MODENA ROSSONERA
LIBERTARIA-ANARCHICA
ANARCOSINDACALISTA

Premessa

Questo lavoro di ricerca nasce dall'esigenza di ripercorrere le tappe del sindacalismo anarchico a Modena, protagonista attivo delle lotte dei lavoratori della città, fino al fascismo. "Selezionando" minuziosamente tra le carte e i documenti disponibili nei vari archivi e biblioteche di Modena, siamo riusciti a ricostruire gli eventi e la storia di personaggi che hanno contribuito a realizzare, attraverso lo strumento del sindacalismo, una trasformazione della società in senso libertario: un tentativo di cambiamento che si evidenzia nei passaggi che abbiamo scelto di ripercorrere in questo testo. Avremmo potuto condire il tutto maggiormente, magari dedicando qualche pagina in più anche al contesto nazionale che si stava sviluppando in quell'epoca in Italia, ma ci siamo volutamente limitati a risaltare la situazione locale dai primi anni del '900 fino al fascismo, per la volontà nostra di ricostituire la sezione U.S.I modenese.
La finalità di questo opuscolo è quella di portare alla luce fatti e personaggi anarchici e libertari, sindacalisti e lavoratori che costituirono una buona parte del tessuto sociale modenese. Non è una semplice cronologia, ma vuole essere una dimostrazione effettiva che Modena e la sua gente vivevano all'interno di un contesto sociale e culturale rivoluzionario, con sentimenti rivolti alla solidarietà tra gli individui e con valori come l'emancipazione e la libertà.
Considerando questi aspetti, crediamo che la politica di partito e dei suoi sindacati maggiori abbiano strategicamente impegnato una buona parte delle loro forze per far si che ogni impronta rivoluzionaria venisse rimossa, infatti "Dove le correnti sindacaliste non furono liquidate dal fascismo e dal bolscevismo, provvidero le democrazie occidentali mediante un mix di repressione e integrazione.
L'azione diretta è tornata all'ordine del giorno negli ultimi decenni del XX secolo e con essa l'interesse per il sindacalismo rivoluzionario. Con la fine dell'età dell'oro del capitalismo, i decenni seguenti, la seconda guerra mondiale, con lo sviluppo di lotte di massa radicali, con il diffondersi di una critica diffusa alle burocrazie partitiche e sindacali e allo stesso parlamentarismo, con l'esaurirsi del mito sovietico, alcune questioni radicali sono tornate all'ordine del giorno."
(tratto da: Il sindacalismo rivoluzionario in Italia, Alibrando Giovannetti, ed. ZiC)
Condividiamo anche l'analisi di Cosimo Scarinzi che ritiene che "non vi è alcuna significativa continuità organizzativa tra sindacalismo dei primi decenni del '900 e autonomia operaia della fine dello stesso secolo. La stessa ripresa dell'interesse storico per queste vicende si è data a partire dalle questioni d'oggi. Un nuovo movimento d'opposizione sociale ha suscitato l'energie intellettuali che hanno portato diversi gruppi di compagni a cercare le radici della propria prassi."


U.S.I. Unione Sindacale Italiana
Il sindacalismo anarchico prima della nascita dell'U.S.I

Alla fine dell'800 un clima politico rivoluzionario caratterizzava l'Italia, scioperi a causa del caro viveri e della disoccupazione, repressione dura nei confronti della popolazione che non accettava le condizioni di vita a cui era sottoposta. Protagonisti di queste lotte erano i lavoratori, molti dei quali riuniti in leghe di resistenza e società operaie di mutuo soccorso (SOMS). A Modena ricordiamo la lega dei muratori (che aderirà poi all'U.S.I), quella dei fornai, braccianti ecc.
Dopo il grande sciopero del 1904 la presenza sindacalista in Italia inizia a declinare e nel 1906 viene costituita la Confederazione generale del lavoro (CGdL) da parte dei riformisti.
Nel 1907 è costituito il Comitato nazionale della resistenza, che trova il più solido punto di riferimento nella Camera del lavoro di Parma. E proprio a Parma nel 1908 i lavoratori sono protagonisti di un durissimo sciopero agrario, dopo il quale numerose organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie decidono di rientrare nella CGdL, ma inizia anche un lavoro di penetrazione nel settore meccanico e in altre categorie industriali.
Per coordinare le organizzazioni che si riconoscono nel sindacalismo rivoluzionario nasce nel 1910 il Comitato dell' azione diretta. I temi dello scontro con la CGdL sono il rifiuto del burocratismo confederale e della mediazione parlamentare, la pratica dell'azione diretta, la concezione dello sciopero generale come strumento di rottura, la centralità delle Camere del lavoro rispetto alle federazioni nazionali, l'autonomia organizzativa e finanziaria delle leghe e delle Camere del lavoro.
I sindacalisti rivoluzionari trovano spazi d'azione anche per la situazione di crisi economica e per l'offensiva delle organizzazioni padronali. I punti di forza sono le leghe dell' Emilia e della Toscana, i metallurgici di Torino, Milano e Piombino, i braccianti pugliesi. Non aderiscono, ma si riconoscono nell' indirizzo sindacalista, la Camera del lavoro di Ferrara e il potente sindacato dei ferrovieri ( 90.000 iscritti ).


Questa era la situazione nella Provincia di Modena nel 1911:
"Delle tendenze che dividono e suddividono il partito socialista, prevale in questa città e nel primo circondario della Provincia la tendenza riformista, alla quale appartengono i dirigenti della locale Camera del lavoro (CGdL) e delle maggiori organizzazioni economiche e politiche del partito.
La fazione sindacalista o intransigente (che costituirà l'U.S.I) ha però larghe aderenze specialmente tra alcune classi operaie, come muratori e braccianti, le cui leghe sono generalmente dirette da propagandisti che, per la loro combattività, esercitano grande influenza sulle direttive del partito, i quali si servono anche del periodico "La Bandiera del Popolo" che si pubblica a Mirandola e va assumendo larga diffusione anche negli altri circondari della Provincia. Questi propagandisti, quali De Pietri Tonelli Germano di Carpi, che ha funzionato in questi ultimi mesi da segretario della Camera del lavoro di Mirandola (che aderirà all'U.S.I), Vecchi Nicola, Bertani Mario, Vincenzi Zelindo, i fratelli Chiossi, tutti muratori di Modena, progettarono senza riunirsi, di istituire in Modena una Camera del lavoro Sindacalista (U.S.I) in contrapposizione a quella riformista già esistente(…)In occasione di agitazioni economiche e politiche prevale sempre la tendenza rivoluzionaria".
(tratto da un documento della prefettura di Modena del 9 ottobre 1911)
La lega dei muratori a Modena era quella più attiva, vi facevano parte molti lavoratori edili e aveva sede in Via S.Agata 14, ora Piazza Matteotti; la sua esistenza è documentata nei giornali "Bandiera del popolo" dal 1910. L' Adunanza del comitato del sindacato decise "…di portare dal 1 gennaio (1912) la sede a Modena presso la casa dei muratori in via S.Agata 14…"
( Tratto da: La bandiera del popolo, 6 gennaio 1912 Pag 3).
Il 20 gennaio 1912 viene pubblicato sullo stesso giornale l'annuncio del congresso provinciale edile tenuto il giorno seguente presso la casa dei muratori di via S.Agata 14 a Modena.
La casa dei muratori era stata comprata dai lavoratori aderenti alla lega, alcuni dei quali vivevano all'interno dello stesso stabile, di questo troviamo testimonianza in un articolo del 1922 "…considerato che la casa sociale posta in via S.Agata 14 è di legittima proprietà della Lega muratori manovali e fumisti del comune di Modena (…) e che nessuno all'infuori di questi può vantare diritti di sorta…"
(Tratto da: articolo della Gazzetta dell'Emilia 22/11/22)

La nascita dell'U.S.I.

