MODENA
ROSSONERA
LIBERTARIA-ANARCHICA
ANARCOSINDACALISTA
Premessa
Questo lavoro
di ricerca nasce dall'esigenza di ripercorrere le tappe del sindacalismo anarchico
a Modena, protagonista attivo delle lotte dei lavoratori della città,
fino al fascismo. "Selezionando" minuziosamente tra le carte e i documenti
disponibili nei vari archivi e biblioteche di Modena, siamo riusciti a ricostruire
gli eventi e la storia di personaggi che hanno contribuito a realizzare, attraverso
lo strumento del sindacalismo, una trasformazione della società in senso
libertario: un tentativo di cambiamento che si evidenzia nei passaggi che abbiamo
scelto di ripercorrere in questo testo. Avremmo potuto condire il tutto maggiormente,
magari dedicando qualche pagina in più anche al contesto nazionale che
si stava sviluppando in quell'epoca in Italia, ma ci siamo volutamente limitati
a risaltare la situazione locale dai primi anni del '900 fino al fascismo, per
la volontà nostra di ricostituire la sezione U.S.I modenese.
La finalità di questo opuscolo è quella di portare alla luce fatti
e personaggi anarchici e libertari, sindacalisti e lavoratori che costituirono
una buona parte del tessuto sociale modenese. Non è una semplice cronologia,
ma vuole essere una dimostrazione effettiva che Modena e la sua gente vivevano
all'interno di un contesto sociale e culturale rivoluzionario, con sentimenti
rivolti alla solidarietà tra gli individui e con valori come l'emancipazione
e la libertà.
Considerando questi aspetti, crediamo che la politica di partito e dei suoi
sindacati maggiori abbiano strategicamente impegnato una buona parte delle loro
forze per far si che ogni impronta rivoluzionaria venisse rimossa, infatti "Dove
le correnti sindacaliste non furono liquidate dal fascismo e dal bolscevismo,
provvidero le democrazie occidentali mediante un mix di repressione e integrazione.
L'azione diretta è tornata all'ordine del giorno negli ultimi decenni
del XX secolo e con essa l'interesse per il sindacalismo rivoluzionario. Con
la fine dell'età dell'oro del capitalismo, i decenni seguenti, la seconda
guerra mondiale, con lo sviluppo di lotte di massa radicali, con il diffondersi
di una critica diffusa alle burocrazie partitiche e sindacali e allo stesso
parlamentarismo, con l'esaurirsi del mito sovietico, alcune questioni radicali
sono tornate all'ordine del giorno."
(tratto da: Il sindacalismo rivoluzionario in Italia, Alibrando Giovannetti,
ed. ZiC)
Condividiamo anche l'analisi di Cosimo Scarinzi che ritiene che "non vi
è alcuna significativa continuità organizzativa tra sindacalismo
dei primi decenni del '900 e autonomia operaia della fine dello stesso secolo.
La stessa ripresa dell'interesse storico per queste vicende si è data
a partire dalle questioni d'oggi. Un nuovo movimento d'opposizione sociale ha
suscitato l'energie intellettuali che hanno portato diversi gruppi di compagni
a cercare le radici della propria prassi."
U.S.I. Unione Sindacale Italiana
Il
sindacalismo anarchico prima della nascita dell'U.S.I
Alla fine
dell'800 un clima politico rivoluzionario caratterizzava l'Italia, scioperi
a causa del caro viveri e della disoccupazione, repressione dura nei confronti
della popolazione che non accettava le condizioni di vita a cui era sottoposta.
Protagonisti di queste lotte erano i lavoratori, molti dei quali riuniti in
leghe di resistenza e società operaie di mutuo soccorso (SOMS). A Modena
ricordiamo la lega dei muratori (che aderirà poi all'U.S.I), quella dei
fornai, braccianti ecc.
Dopo il grande sciopero del 1904 la presenza sindacalista in Italia inizia a
declinare e nel 1906 viene costituita la Confederazione generale del lavoro
(CGdL) da parte dei riformisti.
Nel 1907 è costituito il Comitato nazionale della resistenza, che trova
il più solido punto di riferimento nella Camera del lavoro di Parma.
E proprio a Parma nel 1908 i lavoratori sono protagonisti di un durissimo sciopero
agrario, dopo il quale numerose organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie decidono
di rientrare nella CGdL, ma inizia anche un lavoro di penetrazione nel settore
meccanico e in altre categorie industriali.
Per coordinare le organizzazioni che si riconoscono nel sindacalismo rivoluzionario
nasce nel 1910 il Comitato dell' azione diretta. I temi dello scontro con la
CGdL sono il rifiuto del burocratismo confederale e della mediazione parlamentare,
la pratica dell'azione diretta, la concezione dello sciopero generale come strumento
di rottura, la centralità delle Camere del lavoro rispetto alle federazioni
nazionali, l'autonomia organizzativa e finanziaria delle leghe e delle Camere
del lavoro.
I sindacalisti rivoluzionari trovano spazi d'azione anche per la situazione
di crisi economica e per l'offensiva delle organizzazioni padronali. I punti
di forza sono le leghe dell' Emilia e della Toscana, i metallurgici di Torino,
Milano e Piombino, i braccianti pugliesi. Non aderiscono, ma si riconoscono
nell' indirizzo sindacalista, la Camera del lavoro di Ferrara e il potente sindacato
dei ferrovieri ( 90.000 iscritti ).
Questa era la situazione nella Provincia di Modena nel 1911:
"Delle tendenze che dividono e suddividono il partito socialista, prevale
in questa città e nel primo circondario della Provincia la tendenza riformista,
alla quale appartengono i dirigenti della locale Camera del lavoro (CGdL) e
delle maggiori organizzazioni economiche e politiche del partito.
La fazione sindacalista o intransigente (che costituirà l'U.S.I) ha però
larghe aderenze specialmente tra alcune classi operaie, come muratori e braccianti,
le cui leghe sono generalmente dirette da propagandisti che, per la loro combattività,
esercitano grande influenza sulle direttive del partito, i quali si servono
anche del periodico "La Bandiera del Popolo" che si pubblica a Mirandola
e va assumendo larga diffusione anche negli altri circondari della Provincia.
Questi propagandisti, quali De Pietri Tonelli Germano di Carpi, che ha funzionato
in questi ultimi mesi da segretario della Camera del lavoro di Mirandola (che
aderirà all'U.S.I), Vecchi Nicola, Bertani Mario, Vincenzi Zelindo, i
fratelli Chiossi, tutti muratori di Modena, progettarono senza riunirsi, di
istituire in Modena una Camera del lavoro Sindacalista (U.S.I) in contrapposizione
a quella riformista già esistente(
)In occasione di agitazioni economiche
e politiche prevale sempre la tendenza rivoluzionaria".
(tratto da un documento della prefettura di Modena del 9 ottobre 1911)
La lega dei muratori a Modena era quella più attiva, vi facevano parte
molti lavoratori edili e aveva sede in Via S.Agata 14, ora Piazza Matteotti;
la sua esistenza è documentata nei giornali "Bandiera del popolo"
dal 1910. L' Adunanza del comitato del sindacato decise "
di portare
dal 1 gennaio (1912) la sede a Modena presso la casa dei muratori in via S.Agata
14
"
( Tratto da: La bandiera del popolo, 6 gennaio 1912 Pag 3).
Il 20 gennaio 1912 viene pubblicato sullo stesso giornale l'annuncio del congresso
provinciale edile tenuto il giorno seguente presso la casa dei muratori di via
S.Agata 14 a Modena.
