosa spiacevole, soprattutto quando si è giovani, ma sarebbe ancora più spiacevole e doloroso morire per niente , o soltanto aprire la via agli avventurieri della politica e della dittatura."
Rivoluzio Gilioli
Intanto la battaglia sul fronte di Huesca si fa più difficile.
Equo ricorda:
“Occupammoil cimitero di Huesca a circa 4 km dal centro e lì rimanemmo fino alla fine perché i fascisti si erano ben fortificati a Huesca .
Tutti i nostri attacchi a Huesca furono respinti per mancanza di appoggi di artiglieria e di aviazione che loro avevano.
Quindi in novembre attaccammo Almudevar.
Una sera, visitando le nostre posizioni come al solito in macchina con Rosselli, io che ero il suo autista ed il denominato Carnera per la sua statura, portatore sempre del fucile a mitraglia, sentimmo un rumore.
Accesi i fari, vedemmo un gruppo dei nostri artiglieri battere in ritirata perchè l'ufficiale dichiarò di essere senza munizioni. Il Rosselli diede l'ordine di ritornare in linea al fine di evitare una ritirata in disordine. L'indomani i fascisti attaccarono distruggendo tutta la nostra povera artiglieria, ed io stesso portai l'ordine di Rosselli a Luigi Evangelisti che si trovava negli avamposti a Almudevar, di ripiegarsi per misure di sicurezza. Io lì per evitare le zizzanie fra compagni decisi ad abbandonare Rosselli, per rendermi più utile fra i nostri col colonnello Bifolchi, Marzocchi ed altri compagni anarchici, e lì dal fronte recandomi con Berneri, Bifolchi, Marzocchi e Ruffo, presi dalla stanchezza e dal buio, cademmo in un fosso con la macchina e fui ricoverato in ospedale a Tarrega mentre loro continuarono.
Dopo 15 giorni ripresi il mio posto al fronte con questi ultimi. "
Mentre infuriano i combattimenti a Almudevar, arriva in Spagna Rivoluzio. Raggiunge i compagni della Colonna Italiana ma per le sue capacità tecniche viene trasferito ad una compagnia del genio della Divisione Ascaso, diventandone il comandante col grado di capitano. Con questo incarico cura il pericoloso lavoro di fortificazione delle linee ed opera anche a favore delle collettività libertarie, specie per la costruzione di opere stradali.
Siberia ricorda con affetto che
" Al fronte, nei momenti di calma, Rivoluzio insegnava a leggere e a scrivere ai miliziani perché molti erano analfabeti, così convinti nelle loro idee ma senza cultura né istruzione .
Faceva anche il barbiere perché si tenessero un pò e siccome arrivò con una scorta di medicine a uso corrente (aspirine etc.) , appena uno stava poco bene , lui aveva subito il necessario per metterlo a posto subito tant'è vero che quando in una famiglia si ammalava il bambino, le donne lo supplicavano di andare a salvarlo. Quasi sempre si trattava di cose leggere che passavano con poco, ma doveva sempre discutere, dicendo che non era medico e che bisognava cercarne uno.
Anche per questo non riuscì a staccarsi da tutta quella brava gente che aveva tanta fiducia in lui e che lo riteneva come indispensabile tra di loro."
Il 28 agosto, in un duro scontro con i fascisti, tra i feriti della Colonna, vi è anche Renzo Cavani che viene trasferito alla frontiera di Port- Bou dove svolge compiti di sorveglianza insieme a Siberia.
"Nel gennaio '37 la situazione diventava sempre più critica, la disciplina militare si organizzava e non potevamo fare un'offensiva importante perchè ci mancava l'artiglieria e l'aviazione.
Così morirono molti compagni, Cieri, Vittorio Golinelli di Mirandola Peresino, Orsetto, miei amici personali, combattendo solo con la loro energia e volontà; ma ciò non basta per vincere una guerra organizzata e sostenuta dal capitalismo internazionale come lo erano i fascisti. "
Equo Gilioli
Fra il 7 e l’8 aprile del 1937 anche Luigi Evangelisti rimane ferito nel combattimento del Carronal.
Luigi deve ritornare a Parigi e, dopo un periodo di degenza, nell’ottobre dello stesso anno, tenta di raggiungere la Spagna con l’anarchico Bifolchi Giuseppe , ma viene arrestato alla frontiera franco-spagnola e condotto alle carceri di Perpignan.
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