Il 23-24-25 novembre 1912 si tenne a Modena il Congresso nazionale dell'Azione Diretta, inizialmente fissato per i giorni 19-20-21 ottobre e successivamente rinviato a causa dei lavori di mietitura e trebbiatura, poiché molte delle località coinvolte, a prevalenza contadina, avrebbero ostacolato la convocazione delle adunanze delle leghe per deliberare l'adesione al comitato dell'Azione Diretta, e in questo modo si permise ai relatori di avere il tempo di terminare le rispettive relazioni per poterle pubblicare ed inviare alle organizzazioni aderenti.
Nell' USI confluiscono due tradizioni sindacali: quella anarchica e quella sindacalista rivoluzionaria; quest'ultima si era affermata all'inizio del secolo all'interno del PSI, sotto la spinta dell' esempio francese.
Nel dibattito all'interno del congresso emergono le critiche al sindacalismo riformista caratterizzato da politicantismo, accentramento, autoritarismo, burocratismo, corporativismo e idolatria contrapposto al sindacalismo rivoluzionario che si fonda su principi quali il decentramento e autonomia, neutralità partitica, libertarismo, antiburocrazia, combattività e solidarietà di classe.

Tramite l'autogestione delle lotte maturava la sensibilità politica dei lavoratori e si elaboravano nuove tecniche di scontro. Il sindacato in un' ottica libertaria diventa uno strumento di diffusione dei principi anarchici tra i lavoratori, e lo sciopero, che diventa più esteso, acquista un nuovo significato, come collante tra i lavoratori e, integrato con altri metodi, l'arma principale della lotta.

23-24-25 novembre 1912 congresso, tenutosi a Modena, dal quale nasce l'U.S.I
(tratto da: Bandiera del Popolo 23 e 30 novembre 1912)
"Della prima giornata è bene accennare, in questi giorni in cui molti uomini di allora invocano la reazione, questo importante ordine del giorno(o.d.g) per le vittime politiche e per l'Amnistia. Si chiedeva:
a) -Amnistia per tutti I reati di carattere politico, sindacale e militare.
b) -Abrogazione della legge eccezionale Crispi e dell'Art 247 del Codice Penale riguardante l'eccitamento all'odio fra le classi sociali.
c) -La migliore precisazione degli articoli 151-246, 248 252 del CP riguardanti - la violenza private - l'istigazione a delinquere , l'associazione a delinquere e l'eccitamento alla Guerra civile, in modo che non possano più essere usati a scopo di persecuzione politica come lo sono stati fin qui.
d) - La modifica degli articoli 393,394 del CP riguardanti la diffamazione almeno nel senso indicato dal progetto di legge del ministro Orlando.
Tale o.d.g fu, come il corollario, la base per la vasta e vivacissima battaglia per le vittime politiche che per I presunti reati commessi durante la Guerra di Libia ve ne furono una fioritura veramente enorme. La conclusione della intensa battaglia per le vittime politiche fu l'amnistia parziale del dicembre 1912.
La seconda giornata del congresso fu quasi completamente esaurita dalla discussione sui rapporti con la Confederazione del Lavoro (CGdL). La discussione si svolgeva serrata, appassionata e la granparte dei militanti vi partecipa: Ines e Giovanni Bitelli, Furio pace, Barani, Paolo Campi da un lato: dall'altro Amilcare De Ambris, Corridoni, Nencini, Pagani, Sassi, Meschi, Gregori, Guberti il sottoscritto (Alibrando Giovanetti, ndr) ecc…
Ecco l'o.d.g votato:
"Il congresso nazionale dell' azione diretta, riafferma anzitutto il principio dell'Unità operaia necessaria al proletariato per completare le sue conquiste e conseguire i suoi destini;
"rileva che la, come non ha saputo fin qui realizzare l'unità, si dimostra evidentemente incapace a realizzarla nel futuro per la sua tendenza sempre più spiccata a diventare un vero e proprio partito parlamentare,chiuso ed esclusivista, tanto da negare l'accesso alle organizzazioni che non vogliono accettare senza discussione i dogmi politici e sindacali imposti da quella minoranza che per fortuito caso e non senza taccia di frode si è impossessata di essa;
"ritiene superfluo e improduttivamente dilatorio -in base all'esperienza degli ultimi anni- insistere ancora nella risoluzione adottata dal convegno sindacale tenuto a Bologna il 12 dicembre 1910, risoluzione resa frustranca dal contegno della CGdL che ha rifiutato- con settario abuso mal mascherato di cavilli procedurali- l'adesione delle più notevoli e meglio organizzate forze sindacaliste; riconosce che un vero organismo di unità operaia non può esistere in Italia se non si ispira ai principi dell'indifferenza di fronte a tutte le confessioni religiose, della neutralità di fronte a tutti i partiti politici e dell'autonomia sindacale;
delibera quindi:
in omaggio a questi criteri di dar vita a un nuovo organismo nel quale d'accordo con tutte le forze operaie organizzate- estranee alla CGdL- sia possibile attuare seriamente la realizzazione della Unità Proletaria Italiana, sulle indicate basi dell' aconfessionalismo, dell'apoliticismo di partito e dell'autonomismo sindacale.
Il congresso fa perciò invito alle organizzazioni che accettano quest'ordine di idee di aderire senz'altro al nuovo istituto unitario lasciandole libere di tenere verso gli organismi nazionali esistenti quell'atteggiamento che crederanno più conveniente ai fini della conservazione dell'Unità locale".


Nel novembre 1912 aderivano all'U.S.I 87.710 lavoratori di cui 18.000 solo a Parma e 17.000 alla Camera del Lavoro della bassa modenese; si manifesta da subito l'importanza dell'Emilia Romagna come culla del sindacato libertario.
Il 21 dicembre 1912 si tenne il congresso edile provinciale alla casa dei muratori in via S.Agata 14.
(Tratto da: articolo della Gazzetta dell'Emilia 22/11/22)


Nel 1913 l' USI organizza 101.129 lavoratori, di cui 14.000 a Modena, contro i 300.000 della CGdL, ma l' organizzazione deve subire una grave spaccatura a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale. Mentre le leghe dirette dagli anarchici rimangono coerentemente neutraliste, la maggioranza dei sindacalisti rivoluzionari si dichiara favorevole all' intervento in guerra dell' Italia.
Gli aderenti diminuiscono notevolmente durante gli anni di guerra ( circa 50.000 ), ma poi nel dopoguerra l' USI conosce un notevole sviluppo, arrivando ad organizzare mezzo milione di lavoratori.
Il 2 febbraio 1913 si tenne il convegno delle leghe di Modena e Carpi, da cui nasce la Camera del Lavoro Sindacalista a Modena che aderisce all'U.S.I. Lo stesso giorno anche a Mirandola, le leghe della bassa partecipano in maggioranza al congresso costitutivo della locale Camera del lavoro sindacalista, aderendo anche loro all'U.S.I.
La Camera del lavoro sindacalista stabilisce la propria sede a Modena in via S. Agata 14, con una succursale a Mirandola.
Con la costituzione della Camera del Lavoro sindacalista l' unificazione sindacale non è dunque raggiunta, ma si chiariscono definitivamente le posizioni all' interno del movimento sindacale, che si divide verticalmente: da una parte i sindacalisti rivoluzionari e gli anarchici (nell'U.S.I), dall' altra i socialisti intransigenti (CGdL).