La casa dei muratori era stata comprata dai lavoratori aderenti alla lega, alcuni
dei quali vivevano all'interno dello stesso stabile, di questo troviamo testimonianza
in un articolo del 1922 "
considerato che la casa sociale posta in
via S.Agata 14 è di legittima proprietà della Lega muratori manovali
e fumisti del comune di Modena (
) e che nessuno all'infuori di questi
può vantare diritti di sorta
"
(Tratto da: articolo della Gazzetta dell'Emilia 22/11/22)
La nascita dell'U.S.I.
Il 23-24-25
novembre 1912 si tenne a Modena il Congresso nazionale dell'Azione Diretta,
inizialmente fissato per i giorni 19-20-21 ottobre e successivamente rinviato
a causa dei lavori di mietitura e trebbiatura, poiché molte delle località
coinvolte, a prevalenza contadina, avrebbero ostacolato la convocazione delle
adunanze delle leghe per deliberare l'adesione al comitato dell'Azione Diretta,
e in questo modo si permise ai relatori di avere il tempo di terminare le rispettive
relazioni per poterle pubblicare ed inviare alle organizzazioni aderenti.
Nell' USI confluiscono due tradizioni sindacali: quella anarchica e quella sindacalista
rivoluzionaria; quest'ultima si era affermata all'inizio del secolo all'interno
del PSI, sotto la spinta dell' esempio francese.
Nel dibattito all'interno del congresso emergono le critiche al sindacalismo
riformista caratterizzato da politicantismo, accentramento, autoritarismo, burocratismo,
corporativismo e idolatria contrapposto al sindacalismo rivoluzionario che si
fonda su principi quali il decentramento e autonomia, neutralità partitica,
libertarismo, antiburocrazia, combattività e solidarietà di classe.
Tramite l'autogestione delle lotte maturava la sensibilità politica dei lavoratori e si elaboravano nuove tecniche di scontro. Il sindacato in un' ottica libertaria diventa uno strumento di diffusione dei principi anarchici tra i lavoratori, e lo sciopero, che diventa più esteso, acquista un nuovo significato, come collante tra i lavoratori e, integrato con altri metodi, l'arma principale della lotta.
23-24-25
novembre 1912 congresso, tenutosi a Modena, dal quale nasce l'U.S.I
(tratto da: Bandiera del Popolo 23 e 30 novembre 1912)
"Della prima giornata è bene accennare, in questi giorni in cui
molti uomini di allora invocano la reazione, questo importante ordine del giorno(o.d.g)
per le vittime politiche e per l'Amnistia. Si chiedeva:
a) -Amnistia per tutti I reati di carattere politico, sindacale e militare.
b) -Abrogazione della legge eccezionale Crispi e dell'Art 247 del Codice Penale
riguardante l'eccitamento all'odio fra le classi sociali.
c) -La migliore precisazione degli articoli 151-246, 248 252 del CP riguardanti
- la violenza private - l'istigazione a delinquere , l'associazione a delinquere
e l'eccitamento alla Guerra civile, in modo che non possano più essere
usati a scopo di persecuzione politica come lo sono stati fin qui.
d) - La modifica degli articoli 393,394 del CP riguardanti la diffamazione almeno
nel senso indicato dal progetto di legge del ministro Orlando.
Tale o.d.g fu, come il corollario, la base per la vasta e vivacissima battaglia
per le vittime politiche che per I presunti reati commessi durante la Guerra
di Libia ve ne furono una fioritura veramente enorme. La conclusione della intensa
battaglia per le vittime politiche fu l'amnistia parziale del dicembre 1912.
La seconda giornata del congresso fu quasi completamente esaurita dalla discussione
sui rapporti con la Confederazione del Lavoro (CGdL). La discussione si svolgeva
serrata, appassionata e la granparte dei militanti vi partecipa: Ines e Giovanni
Bitelli, Furio pace, Barani, Paolo Campi da un lato: dall'altro Amilcare De
Ambris, Corridoni, Nencini, Pagani, Sassi, Meschi, Gregori, Guberti il sottoscritto
(Alibrando Giovanetti, ndr) ecc
Ecco l'o.d.g votato:
"Il congresso nazionale dell' azione diretta, riafferma anzitutto il principio
dell'Unità operaia necessaria al proletariato per completare le sue conquiste
e conseguire i suoi destini;
"rileva che la, come non ha saputo fin qui realizzare l'unità, si
dimostra evidentemente incapace a realizzarla nel futuro per la sua tendenza
sempre più spiccata a diventare un vero e proprio partito parlamentare,chiuso
ed esclusivista, tanto da negare l'accesso alle organizzazioni che non vogliono
accettare senza discussione i dogmi politici e sindacali imposti da quella minoranza
che per fortuito caso e non senza taccia di frode si è impossessata di
essa;
"ritiene superfluo e improduttivamente dilatorio -in base all'esperienza
degli ultimi anni- insistere ancora nella risoluzione adottata dal convegno
sindacale tenuto a Bologna il 12 dicembre 1910, risoluzione resa frustranca
dal contegno della CGdL che ha rifiutato- con settario abuso mal mascherato
di cavilli procedurali- l'adesione delle più notevoli e meglio organizzate
forze sindacaliste; riconosce che un vero organismo di unità operaia
non può esistere in Italia se non si ispira ai principi dell'indifferenza
di fronte a tutte le confessioni religiose, della neutralità di fronte
a tutti i partiti politici e dell'autonomia sindacale;
delibera quindi:
in omaggio a questi criteri di dar vita a un nuovo organismo nel quale d'accordo
con tutte le forze operaie organizzate- estranee alla CGdL- sia possibile attuare
seriamente la realizzazione della Unità Proletaria Italiana, sulle indicate
basi dell' aconfessionalismo, dell'apoliticismo di partito e dell'autonomismo
sindacale.
Il congresso fa perciò invito alle organizzazioni che accettano quest'ordine
di idee di aderire senz'altro al nuovo istituto unitario lasciandole libere
di tenere verso gli organismi nazionali esistenti quell'atteggiamento che crederanno
più conveniente ai fini della conservazione dell'Unità locale".
Nel novembre 1912 aderivano all'U.S.I 87.710 lavoratori di cui 18.000 solo a
Parma e 17.000 alla Camera del Lavoro della bassa modenese; si manifesta da
subito l'importanza dell'Emilia Romagna come culla del sindacato libertario.
Il 21 dicembre 1912 si tenne il congresso edile provinciale alla casa dei muratori
in via S.Agata 14.
(Tratto da: articolo della Gazzetta dell'Emilia 22/11/22)
Nel 1913 l' USI organizza 101.129 lavoratori, di cui 14.000 a Modena, contro
i 300.000 della CGdL, ma l' organizzazione deve subire una grave spaccatura
a seguito dello scoppio della prima guerra mondiale. Mentre le leghe dirette
dagli anarchici rimangono coerentemente neutraliste, la maggioranza dei sindacalisti
rivoluzionari si dichiara favorevole all' intervento in guerra dell' Italia.
Gli aderenti diminuiscono notevolmente durante gli anni di guerra ( circa 50.000
), ma poi nel dopoguerra l' USI conosce un notevole sviluppo, arrivando ad organizzare
mezzo milione di lavoratori.
Il 2 febbraio 1913 si tenne il convegno delle leghe di Modena e Carpi, da cui
nasce la Camera del Lavoro Sindacalista a Modena che aderisce all'U.S.I. Lo
stesso giorno anche a Mirandola, le leghe della bassa partecipano in maggioranza
al congresso costitutivo della locale Camera del lavoro sindacalista, aderendo
anche loro all'U.S.I.
La Camera del lavoro sindacalista stabilisce la propria sede a Modena in via
S. Agata 14, con una succursale a Mirandola.
Con la costituzione della Camera del Lavoro sindacalista l' unificazione sindacale
non è dunque raggiunta, ma si chiariscono definitivamente le posizioni
all' interno del movimento sindacale, che si divide verticalmente: da una parte
i sindacalisti rivoluzionari e gli anarchici (nell'U.S.I), dall' altra i socialisti
intransigenti (CGdL).
L'U.S.I nel primo semestre del 1914 poteva contare su 123.556 associati con massima concentrazione a Parma dove si contavano 271 leghe con 39.041 aderenti. La Camera del Lavoro Sindacalista (U.S.I) di Modena si rivela anch'essa tra le organizzazioni aderenti all' USI, seconda solo a Parma per numero di iscritti.
Luglio 1914:
scoppio della prima guerra mondiale
Con lo scoppio della guerra l'Italia si divide tra interventisti e non interventisti.
Anche all'interno dei sindacati si verificano scontri e spaccature; all'interno
dell'U.S.I, la cui anima libertaria rimane coerente con i principi antimilitaristi,
avviene la prima spaccatura con le Camere del lavoro di Parma e Milano che seguono
la linea interventista. A Modena nel maggio del 1915 l'U.S.I si riunì
a Consiglio Generale per discutere il doloroso e difficile tema dell'interventismo.
A Modena la Camera del lavoro sindacalista (U.S.I), diretta prevalentemente
da anarchici, non solo si schiera decisamente contro l' intervento, ma diventa
un punto di riferimento per il fronte neutralista dell' USI, che fa da contraltare
a quello interventista della Camera del lavoro di Parma (aderente all'U.S.I).
Manifestazioni di protesta nelle piazze e incidenti con i nazionalisti e con
la polizia non mancano in tutta Modena e provincia: molto importante è
il ruolo delle donne che si organizzano in massa per protestare: nel dicembre
1916 gruppi di donne provenienti dalle campagne tentano di coinvolgere nella
protesta contro la guerra le operaie della Manifattura tabacchi.
Un esempio significativo lo dimostra uno dei tanti scioperi che hanno caratterizzato
quel periodo di grandi proteste; a Mirandola uno sciopero si conclude con 150
arresti, tra i quali solo 10 maschi, 38 manifestanti inviati al fronte e 11
lavoratori licenziati. Questo sciopero è stato considerato il più
importante di quel periodo su scala nazionale per la sua ampiezza e violenza,
purtroppo terminato con una durissima repressione.
Nell'aprile 1916 l'esponente più importante dell'U.S.I nel modenese è
Alibrando Giovanetti, che si era trasferito a Modena dove venne nominato segretario
della Cooperativa braccianti.
La guerra finisce e nel 1919 l'U.S.I conta 180.000 aderenti a livello nazionale
e arriva nel 1921 a contare mezzo milione di lavoratori che aderiscono alla
sua lotta.
Nel 1919 la Camera del Lavoro Sindacalista di Modena (U.S.I) è diretta
da Nicola Vecchi e conta 10.000 lavoratori tra agricoli ed edili.
Il dopoguerra si apre con un' importante iniziativa unitaria: nel marzo 1919
il partito socialista, il gruppo libertario e le due Camere del Lavoro firmano
un accordo per "l' unità proletaria".
In questi giorni a Modena viene indetto un comizio, inizialmente tenutosi nel
salone di via S.Vincenzo, ma portato a grande richiesta in Piazza Grande, a
cui partecipano come oratori, per la CdLS, Armando Borghi, e per la Federazione
Anarchica Emiliana, Mancinelli.
Il 20 e il 21 luglio, sempre nella nostra città, viene indetto invece
un grande sciopero generale dalla camera del lavoro Unitaria (CGdL), da quella
Sindacalista (U.S.I), del Gruppo Libertario e della Federazione Provinciale
Socialista.
In questi
anni le due organizzazioni sindacali conoscono un forte sviluppo: nel 1920 la
Camera del Lavoro Unitaria raccoglie 40.000 iscritti, che saliranno a 65.000
con l'adesione dei contadini, mentre quella Sindacalista (U.S.I) inquadra 17.000
lavoratori.
Cercando documentazione negli archici modenesi abbiamo trovato un volantino
che era stato diffuso davanti ad alcune fabbriche il 3 luglio del 1919 e sequestrato
dalla polizia. Questo il testo:
"LAVORATORI!
Ancora una volta le preoccupazioni vostre di fronte al continuo rincarare dei
generi alimentari, l'istinto di vivere, il voler vivere nel miglior modo possibile,
v'inducono a discutere tra di voi vi costringono a comiziare a protestare contro
chi è la causa di questo stato di cose, contro chi è colpevole
dei vostri triboli, delle vostre miserie.
Ad agitarvi, a far sentire la vostra protesta, a dimostrare che siete tutt'altro
che contenti dell'attuale disordine sociale, fate bene, compiteun po' del vostro
dovere e noi, lavoratori come voi, saremo al vostro fianco sempre e dovunque;
però come vi abbiamo sempre detto per il passato, e cioè fintantoché
darete nelle mani dei vostri padroni il prodotto del vostro lavoro a nulla varrà
il farvi aumentare la mercede di qualche centesimo perché il padrone
ve li riprenderà subito facendovi pagare a maggior prezzo la merce che
vi abbisogna, così ora, di fronte al caro-viveri, vi ripetiamo: che coi
vostri comizi colle vostre manifestazioni a carattere quietista non ne potrete
ottenere che vantaggi insignificanti, irrisori e momentanei, che quindi noi
lavoratori abbiamo il diritto e siamoin dovere mercè la nostra azione,
la nostra forza, di trasformare, di rivoluzionare quest'iniqua società
borghese, capitalistica, che è causa, per noi, di tante miserie, di tanti
dolori, di tanti lutti.
Come in Russia, come in Ungheria ed in altri paesi, noi dobbiamo far si che
dei prodotti della terra e delle officine ne abbia a godere soltanto che ha
lavorato chi ha prodotto. E' ora di finirla che chi non lavora, chi non fatica
gode tutti i piaceri della vita, mentre a voi è imposto il lavoro, l'ignoranza,
la miseria, la fame ed anche la morte; è ora di finirla di pretendere
da noi soltanto dei doveri, il dovere di lavorare, di morire nell'officina,
nella miniera e sui campi della strage, della guerra, il dovere di servire sempre;
soltanto chi lavora chi produce ha il diritto di mangiare, di comandare.
LAVORATORI!
Non è l'aumento del salario o la diminuzione di cinque centesimi al chilo
sul prezzo delle patate che noi dobbiamo reclamare, ma è la Rivoluzione
Sociale che dobbiamo fare, è l'abolizione dello sfruttamento dell'oppressione
capitalistica che dobbiamo volere, è il Comunismo Anarchico che dobbiamo
instaurare. All'opra dunque con fede, con entusiasmo, con coraggio, con spirito
di sacrificio e la vittoria sarà nostra
Abbasso il regime capitalista!W la Rivoluzione Sociale!
W il comunismo anarchico!
Gli Anarchici"
Da alcuni documenti della questura e della prefettura di Modena apprendiamo
azioni e relazioni delle due Camere del Lavoro, quella Unitaria e quella Sindacalista.
In uno di questi documenti il prefetto comunica che il 31/1/1920 si tenne un
congresso a Mirandola, il VII congresso camerale della Camera del Lavoro Sindacalista,
"nel quale vennero trattati tutti gli argomenti di attualità, politici
ed economici, come le elezioni politiche a riguardo delle quali confermò
i propositi di astensionismo, gli scioperi generali dei postelegrafonici, e
dei ferrovieri a cui si sarebbe voluto dare carattere prettamente rivoluzionario;
le agitazioni per il caro viveri e per la disoccupazione...".