L'U.S.I nel primo semestre del 1914 poteva contare su 123.556 associati con massima concentrazione a Parma dove si contavano 271 leghe con 39.041 aderenti. La Camera del Lavoro Sindacalista (U.S.I) di Modena si rivela anch'essa tra le organizzazioni aderenti all' USI, seconda solo a Parma per numero di iscritti.

Luglio 1914: scoppio della prima guerra mondiale
Con lo scoppio della guerra l'Italia si divide tra interventisti e non interventisti. Anche all'interno dei sindacati si verificano scontri e spaccature; all'interno dell'U.S.I, la cui anima libertaria rimane coerente con i principi antimilitaristi, avviene la prima spaccatura con le Camere del lavoro di Parma e Milano che seguono la linea interventista. A Modena nel maggio del 1915 l'U.S.I si riunì a Consiglio Generale per discutere il doloroso e difficile tema dell'interventismo.
A Modena la Camera del lavoro sindacalista (U.S.I), diretta prevalentemente da anarchici, non solo si schiera decisamente contro l' intervento, ma diventa un punto di riferimento per il fronte neutralista dell' USI, che fa da contraltare a quello interventista della Camera del lavoro di Parma (aderente all'U.S.I).
Manifestazioni di protesta nelle piazze e incidenti con i nazionalisti e con la polizia non mancano in tutta Modena e provincia: molto importante è il ruolo delle donne che si organizzano in massa per protestare: nel dicembre 1916 gruppi di donne provenienti dalle campagne tentano di coinvolgere nella protesta contro la guerra le operaie della Manifattura tabacchi.
Un esempio significativo lo dimostra uno dei tanti scioperi che hanno caratterizzato quel periodo di grandi proteste; a Mirandola uno sciopero si conclude con 150 arresti, tra i quali solo 10 maschi, 38 manifestanti inviati al fronte e 11 lavoratori licenziati. Questo sciopero è stato considerato il più importante di quel periodo su scala nazionale per la sua ampiezza e violenza, purtroppo terminato con una durissima repressione.


Nell'aprile 1916 l'esponente più importante dell'U.S.I nel modenese è Alibrando Giovanetti, che si era trasferito a Modena dove venne nominato segretario della Cooperativa braccianti.
La guerra finisce e nel 1919 l'U.S.I conta 180.000 aderenti a livello nazionale e arriva nel 1921 a contare mezzo milione di lavoratori che aderiscono alla sua lotta.
Nel 1919 la Camera del Lavoro Sindacalista di Modena (U.S.I) è diretta da Nicola Vecchi e conta 10.000 lavoratori tra agricoli ed edili.
Il dopoguerra si apre con un' importante iniziativa unitaria: nel marzo 1919 il partito socialista, il gruppo libertario e le due Camere del Lavoro firmano un accordo per "l' unità proletaria".
In questi giorni a Modena viene indetto un comizio, inizialmente tenutosi nel salone di via S.Vincenzo, ma portato a grande richiesta in Piazza Grande, a cui partecipano come oratori, per la CdLS, Armando Borghi, e per la Federazione Anarchica Emiliana, Mancinelli.
Il 20 e il 21 luglio, sempre nella nostra città, viene indetto invece un grande sciopero generale dalla camera del lavoro Unitaria (CGdL), da quella Sindacalista (U.S.I), del Gruppo Libertario e della Federazione Provinciale Socialista.

In questi anni le due organizzazioni sindacali conoscono un forte sviluppo: nel 1920 la Camera del Lavoro Unitaria raccoglie 40.000 iscritti, che saliranno a 65.000 con l'adesione dei contadini, mentre quella Sindacalista (U.S.I) inquadra 17.000 lavoratori.
Cercando documentazione negli archici modenesi abbiamo trovato un volantino che era stato diffuso davanti ad alcune fabbriche il 3 luglio del 1919 e sequestrato dalla polizia. Questo il testo:

"LAVORATORI!
Ancora una volta le preoccupazioni vostre di fronte al continuo rincarare dei generi alimentari, l'istinto di vivere, il voler vivere nel miglior modo possibile, v'inducono a discutere tra di voi vi costringono a comiziare a protestare contro chi è la causa di questo stato di cose, contro chi è colpevole dei vostri triboli, delle vostre miserie.
Ad agitarvi, a far sentire la vostra protesta, a dimostrare che siete tutt'altro che contenti dell'attuale disordine sociale, fate bene, compiteun po' del vostro dovere e noi, lavoratori come voi, saremo al vostro fianco sempre e dovunque; però come vi abbiamo sempre detto per il passato, e cioè fintantoché darete nelle mani dei vostri padroni il prodotto del vostro lavoro a nulla varrà il farvi aumentare la mercede di qualche centesimo perché il padrone ve li riprenderà subito facendovi pagare a maggior prezzo la merce che vi abbisogna, così ora, di fronte al caro-viveri, vi ripetiamo: che coi vostri comizi colle vostre manifestazioni a carattere quietista non ne potrete ottenere che vantaggi insignificanti, irrisori e momentanei, che quindi noi lavoratori abbiamo il diritto e siamoin dovere mercè la nostra azione, la nostra forza, di trasformare, di rivoluzionare quest'iniqua società borghese, capitalistica, che è causa, per noi, di tante miserie, di tanti dolori, di tanti lutti.
Come in Russia, come in Ungheria ed in altri paesi, noi dobbiamo far si che dei prodotti della terra e delle officine ne abbia a godere soltanto che ha lavorato chi ha prodotto. E' ora di finirla che chi non lavora, chi non fatica gode tutti i piaceri della vita, mentre a voi è imposto il lavoro, l'ignoranza, la miseria, la fame ed anche la morte; è ora di finirla di pretendere da noi soltanto dei doveri, il dovere di lavorare, di morire nell'officina, nella miniera e sui campi della strage, della guerra, il dovere di servire sempre; soltanto chi lavora chi produce ha il diritto di mangiare, di comandare.
LAVORATORI!
Non è l'aumento del salario o la diminuzione di cinque centesimi al chilo sul prezzo delle patate che noi dobbiamo reclamare, ma è la Rivoluzione Sociale che dobbiamo fare, è l'abolizione dello sfruttamento dell'oppressione capitalistica che dobbiamo volere, è il Comunismo Anarchico che dobbiamo instaurare. All'opra dunque con fede, con entusiasmo, con coraggio, con spirito di sacrificio e la vittoria sarà nostra…
Abbasso il regime capitalista!W la Rivoluzione Sociale!
W il comunismo anarchico!
Gli Anarchici"