Un documento della prefettura riporta alcune delle decisioni prese nel congresso
della Camera del Lavoro Sindacalista (U.S.I); sul problema della disoccupazione
riporta: "
il fenomeno della disoccupazione frutto dell'attuale ordinamento
borghese, non può essere risolto che transitoriamente mediante l'azione
di piazza dell'operaio, imponendo l'esecuzione dei lavori pubblici e occupando,
da parte dei contadini, le terre incolte". Sulla cooperazione "
riconosce
che essa è favorita dagli elementi riformisti a scopo di interessi individualistici
e politici ed aiutata dallo Stato, perché vede in essa un mezzo conservatore
dei propri privilegi", ma nel frattempo "ammette che essa possa essere
tollerata, solo quando sia di sussidio alla lotta di classe esplicata dal Sindacato
Rivoluzionario".
Nel congresso inoltre, continua a riferire il Prefetto, " si deliberò
che in ogni comune si passi immediatamente alla formazione dei consigli operai
e contadini come completamento dei Comitati Locali
".
Al congresso si decise inoltre la pubblicazione del giornale "Bandiera
Operaia".
In un telegramma della prefettura troviamo invece considerazioni sulla CdLS
(U.S.I): "Nel febbraio del 1920 la posizione della CdLS (U.S.I) è
intesa a dare un senso rivoluzionario agli scioperi in corso (dei ferrovieri
e dei postelegrafonici che scioperarono dall'Appennino alla Bassa modenese)
e alle lotte contadine (manifestazioni di piazza, imposizioni di lavori pubblici,
occupazioni delle terre incolte)", avallando l'azione spontanea delle masse
in senso rivoluzionario, al contrario di quella Socialista Unitaria "che
è più per una contrattazione o per lo meno per livellare le richieste
operaie (azione mediata)".
Un altro documento della questura con oggetto: attivisti sindacalisti per l'organizzazione
dei contadini boari ed affini, riporta: " Fin dallo scorso agosto i dirigenti
la locale CdLS vanno spiegando grande attività (
) così settimanalmente
i noti Messerotti Vittorio, Chiossi Vincenzo e Bonacini Ugo, che costituiscono
anche la mente direttiva del fascio Libertario-Anarchico di Modena e provincia,
sono andati svolgendo e intensificando la loro propaganda in alcuni comuni del
primo circondario (
)".
[Per il primo circondario si intendeva Marano, Fiorano, Ravarino, Sassuolo,
ma in particolare frazioni di Modena come Cognento, Pagatine, S.Cataldo, Saliceta
S. Giuliano, Cittanova, Ponte S. Ambrogio e Freto]
A Modena nel luglio del 1920 inizia il periodo delle occupazioni delle fabbriche
Il 1920 è caratterizzato dalle grandi proteste e dagli scioperi che sfoceranno
nell'occupazione delle fabbriche, quello che è notoriamente conosciuto
come il "biennio rosso".
Anche a Modena i lavoratori organizzati nelle varie leghe, associazioni e nei
sindacati, migliorano le proprie condizioni di lavoro e fanno grandi passi grazie
alle imponenti lotte e al ruolo delle Camere del Lavoro che, oltre ad essere
uno strumento per il collocamento, assumono man mano una connotazione politica
in cui i lavoratori si identificano. I padroni e la borghesia modenese non accettando
questo stato di cose, scatenano la loro reazione con la repressione della polizia
e il mancato rispetto degli accordi presi con i sindacati.
Da alcuni documenti del 1920 si conoscono i movimenti dei lavoratori durante
l'occupazione delle fabbriche, uno di questi (fascicolo Giustizia e Pubblica
sicurezza n°II n°16073) con oggetto "La grave agitazione degli
operai metallurgici" racconta la presa delle fabbriche Luigi Rizzi (via
Fanti 3), Neri & Vezzani (via Nonantolana) e Fermo Corni alla Sacca "
gli
operai stessi mediante scalate ai cancelli e ai muri di cinta riuscirono ad
aprire le porte(
) prendendo così possesso dei singoli stabilimenti
(
)", il documento riporta anche l'avviso di una riunione dei lavoratori
in merito ad un eventuale possesso delle Officine Meccaniche Italiane (alla
Sacca). L'occupazione di queste fabbriche durò 3 giorni senza alcun incidente.
Da un altro documento del Ministero degli interni si sa inoltre che "
Risulta
però che nelle officine meccaniche sono stati raccolti moschetti e una
buona parte del personale è provvisto di rivoltelle. Pare si tenti di
fabbricare persino bombe. In detti stabilimenti nel periodo bellico si lavoravano
proiettili."
L'eccidio
di Piazza Grande
Il 5 aprile del 1920 a San Matteo di Decima di Persiceto, nel bolognese, nel
corso di un comizio promosso dalla Camera del lavoro anarchica per discutere
la proposta di un nuovo patto colonico, i carabinieri presenti, dopo aver tentato
di interrompere la manifestazione, aprono il fuoco uccidendo l' oratore Sigismondo
Campagnoli e altri sette lavoratori.
Le proteste per l'eccidio di Decima sono diffuse.
A Modena le Camere del lavoro proclamano uno sciopero generale per il 7 aprile.
La mattina alle 11 si svolge una manifestazione in largo Garibaldi. Poi i lavoratori
vengono riconvocati per un' altro comizio nel pomeriggio, da tenersi nel piazzale
davanti alla Camera del lavoro unitaria. La forte partecipazione di lavoratori
( il Domani parla di 15.000 persone) convince i dirigenti camerali a spostare
la manifestazione in Piazza Grande.
Mentre i lavoratori attendono che inizi la manifestazione, i dirigenti camerali
si recano in Municipio per chiedere l' autorizzazione a parlare dal balcone.
Nel frattempo i carabinieri presenti nella piazza cercano di sequestrare la
bandiera della Lega proletaria, che reca la scritta "giù le armi"
poi, improvvisamente e senza alcuna ragione, aprono il fuoco sui manifestanti.
Rimangono uccisi Evaristo Rastelli, un venditore ambulante, Antonio Amici, Linda
Levoni, l' agricoltore Ferdinando Gatti e Stella Zanetti. Altri 15 lavoratori
sono feriti in modo grave e devono essere ricoverati in ospedale.
A seguito dell' eccidio le Camere del lavoro proseguono nello sciopero generale,
che si conclude dopo quattro giorni, in occasione del funerale delle vittime;
ma la conseguenza più diretta è la decisione degli anarchici modenesi,
di concerto con la federazione giovanile socialista, di armarsi per difendere
le manifestazioni operaie. Per tale ragione organizzano, nella notte tra il
15 e il 16 maggio, il furto di alcune mitragliatrici da una caserma di Modena.
Le indagini consentono l' individuazione dei responsabili, e vengono arrestati
28 dirigenti della Camera del lavoro sindacalista, della Federazione comunista
anarchica e della Federazione giovanile socialista, parte dei quali sono poi
condannati a pene detentive tra i due e i quattro anni.
Forniamo l'elenco degli arrestati che facevano parte della CdLS e le loro generalità
(Gazzetta dell'Emilia 30/31 maggio 1920): Masserotti Vittorio, 39 anni Muratore
uno dei più autorevoli e dei propagandisti più noti della CdLS
Nencini Carlo, 39 anni propagandista abitante in via S.Agata 14, Segretario
della CdLS
Chiossi Vincenzo, 27 anni Meccanico
Vincenzi Zelindo, 27 anni barbiere
Torricelli Ettore, 35 anni, Muratore abitante in via S.Agata 14
Bellelli Umberto, 19 anni ferroviere
Bonacini Ugo, 27 anni abitante in via S.Agata 6
Cremonini Bernardo, 21 anni impiegato di S.Agata Bolognese
Monzani Otello, 28 anni muratore abitante in via S.Agata 8
Terreni Arturo, 18 anni muratore
Ghinelli Agostino, 28 anni fattorino
Siti Ettore, 26 anni marmista
Baroni Bruno, 19 anni falegname
Malpighi Arturo, 38 anni contadino
Bergamini Giovanni, 21 anni impiegato
Bosi Antonio, 40 anni falegname
Malverti Gino, 32 anni falegname
Malverti Luigi, 35 anni bracciante
Marotti Ettore, 36 anni meccanico
Righi Luigi, 38 anni bracciante
Errico Malatesta a Modena (3 gennaio 1920)
Nel dicembre
1919 dopo cinque anni di esilio, avendo riottenuto il passaporto, Malatesta
riuscì ad arrivare in Italia tra gli applausi e l'entusiasmo di tantissime
persone. Iniziò a girare l'Italia facendo comizi e appoggiando le lotte
e le occupazioni delle fabbriche; arrivò a Modena il 3 gennaio del 1920,
alle 13, accolto dai lavoratori che avevano abbandonato in massa le fabbriche
alla notizia del suo arrivo.