Da alcuni documenti della questura e della prefettura di Modena apprendiamo azioni e relazioni delle due Camere del Lavoro, quella Unitaria e quella Sindacalista. In uno di questi documenti il prefetto comunica che il 31/1/1920 si tenne un congresso a Mirandola, il VII congresso camerale della Camera del Lavoro Sindacalista, "nel quale vennero trattati tutti gli argomenti di attualità, politici ed economici, come le elezioni politiche a riguardo delle quali confermò i propositi di astensionismo, gli scioperi generali dei postelegrafonici, e dei ferrovieri a cui si sarebbe voluto dare carattere prettamente rivoluzionario; le agitazioni per il caro viveri e per la disoccupazione...".
Un documento della prefettura riporta alcune delle decisioni prese nel congresso della Camera del Lavoro Sindacalista (U.S.I); sul problema della disoccupazione riporta: "…il fenomeno della disoccupazione frutto dell'attuale ordinamento borghese, non può essere risolto che transitoriamente mediante l'azione di piazza dell'operaio, imponendo l'esecuzione dei lavori pubblici e occupando, da parte dei contadini, le terre incolte". Sulla cooperazione "…riconosce che essa è favorita dagli elementi riformisti a scopo di interessi individualistici e politici ed aiutata dallo Stato, perché vede in essa un mezzo conservatore dei propri privilegi", ma nel frattempo "ammette che essa possa essere tollerata, solo quando sia di sussidio alla lotta di classe esplicata dal Sindacato Rivoluzionario".
Nel congresso inoltre, continua a riferire il Prefetto, " si deliberò che in ogni comune si passi immediatamente alla formazione dei consigli operai e contadini come completamento dei Comitati Locali…".
Al congresso si decise inoltre la pubblicazione del giornale "Bandiera Operaia".
In un telegramma della prefettura troviamo invece considerazioni sulla CdLS (U.S.I): "Nel febbraio del 1920 la posizione della CdLS (U.S.I) è intesa a dare un senso rivoluzionario agli scioperi in corso (dei ferrovieri e dei postelegrafonici che scioperarono dall'Appennino alla Bassa modenese) e alle lotte contadine (manifestazioni di piazza, imposizioni di lavori pubblici, occupazioni delle terre incolte)", avallando l'azione spontanea delle masse in senso rivoluzionario, al contrario di quella Socialista Unitaria "che è più per una contrattazione o per lo meno per livellare le richieste operaie (azione mediata)".
Un altro documento della questura con oggetto: attivisti sindacalisti per l'organizzazione dei contadini boari ed affini, riporta: " Fin dallo scorso agosto i dirigenti la locale CdLS vanno spiegando grande attività (…) così settimanalmente i noti Messerotti Vittorio, Chiossi Vincenzo e Bonacini Ugo, che costituiscono anche la mente direttiva del fascio Libertario-Anarchico di Modena e provincia, sono andati svolgendo e intensificando la loro propaganda in alcuni comuni del primo circondario (…)".
[Per il primo circondario si intendeva Marano, Fiorano, Ravarino, Sassuolo, ma in particolare frazioni di Modena come Cognento, Pagatine, S.Cataldo, Saliceta S. Giuliano, Cittanova, Ponte S. Ambrogio e Freto]


A Modena nel luglio del 1920 inizia il periodo delle occupazioni delle fabbriche
Il 1920 è caratterizzato dalle grandi proteste e dagli scioperi che sfoceranno nell'occupazione delle fabbriche, quello che è notoriamente conosciuto come il "biennio rosso".
Anche a Modena i lavoratori organizzati nelle varie leghe, associazioni e nei sindacati, migliorano le proprie condizioni di lavoro e fanno grandi passi grazie alle imponenti lotte e al ruolo delle Camere del Lavoro che, oltre ad essere uno strumento per il collocamento, assumono man mano una connotazione politica in cui i lavoratori si identificano. I padroni e la borghesia modenese non accettando questo stato di cose, scatenano la loro reazione con la repressione della polizia e il mancato rispetto degli accordi presi con i sindacati.
Da alcuni documenti del 1920 si conoscono i movimenti dei lavoratori durante l'occupazione delle fabbriche, uno di questi (fascicolo Giustizia e Pubblica sicurezza n°II n°16073) con oggetto "La grave agitazione degli operai metallurgici" racconta la presa delle fabbriche Luigi Rizzi (via Fanti 3), Neri & Vezzani (via Nonantolana) e Fermo Corni alla Sacca "…gli operai stessi mediante scalate ai cancelli e ai muri di cinta riuscirono ad aprire le porte(…) prendendo così possesso dei singoli stabilimenti (…)", il documento riporta anche l'avviso di una riunione dei lavoratori in merito ad un eventuale possesso delle Officine Meccaniche Italiane (alla Sacca). L'occupazione di queste fabbriche durò 3 giorni senza alcun incidente. Da un altro documento del Ministero degli interni si sa inoltre che "…Risulta però che nelle officine meccaniche sono stati raccolti moschetti e una buona parte del personale è provvisto di rivoltelle. Pare si tenti di fabbricare persino bombe. In detti stabilimenti nel periodo bellico si lavoravano proiettili."

L'eccidio di Piazza Grande

Il 5 aprile del 1920 a San Matteo di Decima di Persiceto, nel bolognese, nel corso di un comizio promosso dalla Camera del lavoro anarchica per discutere la proposta di un nuovo patto colonico, i carabinieri presenti, dopo aver tentato di interrompere la manifestazione, aprono il fuoco uccidendo l' oratore Sigismondo Campagnoli e altri sette lavoratori.
Le proteste per l'eccidio di Decima sono diffuse.
A Modena le Camere del lavoro proclamano uno sciopero generale per il 7 aprile. La mattina alle 11 si svolge una manifestazione in largo Garibaldi. Poi i lavoratori vengono riconvocati per un' altro comizio nel pomeriggio, da tenersi nel piazzale davanti alla Camera del lavoro unitaria. La forte partecipazione di lavoratori ( il Domani parla di 15.000 persone) convince i dirigenti camerali a spostare la manifestazione in Piazza Grande.
Mentre i lavoratori attendono che inizi la manifestazione, i dirigenti camerali si recano in Municipio per chiedere l' autorizzazione a parlare dal balcone. Nel frattempo i carabinieri presenti nella piazza cercano di sequestrare la bandiera della Lega proletaria, che reca la scritta "giù le armi" poi, improvvisamente e senza alcuna ragione, aprono il fuoco sui manifestanti. Rimangono uccisi Evaristo Rastelli, un venditore ambulante, Antonio Amici, Linda Levoni, l' agricoltore Ferdinando Gatti e Stella Zanetti. Altri 15 lavoratori sono feriti in modo grave e devono essere ricoverati in ospedale.
A seguito dell' eccidio le Camere del lavoro proseguono nello sciopero generale, che si conclude dopo quattro giorni, in occasione del funerale delle vittime; ma la conseguenza più diretta è la decisione degli anarchici modenesi, di concerto con la federazione giovanile socialista, di armarsi per difendere le manifestazioni operaie. Per tale ragione organizzano, nella notte tra il 15 e il 16 maggio, il furto di alcune mitragliatrici da una caserma di Modena. Le indagini consentono l' individuazione dei responsabili, e vengono arrestati 28 dirigenti della Camera del lavoro sindacalista, della Federazione comunista anarchica e della Federazione giovanile socialista, parte dei quali sono poi condannati a pene detentive tra i due e i quattro anni.


Forniamo l'elenco degli arrestati che facevano parte della CdLS e le loro generalità (Gazzetta dell'Emilia 30/31 maggio 1920): Masserotti Vittorio, 39 anni Muratore uno dei più autorevoli e dei propagandisti più noti della CdLS
Nencini Carlo, 39 anni propagandista abitante in via S.Agata 14, Segretario della CdLS
Chiossi Vincenzo, 27 anni Meccanico
Vincenzi Zelindo, 27 anni barbiere
Torricelli Ettore, 35 anni, Muratore abitante in via S.Agata 14
Bellelli Umberto, 19 anni ferroviere
Bonacini Ugo, 27 anni abitante in via S.Agata 6
Cremonini Bernardo, 21 anni impiegato di S.Agata Bolognese
Monzani Otello, 28 anni muratore abitante in via S.Agata 8
Terreni Arturo, 18 anni muratore
Ghinelli Agostino, 28 anni fattorino
Siti Ettore, 26 anni marmista
Baroni Bruno, 19 anni falegname
Malpighi Arturo, 38 anni contadino
Bergamini Giovanni, 21 anni impiegato
Bosi Antonio, 40 anni falegname
Malverti Gino, 32 anni falegname
Malverti Luigi, 35 anni bracciante
Marotti Ettore, 36 anni meccanico
Righi Luigi, 38 anni bracciante

 

Errico Malatesta a Modena (3 gennaio 1920)

Nel dicembre 1919 dopo cinque anni di esilio, avendo riottenuto il passaporto, Malatesta riuscì ad arrivare in Italia tra gli applausi e l'entusiasmo di tantissime persone. Iniziò a girare l'Italia facendo comizi e appoggiando le lotte e le occupazioni delle fabbriche; arrivò a Modena il 3 gennaio del 1920, alle 13, accolto dai lavoratori che avevano abbandonato in massa le fabbriche alla notizia del suo arrivo.
L'iniziativa, partita dall'Unione Sindacale Italiana, di Bologna, accolta dalla Camera del Lavoro Sindacale (U.S.I) e dal Gruppo Anarchico Libertario di Modena, appoggiata più o meno platonicamente, dalla Camera del Lavoro Socialista (CGdL) della nostra città, fece convenire alla stazione per l'ora stabilita centinaia di operai, muratori, organizzati, principalmente sindacalisti, con vessilli rossi e neri. Il comizio, in cui oltre a Malatesta parlarono Borghi e Messerotti, si tenne nel pomeriggio in Piazza grande alla presenza di circa 3000 persone.
In un articolo della Gazzetta di Modena del 3 gennaio del 1920 compare anche una breve intervista a Malatesta in cui dice:
"Abbiamo colto l'occasione per chiedere ad Errico Malatesta quali siano le sue intenzioni, quale sia il suo programma. Egli ci ha detto:
La borghesia è impotente a risolvere i problemi che essa stessa ha aggravato: e l'Italia finirebbe per divenire una nazione di decimo ordine, sfruttata e disprezzata dagli inglesi e da americani.
Venendo in Italia dopo cinque anni di esilio, ho avuto la sensazione che il popolo sia stanco, cosciente e deciso a farla finita. Ora sta alla borghesia e al governo di prendere i loro provvedimenti. Se sapranno comprendere i tempi e adattarsi alla situazione forse riusciranno a trascinarsi ancora: se invece vorranno reprimere, tanto meglio, allora la rivoluzione scoppierà e distruggerà l'attuale organizzazione, per opera e volontà delle masse".
Come siete ritornato in Italia?
In seguito all'ultima amnistia. Il governo mi negava il passaporto: all'on. Modiglioni che si interessava in mio favore il Pres. del Cons.- al quale io scrissi due lettere rimaste senza risposta- dichiarò che non voleva lasciarmi tornare per non essere obbligato a farmi arrestare. Allora cercai di tornare di contrabbando, tanto più che, venuto il passaporto, il governo francese messo sull'avviso mi negava il passaggio. Finalmente , grazie alla protezione datami dal capitano Giulietti, potei imbarcarmi sopra un piroscafo dello stato che mi sbarcò a Taranto donde raggiunsi Genova.
Quali sono i vostri progetti attuali?
Oggi vado a Bologna, donde mi recherò ad Ancona a rivedere gli amici. Col 25 del mese assumerò la direzione di un quotidiano anarchico "Umanità Nuova" che si pubblicherà a Milano".

Su Il Domani, giornale socialista, del 4 gennaio 1920 troviamo invece un riquadro con il saluto a Malatesta:
"Questo antico e valoroso assertore delle idealità libertarie e comunistiche torna dall'esilio acclamato dalle folle entusiaste che con tanto ardore lo apprezzano e amano. Al pugnale milite della grande idea il nostro sincero ben venuto nella lieta speranza di averlo tra noi."

Malatesta fu arrestato un anno dopo e in tutta Italia i lavoratori protestarono contro la sua detenzione. Da un documento della questura di Modena del 24 marzo 1921 veniamo a conoscenza delle proteste che furono intraprese a Modena.
Oggetto: Sciopero di protesta per la detenzione di Malatesta
"Come manifestazione di protesta per la prolungata detenzione di Malatesta la locale Camera del Lavoro Sindacalista decise iersera lo sciopero generale per la giornata di oggi. La camera del lavoro Unitaria non ha aderito allo sciopero ed a tale mancata adesione ha informato gli organizzati propri e la cittadinanza col manifesto già affisso.
Allo sciopero partecipano finora soltanto i muratori. Si lavora invece in tutti gli altri stabilimenti.
Nella manifattura tabacchi si era manifestato dissenso tra quelli che volevano aderire allo sciopero e quelli che vi erano contrari, è prevalso l'opinione di questi ultimi e il lavoro è stato anche li iniziato regolarmente.
"Disposto opportuno servizio di vigilanza a tutela dell'ordine pubblico e libertà di lavoro anche con camions. Ieri sera stesso provvidi perché stamattina restassero consegnate a disposizione della pubblica sicurezza cento uomini di truppa e stamani in seguito alle notizie dei gravi fatti di Milano, che potrebbero avere ripercussioni anche in questa città, ho richiesto all'autorità militare sia a disposizione anche lo squadrone di cavalleria.
Ritengo opportuno far presente che, essendovi in Mirandola una camera del lavoro sindacalista aderente a questa di Modena, sarebbe il caso di avvisare quel sottoprefetto per le misure di vigilanza da adottare in quel circondario nel mantenimento dell'ordine pubblico e la tutela della libertà del lavoro, poiché il maggior numero di leghe di quel circondario hanno tendenze sindacaliste anarchiche."