L'iniziativa, partita dall'Unione Sindacale Italiana, di Bologna, accolta dalla
Camera del Lavoro Sindacale (U.S.I) e dal Gruppo Anarchico Libertario di Modena,
appoggiata più o meno platonicamente, dalla Camera del Lavoro Socialista
(CGdL) della nostra città, fece convenire alla stazione per l'ora stabilita
centinaia di operai, muratori, organizzati, principalmente sindacalisti, con
vessilli rossi e neri. Il comizio, in cui oltre a Malatesta parlarono Borghi
e Messerotti, si tenne nel pomeriggio in Piazza grande alla presenza di circa
3000 persone.
In un articolo della Gazzetta di Modena del 3 gennaio del 1920 compare anche
una breve intervista a Malatesta in cui dice:
"Abbiamo colto l'occasione per chiedere ad Errico Malatesta quali siano
le sue intenzioni, quale sia il suo programma. Egli ci ha detto:
La borghesia è impotente a risolvere i problemi che essa stessa ha aggravato:
e l'Italia finirebbe per divenire una nazione di decimo ordine, sfruttata e
disprezzata dagli inglesi e da americani.
Venendo in Italia dopo cinque anni di esilio, ho avuto la sensazione che il
popolo sia stanco, cosciente e deciso a farla finita. Ora sta alla borghesia
e al governo di prendere i loro provvedimenti. Se sapranno comprendere i tempi
e adattarsi alla situazione forse riusciranno a trascinarsi ancora: se invece
vorranno reprimere, tanto meglio, allora la rivoluzione scoppierà e distruggerà
l'attuale organizzazione, per opera e volontà delle masse".
Come siete ritornato in Italia?
In seguito all'ultima amnistia. Il governo mi negava il passaporto: all'on.
Modiglioni che si interessava in mio favore il Pres. del Cons.- al quale io
scrissi due lettere rimaste senza risposta- dichiarò che non voleva lasciarmi
tornare per non essere obbligato a farmi arrestare. Allora cercai di tornare
di contrabbando, tanto più che, venuto il passaporto, il governo francese
messo sull'avviso mi negava il passaggio. Finalmente , grazie alla protezione
datami dal capitano Giulietti, potei imbarcarmi sopra un piroscafo dello stato
che mi sbarcò a Taranto donde raggiunsi Genova.
Quali sono i vostri progetti attuali?
Oggi vado a Bologna, donde mi recherò ad Ancona a rivedere gli amici.
Col 25 del mese assumerò la direzione di un quotidiano anarchico "Umanità
Nuova" che si pubblicherà a Milano".
Su Il Domani,
giornale socialista, del 4 gennaio 1920 troviamo invece un riquadro con il saluto
a Malatesta:
"Questo antico e valoroso assertore delle idealità libertarie e
comunistiche torna dall'esilio acclamato dalle folle entusiaste che con tanto
ardore lo apprezzano e amano. Al pugnale milite della grande idea il nostro
sincero ben venuto nella lieta speranza di averlo tra noi."
Malatesta
fu arrestato un anno dopo e in tutta Italia i lavoratori protestarono contro
la sua detenzione. Da un documento della questura di Modena del 24 marzo 1921
veniamo a conoscenza delle proteste che furono intraprese a Modena.
Oggetto: Sciopero di protesta per la detenzione di Malatesta
"Come manifestazione di protesta per la prolungata detenzione di Malatesta
la locale Camera del Lavoro Sindacalista decise iersera lo sciopero generale
per la giornata di oggi. La camera del lavoro Unitaria non ha aderito allo sciopero
ed a tale mancata adesione ha informato gli organizzati propri e la cittadinanza
col manifesto già affisso.
Allo sciopero partecipano finora soltanto i muratori. Si lavora invece in tutti
gli altri stabilimenti.
Nella manifattura tabacchi si era manifestato dissenso tra quelli che volevano
aderire allo sciopero e quelli che vi erano contrari, è prevalso l'opinione
di questi ultimi e il lavoro è stato anche li iniziato regolarmente.
"Disposto opportuno servizio di vigilanza a tutela dell'ordine pubblico
e libertà di lavoro anche con camions. Ieri sera stesso provvidi perché
stamattina restassero consegnate a disposizione della pubblica sicurezza cento
uomini di truppa e stamani in seguito alle notizie dei gravi fatti di Milano,
che potrebbero avere ripercussioni anche in questa città, ho richiesto
all'autorità militare sia a disposizione anche lo squadrone di cavalleria.
Ritengo opportuno far presente che, essendovi in Mirandola una camera del lavoro
sindacalista aderente a questa di Modena, sarebbe il caso di avvisare quel sottoprefetto
per le misure di vigilanza da adottare in quel circondario nel mantenimento
dell'ordine pubblico e la tutela della libertà del lavoro, poiché
il maggior numero di leghe di quel circondario hanno tendenze sindacaliste anarchiche."
La violenza
fascista contro le organizzazioni dei lavoratori
Il fascismo fu senza dubbio uno dei momenti più bui per l'U.S.I, difatti,
mentre i partiti possono ancora vivere e le altre organizzazioni operaie possono
ancora, bene o male, funzionare, l'U.S.I è stata distrutta nei suoi sindacati,
nelle sue numerose CdLS e perfino nella sua sede centrale.
Il primo tentativo di aggressione ad una Camera del lavoro è compiuto
a Carpi l' 11 dicembre 1920.
Il 10 gennaio 1921 i fascisti tentano di penetrare nella Camera del lavoro di
Modena. Il 21 gennaio alcuni fascisti si avvicinano alla sede camerale di Modena
e sparano contro le finestre dell' edificio.
Tre giorni dopo i fascisti assaltano di nuovo la camera del lavoro di via del
Carmine, che viene incendiata. Il 25 gennaio è assaltata e incendiata
la Camera del lavoro di Carpi e il 30 gennaio devastate la Casa del popolo di
Fossoli e la Cooperativa di consumo di Novi di Modena.
Il 24 marzo è di nuovo assaltata dai fascisti la Camera del lavoro di
Carpi, che viene incendiata e completamente distrutta. In aprile è distrutta
la Casa del popolo di Vignola. Il 12 aprile occupano abusivamente la Camera
del Lavoro di Mirandola, adibendola a sede del fascio locale.
In maggio è incendiata la Camera del Lavoro di Finale Emilia.
Un'altra testimonianza del clima di repressione che caratterizzò questo
periodo la troviamo in un documento della Prefettura della provincia di Modena
del 29 maggio 1922 in cui si dice che erano vietati, per motivi di ordine pubblico,
comizi pubblici, cortei e processioni di qualsiasi genere.