La violenza fascista contro le organizzazioni dei lavoratori
Il fascismo fu senza dubbio uno dei momenti più bui per l'U.S.I, difatti, mentre i partiti possono ancora vivere e le altre organizzazioni operaie possono ancora, bene o male, funzionare, l'U.S.I è stata distrutta nei suoi sindacati, nelle sue numerose CdLS e perfino nella sua sede centrale.
Il primo tentativo di aggressione ad una Camera del lavoro è compiuto a Carpi l' 11 dicembre 1920.
Il 10 gennaio 1921 i fascisti tentano di penetrare nella Camera del lavoro di Modena. Il 21 gennaio alcuni fascisti si avvicinano alla sede camerale di Modena e sparano contro le finestre dell' edificio.
Tre giorni dopo i fascisti assaltano di nuovo la camera del lavoro di via del Carmine, che viene incendiata. Il 25 gennaio è assaltata e incendiata la Camera del lavoro di Carpi e il 30 gennaio devastate la Casa del popolo di Fossoli e la Cooperativa di consumo di Novi di Modena.
Il 24 marzo è di nuovo assaltata dai fascisti la Camera del lavoro di Carpi, che viene incendiata e completamente distrutta. In aprile è distrutta la Casa del popolo di Vignola. Il 12 aprile occupano abusivamente la Camera del Lavoro di Mirandola, adibendola a sede del fascio locale.
In maggio è incendiata la Camera del Lavoro di Finale Emilia.
Un'altra testimonianza del clima di repressione che caratterizzò questo periodo la troviamo in un documento della Prefettura della provincia di Modena del 29 maggio 1922 in cui si dice che erano vietati, per motivi di ordine pubblico, comizi pubblici, cortei e processioni di qualsiasi genere.
A seguito dello sciopero legalitario degli inizi di agosto del 1922, il 5 agosto è incendiata la Camera del Lavoro di Modena, la Cooperativa di consumo di San. Lazzaro e quella dei Mulini nuovi; è incendiata anche la Cooperativa muratori di Novi. Il giorno dopo, il 6 agosto, i fascisti tentano, senza riuscirci, di assalire anche la Camera del Lavoro Sindacalista di via Sant'Agata a Modena. "In Emilia è da segnalare la violenta repressione attuata dai fascisti contro i sindacalisti dell'USI di Modena e della provincia, culminata con l'occupazione e la distruzione, dopo lunga resistenza da parte dei nostri compagni, della locale camera del lavoro sindacalista."
(Tratto da: Gianfranco Careri, Il sindacalismo autogestionario, a cura dell'USI, pag 85)
Un documento del Ministero dell'Interno destinato alle Prefetture italiane ci informa della costituzione di un gruppo anarchico in Francia che avrebbe scritto un documento di prossima pubblicazione anche in Italia.
"E' stato fondato ed ha in sede in Parigi, presso tal Fernandel, 14 rue de Repos, la così detta "Opera internazionale di edizioni anarchiche", la quale si propone di diffondere in diversi luoghi le pubblicazioni ritenute importanti ai fini della propaganda anarchica.
E' stato all'uopo preparato un appello ai libertari- che probabilmente sarà pubblicato sui giornali i quali sono sulle stesse direttive- in cui è detto che "l'anarchismo ha bisogno di trasformarsi in correnti più ampie: che i compagni di ogni luogo debbono elevarsi progressivamente nel pensiero e nell'azione fino ad un'internazionale vivente e positiva; che gli anarchici, sebbene siano poveri e poco numerosi, dovranno essere in grado di confutare le menzogne dei loro detrattori, tenendo presente che i principi e i metodi d'azione anarchica hanno questo particolare: che essi attaccano di fronte ed hanno per scopo la distruzione, dalla base alla sommità, di tutte le forme dell'autorità e di tutte le forze d'oppressione: Stato, Proprietà, Polizia, religione, morale, principi che il patronato che i governi di tutti i paesi combattono con una violenza eccezionale, snaturandoli con una perfidia senza l'eguale."

Il 7 gennaio 1925 il Prefetto della Provincia di Milano decreta lo scioglimento dell'U.S.I su tutto il territorio nazionale ("Rassegna sindacale" parla della possibilità di confluire nella C.G.L).
"Tutti i comuni del primo circondario sono in mano ai fascisti (…) nonostante questo moltissimi cittadini, specialmente nella classe lavoratrice professan principi sovversivi (…)all'azione politica che svolge il fascismo si è da tempo costituito qui in Modena un così detto "Comitato di opposizione" composto come segue:
1. Righi Renzo, avvocato, liberale costituzionale
2. Martinelli Leandro, calzolaio, segretario politico della sezione repubblicana di Modena
3. Coppi Alessandro, avv., popolare, segretario del Partito Popolare Italiano, comitato di Modena
4. Bentivoglio Paolo, pubblicista, segretario politico della sezione socialista Unitaria di Modena
5. Boldrini Geminiano, impiegato privato, fiduciario in Modena del Partito Socialista
6. Chiossi Vinvenzo, perito elettrotecnico, anarchico
7. Bestini dott. Giovanni, farmacista a Sassuolo, segreterio del Comitato di opposizione
8. Pedrazzi Mario, Avv., democratico socialista.
L'azione svolta dal predetto comitato dal suo nascere ad oggi è stata nulla in quanto si è ridotta a qualche platonico ordine del giorno, che non ha avuto nessun seguito (…).
I centri dove il sovversivismo tenta di rientrare e di riorganizzarsi sono i seguenti: Bastiglia, Marano sul Panaro, Nonantola, Novi di Modena e più specialmente la frazione di Rovereto, Sassuolo, Limidi di Soliera, Spilamberto, Vignola(…)."

Nell'ultimo convegno nazionale dell'U.S.I clandestino tenutosi nel giugno del '25 a Genova come rappresentante della sezione modenese partecipò Chiossi Vincenzo in cui tratteggiò la situazione di Modena e provincia e specialmente del mirandolese: "…gli operai edili di Modena città restano come nel passato, fedeli all'U.S.I, alla vecchia camera del lavoro sindacalista". Concludendo disse che i compagni di tutta Italia potevano contare sugli sforzi dei compagni di Modena e provincia.

"Le camere del lavoro vengono distrutte dai fascisti. Il fascismo è uno strumento di controllo e di potere sull'organizzazione operaia socialista e mira a distruggere anche materialmente le rappresentanze operaie (incendi alla CdL)". Da Addobbo Olimpia, Frassoldati Donatella, Seminario di sperimentazione, reperimento, registrazione di fonti di archivio e di stampa, relazione sul lavoro svolto all'archivio di Stato di Modena.

Un documento della prefettura di Modena del novembre 1925 parla della possibile costituzione di un gruppo giovanile anarchico a Modena. Questa informazione deriva da documenti sequestrati, e vengono evidenziati gli intenti rivoluzionari che caratterizzerebbero l'attività del gruppo "stabilendo unità direttive e opportuni contatti; collegamenti fra compagni anche per favorire al caso emigrazione politica clandestina."

Della situazione nel 1926 non abbiamo altre informazioni se non quelle della questura di Modena che in un documento del 26 marzo riporta che il Comitato di opposizione "…costituitosi in questa città per contrapporre l'azione politica del Partito Nazionale Fascista (PNF), ha terminato ogni sua attività tanto da considerarsi sciolto".
Sempre lo stesso documento riporta: "del movimento sindacalista (Unione Sindacale Italiana) non si ha notizie in questo circondario, perché non vi sono che rari ed isolato aderenti, essendo la quasi totalità degli operai iscritti ai sindacati fascisti. Il "Partito Anarchico" con "a capo" il noto Chiossi Vincenzo, non ha che pochissimi aderenti. In questi tempi si è mantenuto estraneo assolutamente ad ogni atto politico."
Il documento della questura non riconosce il lavoro clandestino che continua per tutta la durata della dittatura fascista, l'abbiamo riportato perché ci da una conferma dell'esistenza dell'USI, sciolto nel gennaio '25, e della tradizione anarchica modenese.


La fine della sede dell'USI a Modena.

Abbiamo ricordato all'inizio che la sede dell'U.S.I a Modena era nella casa dei muratori situata in via S.Agata 14, in pieno centro. La stessa via cambiò nome durante il fascismo e divenne via Ruini, in onore di un fascista ucciso all'inizio degli anni '20. Negli anni 30 in via Ruini 14 risiede il sindacato edile fascista, notizia confermata da alcuni documenti dell'archivio comunale di Modena. Nel 1933 avvenne la demolizione degli stabili comprendenti Via S.Michele, Via Armaroli, e i numeri civici pari di via Ruini (tra i quali la casa dei muratori, sede U.S.I) per la costruzione di Piazza Impero, ora Piazza Matteotti.

articolo sul progetto di piazza impero, ora piazza matteotti
Situazione delle Organizzazioni Operaie e CdL di Modena e Provincia al 16-3-1921.