A seguito dello sciopero legalitario degli inizi di agosto del 1922, il 5 agosto
è incendiata la Camera del Lavoro di Modena, la Cooperativa di consumo
di San. Lazzaro e quella dei Mulini nuovi; è incendiata anche la Cooperativa
muratori di Novi. Il giorno dopo, il 6 agosto, i fascisti tentano, senza riuscirci,
di assalire anche la Camera del Lavoro Sindacalista di via Sant'Agata a Modena.
"In Emilia è da segnalare la violenta repressione attuata dai fascisti
contro i sindacalisti dell'USI di Modena e della provincia, culminata con l'occupazione
e la distruzione, dopo lunga resistenza da parte dei nostri compagni, della
locale camera del lavoro sindacalista."
(Tratto da: Gianfranco Careri, Il sindacalismo autogestionario, a cura dell'USI,
pag 85)
Un documento del Ministero dell'Interno destinato alle Prefetture italiane ci
informa della costituzione di un gruppo anarchico in Francia che avrebbe scritto
un documento di prossima pubblicazione anche in Italia.
"E' stato fondato ed ha in sede in Parigi, presso tal Fernandel, 14 rue
de Repos, la così detta "Opera internazionale di edizioni anarchiche",
la quale si propone di diffondere in diversi luoghi le pubblicazioni ritenute
importanti ai fini della propaganda anarchica.
E' stato all'uopo preparato un appello ai libertari- che probabilmente sarà
pubblicato sui giornali i quali sono sulle stesse direttive- in cui è
detto che "l'anarchismo ha bisogno di trasformarsi in correnti più
ampie: che i compagni di ogni luogo debbono elevarsi progressivamente nel pensiero
e nell'azione fino ad un'internazionale vivente e positiva; che gli anarchici,
sebbene siano poveri e poco numerosi, dovranno essere in grado di confutare
le menzogne dei loro detrattori, tenendo presente che i principi e i metodi
d'azione anarchica hanno questo particolare: che essi attaccano di fronte ed
hanno per scopo la distruzione, dalla base alla sommità, di tutte le
forme dell'autorità e di tutte le forze d'oppressione: Stato, Proprietà,
Polizia, religione, morale, principi che il patronato che i governi di tutti
i paesi combattono con una violenza eccezionale, snaturandoli con una perfidia
senza l'eguale."
Il 7 gennaio
1925 il Prefetto della Provincia di Milano decreta lo scioglimento dell'U.S.I
su tutto il territorio nazionale ("Rassegna sindacale" parla della
possibilità di confluire nella C.G.L).
"Tutti i comuni del primo circondario sono in mano ai fascisti (
)
nonostante questo moltissimi cittadini, specialmente nella classe lavoratrice
professan principi sovversivi (
)all'azione politica che svolge il fascismo
si è da tempo costituito qui in Modena un così detto "Comitato
di opposizione" composto come segue:
1. Righi Renzo, avvocato, liberale costituzionale
2. Martinelli Leandro, calzolaio, segretario politico della sezione repubblicana
di Modena
3. Coppi Alessandro, avv., popolare, segretario del Partito Popolare Italiano,
comitato di Modena
4. Bentivoglio Paolo, pubblicista, segretario politico della sezione socialista
Unitaria di Modena
5. Boldrini Geminiano, impiegato privato, fiduciario in Modena del Partito Socialista
6. Chiossi Vinvenzo, perito elettrotecnico, anarchico
7. Bestini dott. Giovanni, farmacista a Sassuolo, segreterio del Comitato di
opposizione
8. Pedrazzi Mario, Avv., democratico socialista.
L'azione svolta dal predetto comitato dal suo nascere ad oggi è stata
nulla in quanto si è ridotta a qualche platonico ordine del giorno, che
non ha avuto nessun seguito (
).
I centri dove il sovversivismo tenta di rientrare e di riorganizzarsi sono i
seguenti: Bastiglia, Marano sul Panaro, Nonantola, Novi di Modena e più
specialmente la frazione di Rovereto, Sassuolo, Limidi di Soliera, Spilamberto,
Vignola(
)."
Nell'ultimo convegno nazionale dell'U.S.I clandestino tenutosi nel giugno del '25 a Genova come rappresentante della sezione modenese partecipò Chiossi Vincenzo in cui tratteggiò la situazione di Modena e provincia e specialmente del mirandolese: " gli operai edili di Modena città restano come nel passato, fedeli all'U.S.I, alla vecchia camera del lavoro sindacalista". Concludendo disse che i compagni di tutta Italia potevano contare sugli sforzi dei compagni di Modena e provincia.
"Le camere del lavoro vengono distrutte dai fascisti. Il fascismo è uno strumento di controllo e di potere sull'organizzazione operaia socialista e mira a distruggere anche materialmente le rappresentanze operaie (incendi alla CdL)". Da Addobbo Olimpia, Frassoldati Donatella, Seminario di sperimentazione, reperimento, registrazione di fonti di archivio e di stampa, relazione sul lavoro svolto all'archivio di Stato di Modena.
Un documento della prefettura di Modena del novembre 1925 parla della possibile costituzione di un gruppo giovanile anarchico a Modena. Questa informazione deriva da documenti sequestrati, e vengono evidenziati gli intenti rivoluzionari che caratterizzerebbero l'attività del gruppo "stabilendo unità direttive e opportuni contatti; collegamenti fra compagni anche per favorire al caso emigrazione politica clandestina."
Della situazione
nel 1926 non abbiamo altre informazioni se non quelle della questura di Modena
che in un documento del 26 marzo riporta che il Comitato di opposizione "
costituitosi
in questa città per contrapporre l'azione politica del Partito Nazionale
Fascista (PNF), ha terminato ogni sua attività tanto da considerarsi
sciolto".
Sempre lo stesso documento riporta: "del movimento sindacalista (Unione
Sindacale Italiana) non si ha notizie in questo circondario, perché non
vi sono che rari ed isolato aderenti, essendo la quasi totalità degli
operai iscritti ai sindacati fascisti. Il "Partito Anarchico" con
"a capo" il noto Chiossi Vincenzo, non ha che pochissimi aderenti.
In questi tempi si è mantenuto estraneo assolutamente ad ogni atto politico."
Il documento della questura non riconosce il lavoro clandestino che continua
per tutta la durata della dittatura fascista, l'abbiamo riportato perché
ci da una conferma dell'esistenza dell'USI, sciolto nel gennaio '25, e della
tradizione anarchica modenese.
La fine della sede dell'USI a Modena.
Abbiamo ricordato all'inizio che la sede dell'U.S.I a Modena era nella casa dei muratori situata in via S.Agata 14, in pieno centro. La stessa via cambiò nome durante il fascismo e divenne via Ruini, in onore di un fascista ucciso all'inizio degli anni '20. Negli anni 30 in via Ruini 14 risiede il sindacato edile fascista, notizia confermata da alcuni documenti dell'archivio comunale di Modena. Nel 1933 avvenne la demolizione degli stabili comprendenti Via S.Michele, Via Armaroli, e i numeri civici pari di via Ruini (tra i quali la casa dei muratori, sede U.S.I) per la costruzione di Piazza Impero, ora Piazza Matteotti.
articolo
sul progetto di piazza impero, ora piazza matteotti
Situazione delle Organizzazioni Operaie e CdL di Modena e Provincia al 16-3-1921.