1. Camera Unitaria del Lavoro di Modena (aderente alla CGdL)
2. Camera Unitaria del Lavoro di Carpi (aderente alla CGdL)
3. Camera Unitaria del Lavoro di Mirandola (aderente alla CGdL)
4. Camera Unitaria del Lavoro di Pavullo (aderente alla CGdL)
5. Camera Unitaria del Lavoro di Vignola (aderente alla CGdL)
6. Camera Sindacalista di Modena (Aderente all'Unione Sindacale Italiana)
7. Camera Sindacalista di Mirandola (Aderente all'Unione Sindacale Italiana)
8. Unione del Lavoro (Aderente alla Confederazione Italiana dei lavoratori- cattolica)
9. Associazione provinciale contadina indipendente di Modena (Aderente alla Confederazione del sindacato economico)


giornale della camera del lavoro sindacalista (U.S.I) che informa del consiglio generale contro la guerra

I CONGRESSI e CONSIGLI GENERALI DELL'U.S.I

1. Modena 23-24-25 novembre 1912, nasce l'Unione Sindacale Italiana
2. Milano 4-5-6-7 dicembre 1913 (Modena partecipa con 92 leghe che contano 9640 iscritti)
3. Settembre 1914, Consiglio Generale a Parma
4. 22-23 novembre 1914 Congresso della Camera del lavoro di Modena e provincia (fotocopie per contenuti)
5. Modena, 17-18 maggio 1915 Consiglio Generale dell'U.S.I contro la guerra (fotocopia bandiera operaia 22 maggio 1915, dichiarazione)
Nell'immediato dopoguerra l'U.S.I riprende attivamente la sua opera. Si formano sezioni e Unioni dappertutto, i suoi militanti prendono parte - e non poche volte ne sono gli animatori- a tutte le grandi agitazioni del momento, ma è solo nel dicembre '19 che a Parma l'U.S.I riesce a ottenere il suo terzo congresso (20-21-22-23 dicembre 1919), il primo del dopoguerra a cui partecipa anche la sezione di Modena.
1. IV Congresso Nazionale dell'U.S.I a Roma il 10-11-12 marzo 1922, Modena e Provincia partecipa come Camera del Lavoro Sindacale.
Questo 4° congresso si tiene con molto ritardo ( 3 anni dopo il 3°) a causa della situazione eccezionale nella quale si trovano tutte le organizzazioni operaie in Italia, ma che specialmente ha colpito l'U.S.I con l'arresto dei dirigenti, la chiusura del proprio ufficio di segreteria generale e l'impedimento dello svolgersi dei lavori del Consiglio Generale convocato a Bologna.
2. Aprile 1924 Convegno Nazionale di Milano
3. 28-29 giugno 1925 Genova (quello che dovrebbe essere stato l'ultimo Convegno Nazionale dell'U.S.I)

I GIORNALI

L'organo di informazione della Camera del Lavoro Sindacalista è presente sul territorio di Modena e Provincia dal 1910 al 1921 inizialmente col nome di Bandiera del Popolo, modificato in Bandiera proletaria a Operaia nel corso degli anni. Stampato a Mirandola poi in via S.Agata 14 a Modena, sede della CdLS (U.S.I).
La bandiera del Popolo
Dal documento della prefettura di Modena del 14 giugno 1920; oggetto: giornali politici.
"La Bandiera Operaia è un quindicinale che da pochi giorni ha iniziato le pubblicazioni. E' organo della Camera del lavoro sindacalista e come tale segue le direttive dell'U.S.I. Il suo finanziamento è costituito dagli abbonamenti delle organizzazioni dipendenti dalla predetta camera del lavoro, nonché dagli abbonamenti privati e dalla discreta vendita che ha specialmente nel mirandolese. La tiratura è di 3500 copie. Direttore e compilatore principale del periodico stesso è l 'anarchico Messerotti Vittorio, muratore. Lo compilano pure i sindacalisti-anarchici Nencini Carlo, Chiossi Vincenzo, meccanico, Bonacini Ugo, muratore, Comenini Bernardo e altri. Tutti costoro che in linea di moralità non hanno dato luogo a speciali rilievi, si trovano attualmente nelle carceri di S.Eufemia, perché implicati nel noto furto delle mitragliatrici"
La bandiera proletaria
3000 tirature sin dalla prima uscita avvenuta nel marzo 1913.
La bandiera Operaia
Guerra di Classe
Il primo numero di Guerra di classe esce a Mirandola il 17 aprile 1915 dopo che il gruppo parmense sindacalista rivoluzionaria con Alceste De Ambris si sposta su posizioni interventiste, ponendosi, di fatto, fuori dall'U.S.I. la cui maggioranza conserva posizioni antibelliciste e antimilitariste.