1. Camera
Unitaria del Lavoro di Modena (aderente alla CGdL)
2. Camera Unitaria del Lavoro di Carpi (aderente alla CGdL)
3. Camera Unitaria del Lavoro di Mirandola (aderente alla CGdL)
4. Camera Unitaria del Lavoro di Pavullo (aderente alla CGdL)
5. Camera Unitaria del Lavoro di Vignola (aderente alla CGdL)
6. Camera Sindacalista di Modena (Aderente all'Unione Sindacale Italiana)
7. Camera Sindacalista di Mirandola (Aderente all'Unione Sindacale Italiana)
8. Unione del Lavoro (Aderente alla Confederazione Italiana dei lavoratori-
cattolica)
9. Associazione provinciale contadina indipendente di Modena (Aderente alla
Confederazione del sindacato economico)
giornale della camera del lavoro sindacalista (U.S.I) che informa del consiglio
generale contro la guerra
I CONGRESSI e CONSIGLI GENERALI DELL'U.S.I
1. Modena
23-24-25 novembre 1912, nasce l'Unione Sindacale Italiana
2. Milano 4-5-6-7 dicembre 1913 (Modena partecipa con 92 leghe che contano 9640
iscritti)
3. Settembre 1914, Consiglio Generale a Parma
4. 22-23 novembre 1914 Congresso della Camera del lavoro di Modena e provincia
(fotocopie per contenuti)
5. Modena, 17-18 maggio 1915 Consiglio Generale dell'U.S.I contro la guerra
(fotocopia bandiera operaia 22 maggio 1915, dichiarazione)
Nell'immediato dopoguerra l'U.S.I riprende attivamente la sua opera. Si formano
sezioni e Unioni dappertutto, i suoi militanti prendono parte - e non poche
volte ne sono gli animatori- a tutte le grandi agitazioni del momento, ma è
solo nel dicembre '19 che a Parma l'U.S.I riesce a ottenere il suo terzo congresso
(20-21-22-23 dicembre 1919), il primo del dopoguerra a cui partecipa anche la
sezione di Modena.
1. IV Congresso Nazionale dell'U.S.I a Roma il 10-11-12 marzo 1922, Modena e
Provincia partecipa come Camera del Lavoro Sindacale.
Questo 4° congresso si tiene con molto ritardo ( 3 anni dopo il 3°)
a causa della situazione eccezionale nella quale si trovano tutte le organizzazioni
operaie in Italia, ma che specialmente ha colpito l'U.S.I con l'arresto dei
dirigenti, la chiusura del proprio ufficio di segreteria generale e l'impedimento
dello svolgersi dei lavori del Consiglio Generale convocato a Bologna.
2. Aprile 1924 Convegno Nazionale di Milano
3. 28-29 giugno 1925 Genova (quello che dovrebbe essere stato l'ultimo Convegno
Nazionale dell'U.S.I)
I GIORNALI
L'organo
di informazione della Camera del Lavoro Sindacalista è presente sul territorio
di Modena e Provincia dal 1910 al 1921 inizialmente col nome di Bandiera del
Popolo, modificato in Bandiera proletaria a Operaia nel corso degli anni. Stampato
a Mirandola poi in via S.Agata 14 a Modena, sede della CdLS (U.S.I).
La bandiera del Popolo
Dal documento della prefettura di Modena del 14 giugno 1920; oggetto: giornali
politici.
"La Bandiera Operaia è un quindicinale che da pochi giorni ha iniziato
le pubblicazioni. E' organo della Camera del lavoro sindacalista e come tale
segue le direttive dell'U.S.I. Il suo finanziamento è costituito dagli
abbonamenti delle organizzazioni dipendenti dalla predetta camera del lavoro,
nonché dagli abbonamenti privati e dalla discreta vendita che ha specialmente
nel mirandolese. La tiratura è di 3500 copie. Direttore e compilatore
principale del periodico stesso è l 'anarchico Messerotti Vittorio, muratore.
Lo compilano pure i sindacalisti-anarchici Nencini Carlo, Chiossi Vincenzo,
meccanico, Bonacini Ugo, muratore, Comenini Bernardo e altri. Tutti costoro
che in linea di moralità non hanno dato luogo a speciali rilievi, si
trovano attualmente nelle carceri di S.Eufemia, perché implicati nel
noto furto delle mitragliatrici"
La bandiera proletaria
3000 tirature sin dalla prima uscita avvenuta nel marzo 1913.
La bandiera Operaia
Guerra di Classe
Il primo numero di Guerra di classe esce a Mirandola il 17 aprile 1915 dopo
che il gruppo parmense sindacalista rivoluzionaria con Alceste De Ambris si
sposta su posizioni interventiste, ponendosi, di fatto, fuori dall'U.S.I. la
cui maggioranza conserva posizioni antibelliciste e antimilitariste.
PERSONAGGI
CAVANI RENZO
Nato il 30 giugno 1901 a Modena, muratore anarchico. A 17 anni è già
nel movimento anarchico. Nel 1923 è condannato in contumacia insieme
a GUIDO BUCCIARELLI dalla Corte d'Assise di Modena a trent'anni di reclusione
perché accusato dell'uccisione del fascista Gino Tabaroni, avvenuta durante
un conflitto l'11 luglio 1921. Nella notte stessa dell'accaduto egli fugge insieme
a LUIGI EVANGELISTI (indiziato per la morte del fascista modenese MARIO RUINI).
Trascorre un lungo periodo in Russia. E' schedato come anarchico pericoloso.
Nel 1928 è in Francia ed entra in contatto con i GILIOLI, fidanzandosi
con Siberia, una dei figli di Onofrio. Nel 1932, costretto alla clandestinità,
si reca in Spagna con RIVOLUZIO GILIOLI per partecipare alla guerra civile.
Dopo un paio d'anni a Parigi, torna nel 1936 in Spagna con un camioncino assieme
ad un gruppo di volontari (EQUO GILIOLI, BRUNO GUALANDI, MARIO GIROTTI, LIBERO
LUPPI, MICHELE CENTRONE, SOCRATE FRANCHI). Entra a far parte della Colonna italiana
Ascaso. Nel 1938 partecipa ai moti di Barcellona. Viaggiando clandestinamente,
prima in Francia, poi all'Avana e New York, rientra in Italia dopo la liberazione
e muore a Modena il 21 gennaio 1966.
CHIOSSI VINCENZO
Nato a Carpi nel 1893, anarchico attivo nella lega meccanici della Camera del
lavoro sindacalista, nel dopoguerra è coinvolto nella vicenda del furto
delle mitragliatrici. Scontata la pena, cerca di ridare vita al sindacato libertario.
Durante il fascismo mantiene inalterate le proprie posizioni
antifasciste ed anarchiche. Capo officina dell' azienda meccanica Barbieri,
alla caduta del fascismo è incaricato dai partiti antifascisti di ricostruire
l' organizzazione sindacale. Nel 1945 è tra i fondatori della Camera
confederale del lavoro di Modena, poi diventa direttore dell'Ufficio provinciale
del lavoro.
CROPALTI ETTORE
Nato a Castelvetro l'8 luglio del 1900, calzolaio anarchico. Partecipa ai moti
di Barcellona ed è presso il Comitato regionale F.A.I-C.N.T (Federazione
Anarchica Iberica- Confederazione Nazionale Lavoratori). Nel 1940 viene arrestato
a Ventimiglia e tradotto a Modena. Nel 1951 è a Vignola e nel '52 a Bologna,
dove muore il 25 ottobre 1955.
EVANGELISTI LUIGI
Nato il 30 novembre del 1903 a Modena, muratore anarchico. Costituisce un circolo
anarchico in località Madonnina, ma nel novembre 1921 è costretto
a fuggire nel nord Europa con CAVANI RENZO E BUCCIARELLI GUIDO. Nel 1929 mentre
lavorava a Parigi come edile, la polizia gli contesta rapporti con l'anarchico
CAMILLO BERNERI. Nel 1934 lavora in un cantiere con RIVOLUZIO GILIOLI. Parte
per la Spagna nel 1936, ferito, ritorna a Parigi. Espulso dalla Francia vive
clandestinamente fino al 1939. S'imbarca con RENZO CAVANI per Cuba e infine
New York. Non si hanno più sue notizie.