PERSONAGGI

CAVANI RENZO
Nato il 30 giugno 1901 a Modena, muratore anarchico. A 17 anni è già nel movimento anarchico. Nel 1923 è condannato in contumacia insieme a GUIDO BUCCIARELLI dalla Corte d'Assise di Modena a trent'anni di reclusione perché accusato dell'uccisione del fascista Gino Tabaroni, avvenuta durante un conflitto l'11 luglio 1921. Nella notte stessa dell'accaduto egli fugge insieme a LUIGI EVANGELISTI (indiziato per la morte del fascista modenese MARIO RUINI). Trascorre un lungo periodo in Russia. E' schedato come anarchico pericoloso. Nel 1928 è in Francia ed entra in contatto con i GILIOLI, fidanzandosi con Siberia, una dei figli di Onofrio. Nel 1932, costretto alla clandestinità, si reca in Spagna con RIVOLUZIO GILIOLI per partecipare alla guerra civile. Dopo un paio d'anni a Parigi, torna nel 1936 in Spagna con un camioncino assieme ad un gruppo di volontari (EQUO GILIOLI, BRUNO GUALANDI, MARIO GIROTTI, LIBERO LUPPI, MICHELE CENTRONE, SOCRATE FRANCHI). Entra a far parte della Colonna italiana Ascaso. Nel 1938 partecipa ai moti di Barcellona. Viaggiando clandestinamente, prima in Francia, poi all'Avana e New York, rientra in Italia dopo la liberazione e muore a Modena il 21 gennaio 1966.
CHIOSSI VINCENZO
Nato a Carpi nel 1893, anarchico attivo nella lega meccanici della Camera del lavoro sindacalista, nel dopoguerra è coinvolto nella vicenda del furto delle mitragliatrici. Scontata la pena, cerca di ridare vita al sindacato libertario. Durante il fascismo mantiene inalterate le proprie posizioni
antifasciste ed anarchiche. Capo officina dell' azienda meccanica Barbieri, alla caduta del fascismo è incaricato dai partiti antifascisti di ricostruire l' organizzazione sindacale. Nel 1945 è tra i fondatori della Camera confederale del lavoro di Modena, poi diventa direttore dell'Ufficio provinciale del lavoro.
CROPALTI ETTORE
Nato a Castelvetro l'8 luglio del 1900, calzolaio anarchico. Partecipa ai moti di Barcellona ed è presso il Comitato regionale F.A.I-C.N.T (Federazione Anarchica Iberica- Confederazione Nazionale Lavoratori). Nel 1940 viene arrestato a Ventimiglia e tradotto a Modena. Nel 1951 è a Vignola e nel '52 a Bologna, dove muore il 25 ottobre 1955.
EVANGELISTI LUIGI
Nato il 30 novembre del 1903 a Modena, muratore anarchico. Costituisce un circolo anarchico in località Madonnina, ma nel novembre 1921 è costretto a fuggire nel nord Europa con CAVANI RENZO E BUCCIARELLI GUIDO. Nel 1929 mentre lavorava a Parigi come edile, la polizia gli contesta rapporti con l'anarchico CAMILLO BERNERI. Nel 1934 lavora in un cantiere con RIVOLUZIO GILIOLI. Parte per la Spagna nel 1936, ferito, ritorna a Parigi. Espulso dalla Francia vive clandestinamente fino al 1939. S'imbarca con RENZO CAVANI per Cuba e infine New York. Non si hanno più sue notizie.
GHINELLI AGOSTINO
Nato a Borgo Panigale (Bo) il 10 agosto 1892, cementista. Proveniente dal partito socialista, nel 1913 aderisce al sindacato provinciale edile e al gruppo anarchico di Modena, partecipando a tutte le agitazioni sociali del periodo. E' coinvolto nel furto delle mitragliatrici organizzato dagli anarchici modenesi dopo l'eccidio del 7 aprile 1920, dove sono uccisi 5 lavoratori. Arrestato, e condannato a tre anni e quattro mesi, ma esce nel gennaio 1923 dal carcere di Castelfranco Emilia per amnistia.
GILIOLI EQUO
Nato il 21 maggio 1910 a Rovereto di Novi, autista anarchico. Emigra con la famiglia in Francia nel 1922 e si stabilisce a Parigi. Qui inizia la sua intensa attività di militante anarchico, insieme al padre. Nel 1936 parte per la Spagna per partecipare alla rivoluzione (è il primo della famiglia Gilioli a partire). Nel 1937 in Francia è ricercato per arresto. Il 5 ottobre del 1940, dopo lo scoppio della guerra mondiale, la polizia politica ordina che "Gilioli venga rintracciato, consegnato alle autorità tedesche e tradotto in Italia per arresto". Vive tutt'ora in Francia.
GILIOLI ONOFRIO
Nato l'8 agosto 1882 a Novi, calzolaio anarchico. Partecipa ai movimenti anarchici e alle lotte della CdLS nella zona di Novi e Rovereto fino a quando, con il sopraggiungere della violenza fascista, nel 1921 è costretto a lasciare il suo paese. Emigra in Francia con la famiglia. Preoccupato per le condizioni dei suoi compagni riesce ad ottenere da una grossa impresa edile di Parigi un contratto di lavoro per una ottantina di operai e organizza la partenza da Modena e da Rovereto. Nel 1924 la casa di O.Gilioli diventa un centro molto attivo di incontro per gli anarchici emigrati. Nel 1933 entra a far parte del Consiglio Federale della Federazione Anarchica dei Profughi Italiani. Nel 1935 viene espulso dalla Francia. Allo scoppio della guerra Spagnola si impegna nel Comitato Anarchico pro-Spagna. Nel 1937 entra in Spagna per poi ritornare a Parigi, ma mantiene contatti con la resistenza spagnola. Nel 1940 viene arrestato e inviato in un campo di concentramento francese, ma non viene consegnato alle autorità italiane. E' deceduto in Francia nel 1968.
GILIOLI RIVOLUZIO
Nato a Rovereto sul Secchia (Mo) il 21 giugno 1903 da famiglia anarchica. Fin da giovanissimo è attivo nel movimento anarchico. Frequenta le scuole tecniche ed è impiegato presso la CdLS di Modena. Nel primo dopoguerra è segretario della F.G.C. anarchica. Coinvolto nel furto delle mitragliatrici perpetuato a seguito dell'eccidio di Modena (aprile-maggio 1920), riesce a sfuggire all'arresto e si rifugia in Francia, dove nel 1921 viene raggiunto dalla famiglia. In Francia si afferma come uno dei più qualificati esponenti dell'anarchismo fuoriuscito, mostrando notevoli capacità sia nell'attività politica che nell'elaborazione strategica. Partecipò alla vasta campagna di solidarietà per Sacco & Vanzetti. Dal '28 al '30 prende contatto con i compagni spagnoli. Rientrato a Parigi collabora all'U.S.I e al suo organo "Guerra di Classe". Nel 1932 partecipa alla redazione unitamente a Camillo Berneri e Antonio Cieri del giornale anarchico Umanità Nova. Nel gennaio del '35 viene espulso dalla Francia, ma vi rimane clandestinamente. Fu attivista convinto contro la guerra Italo-Etiopica. Il 5 dicembre del 1936 entra in Spagna aggregato alla Colonna italiana sul fronte di Aragona. Viene trasferito poi ad una compagnia del Genio della Divisione Ascaso. La sua convinzione che la Spagna rappresenti un'occasione unica per il rinnovamento ed il rilancio del progetto anarchico, lo induce a rimanere in Spagna anche dopo le polemiche e gli scontri tra rivoluzionari e governativi. Nel giugno del 1937 viene ferito da un colpo di mitragliatrice e muore il 21 luglio a Barcellona.
GILIOLI SIBERIA
Nata a Novi il 14 marzo 1908, operaia anarchica. Fa parte di una numerosa famiglia di anarchici attivi antifascisti. Emigra in Francia nel '22. Anch'essa era iscritta alla Rubrica di Frontiera e al Bollettino delle Ricerche per Arresto nel gennaio 1939. Parte per la Spagna alla fine del 1936 dove raggiunge il suo compagno, l'anarchico Renzo Cavani, impegnandosi nei servizi di frontiera di Port-Bou. E' tutt'ora vivente e risiede in Francia.
LUSVARDI FILIPPO
Nato il 6 maggio 1889 a Modena, muratore anarchico. Fa parte di una numerosa famiglia di anarchici (Alfredo, Ildebrando, Bruno e Medardo) attivi in località Madonnina di Modena. Nel 1918 viene condannato a 7 anni di reclusione per diserzione. Indiziato per l'omicidio del fascista Ruini e per il conflitto a fuoco in occasione del corteo funebre che accompagnò la salma al cimitero; non condannato per mancanza di prove, espatria per la Francia nel 1922. E' in Spagna alla fine del '36 con DURRUTI. Nel '37 è di nuovo in Francia. Il 9 novembre del 1940 viene arrestato dalle truppe naziste a Parigi. Successivamente internato in Germania, dopo 17 mesi, il 16 marzo 1942 è consegnato alle autorità italiane al Brennero. 9 giorni dopo è tradotto a Modena. Dopo 2 anni di confino per "attività antifascista e sospetta partecipazione alla guerra di Spagna" viene liberato il 4 settembre 1943 e raggiunge la famiglia in Francia dove vive tutt'ora.


Bibliografia
(testi disponibili presso la Biblioteca Libertaria-Anarchica Unidea via S.Agata 10, Modena)

Il sindacalismo autogestionario. L'U.S.I dalle origini ad oggi. Gianfranco Careri. U.S.I Roma 1991
Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. Alibrando Giovanetti. Ed. ZiC
Il sindacalismo rivoluzionario italiano. Gian Biagio Furiozzi. Ed. Mursia
L'U.S.I dall'età giolittiana all'affermazione del fascismo 1912-1925. Andrea Marzulli, tesi di laurea. Bari 1985
Storia del sindacato a Modena. Claudio Silingardi e Amedeo Osti Guerrazzi. Ed.Cento C.G.I.L- Istituto Storico della Resistenza di Modena

Altri documenti disponibili sul sindacalismo anarchico:
Statuto della Camera del lavoro sindacale in via S.Agata 14, tratto da "Bandiera del popolo" 8 febbraio 1913.
L'anarco-sindacalismo e l'anarchismo. Rapporto di Pierre Besnard segretario A.I.T, 1937
U.S.I Ultimo atto. Il Convegno Nazionale di Genova (28 e 29 giugno 1925)
Statuto dell'U.S.I 1994.
Sono anche a disposizione, articoli di giornali dell'epoca, documenti e materiale utilizzati per la ricerca.


"…una raccolta di dati e notizie richiederebbe tempo e ricerche non facili nelle biblioteche di molte città in quanto i nostri modesti archivi sindacali furono distrutti…dai pionieri della "ricostruzione" in omaggio alla civiltà e alla storia."
Alibrando Giovanetti