GHINELLI AGOSTINO
Nato a Borgo Panigale (Bo) il 10 agosto 1892, cementista. Proveniente dal partito
socialista, nel 1913 aderisce al sindacato provinciale edile e al gruppo anarchico
di Modena, partecipando a tutte le agitazioni sociali del periodo. E' coinvolto
nel furto delle mitragliatrici organizzato dagli anarchici modenesi dopo l'eccidio
del 7 aprile 1920, dove sono uccisi 5 lavoratori. Arrestato, e condannato a
tre anni e quattro mesi, ma esce nel gennaio 1923 dal carcere di Castelfranco
Emilia per amnistia.
GILIOLI EQUO
Nato il 21 maggio 1910 a Rovereto di Novi, autista anarchico. Emigra con la
famiglia in Francia nel 1922 e si stabilisce a Parigi. Qui inizia la sua intensa
attività di militante anarchico, insieme al padre. Nel 1936 parte per
la Spagna per partecipare alla rivoluzione (è il primo della famiglia
Gilioli a partire). Nel 1937 in Francia è ricercato per arresto. Il 5
ottobre del 1940, dopo lo scoppio della guerra mondiale, la polizia politica
ordina che "Gilioli venga rintracciato, consegnato alle autorità
tedesche e tradotto in Italia per arresto". Vive tutt'ora in Francia.
GILIOLI ONOFRIO
Nato l'8 agosto 1882 a Novi, calzolaio anarchico. Partecipa ai movimenti anarchici
e alle lotte della CdLS nella zona di Novi e Rovereto fino a quando, con il
sopraggiungere della violenza fascista, nel 1921 è costretto a lasciare
il suo paese. Emigra in Francia con la famiglia. Preoccupato per le condizioni
dei suoi compagni riesce ad ottenere da una grossa impresa edile di Parigi un
contratto di lavoro per una ottantina di operai e organizza la partenza da Modena
e da Rovereto. Nel 1924 la casa di O.Gilioli diventa un centro molto attivo
di incontro per gli anarchici emigrati. Nel 1933 entra a far parte del Consiglio
Federale della Federazione Anarchica dei Profughi Italiani. Nel 1935 viene espulso
dalla Francia. Allo scoppio della guerra Spagnola si impegna nel Comitato Anarchico
pro-Spagna. Nel 1937 entra in Spagna per poi ritornare a Parigi, ma mantiene
contatti con la resistenza spagnola. Nel 1940 viene arrestato e inviato in un
campo di concentramento francese, ma non viene consegnato alle autorità
italiane. E' deceduto in Francia nel 1968.
GILIOLI RIVOLUZIO
Nato a Rovereto sul Secchia (Mo) il 21 giugno 1903 da famiglia anarchica. Fin
da giovanissimo è attivo nel movimento anarchico. Frequenta le scuole
tecniche ed è impiegato presso la CdLS di Modena. Nel primo dopoguerra
è segretario della F.G.C. anarchica. Coinvolto nel furto delle mitragliatrici
perpetuato a seguito dell'eccidio di Modena (aprile-maggio 1920), riesce a sfuggire
all'arresto e si rifugia in Francia, dove nel 1921 viene raggiunto dalla famiglia.
In Francia si afferma come uno dei più qualificati esponenti dell'anarchismo
fuoriuscito, mostrando notevoli capacità sia nell'attività politica
che nell'elaborazione strategica. Partecipò alla vasta campagna di solidarietà
per Sacco & Vanzetti. Dal '28 al '30 prende contatto con i compagni spagnoli.
Rientrato a Parigi collabora all'U.S.I e al suo organo "Guerra di Classe".
Nel 1932 partecipa alla redazione unitamente a Camillo Berneri e Antonio Cieri
del giornale anarchico Umanità Nova. Nel gennaio del '35 viene espulso
dalla Francia, ma vi rimane clandestinamente. Fu attivista convinto contro la
guerra Italo-Etiopica. Il 5 dicembre del 1936 entra in Spagna aggregato alla
Colonna italiana sul fronte di Aragona. Viene trasferito poi ad una compagnia
del Genio della Divisione Ascaso. La sua convinzione che la Spagna rappresenti
un'occasione unica per il rinnovamento ed il rilancio del progetto anarchico,
lo induce a rimanere in Spagna anche dopo le polemiche e gli scontri tra rivoluzionari
e governativi. Nel giugno del 1937 viene ferito da un colpo di mitragliatrice
e muore il 21 luglio a Barcellona.
GILIOLI SIBERIA
Nata a Novi il 14 marzo 1908, operaia anarchica. Fa parte di una numerosa famiglia
di anarchici attivi antifascisti. Emigra in Francia nel '22. Anch'essa era iscritta
alla Rubrica di Frontiera e al Bollettino delle Ricerche per Arresto nel gennaio
1939. Parte per la Spagna alla fine del 1936 dove raggiunge il suo compagno,
l'anarchico Renzo Cavani, impegnandosi nei servizi di frontiera di Port-Bou.
E' tutt'ora vivente e risiede in Francia.
LUSVARDI FILIPPO
Nato il 6 maggio 1889 a Modena, muratore anarchico. Fa parte di una numerosa
famiglia di anarchici (Alfredo, Ildebrando, Bruno e Medardo) attivi in località
Madonnina di Modena. Nel 1918 viene condannato a 7 anni di reclusione per diserzione.
Indiziato per l'omicidio del fascista Ruini e per il conflitto a fuoco in occasione
del corteo funebre che accompagnò la salma al cimitero; non condannato
per mancanza di prove, espatria per la Francia nel 1922. E' in Spagna alla fine
del '36 con DURRUTI. Nel '37 è di nuovo in Francia. Il 9 novembre del
1940 viene arrestato dalle truppe naziste a Parigi. Successivamente internato
in Germania, dopo 17 mesi, il 16 marzo 1942 è consegnato alle autorità
italiane al Brennero. 9 giorni dopo è tradotto a Modena. Dopo 2 anni
di confino per "attività antifascista e sospetta partecipazione
alla guerra di Spagna" viene liberato il 4 settembre 1943 e raggiunge la
famiglia in Francia dove vive tutt'ora.
Bibliografia
(testi disponibili presso la Biblioteca Libertaria-Anarchica Unidea via S.Agata
10, Modena)
Il sindacalismo
autogestionario. L'U.S.I dalle origini ad oggi. Gianfranco Careri. U.S.I Roma
1991
Il sindacalismo rivoluzionario in Italia. Alibrando Giovanetti. Ed. ZiC
Il sindacalismo rivoluzionario italiano. Gian Biagio Furiozzi. Ed. Mursia
L'U.S.I dall'età giolittiana all'affermazione del fascismo 1912-1925.
Andrea Marzulli, tesi di laurea. Bari 1985
Storia del sindacato a Modena. Claudio Silingardi e Amedeo Osti Guerrazzi. Ed.Cento
C.G.I.L- Istituto Storico della Resistenza di Modena
Altri documenti
disponibili sul sindacalismo anarchico:
Statuto della Camera del lavoro sindacale in via S.Agata 14, tratto da "Bandiera
del popolo" 8 febbraio 1913.
L'anarco-sindacalismo e l'anarchismo. Rapporto di Pierre Besnard segretario
A.I.T, 1937
U.S.I Ultimo atto. Il Convegno Nazionale di Genova (28 e 29 giugno 1925)
Statuto dell'U.S.I 1994.
Sono anche a disposizione, articoli di giornali dell'epoca, documenti e materiale
utilizzati per la ricerca.
"
una raccolta di dati e notizie richiederebbe
tempo e ricerche non facili nelle biblioteche di molte città in quanto
i nostri modesti archivi sindacali furono distrutti
dai pionieri della
"ricostruzione" in omaggio alla civiltà e alla storia."
Alibrando Giovanetti