DAL TETTO DI LIBERA 5
Non vedo Libera in 4 mura, e non ho la sensazione di essere all'interno di un limite, di una riserva, forse riconosco che sia tutto il resto, quello che c'é intorno ad essere delimitato, perchè infondo “Libera” è libera, uno spazio liberato, per intenderci, è una “figlia” dell'anarchia, anzi, forse è “un pezzo” di anarchia, e alla fine, se ci pensi siamo tutti troppo piu' belli quando godendo la viviamo, facendola vivere. Forse è proprio per questo che mi viene quasi naturale a svegliarmi prima dell'alba per difenderla. e dal tetto mi rendo conto che non sono solo io a viverla così, lo faccio quando mi accorgo che anche nel buio della notte, quando vedo la natura circostante vivere – al contrario della città – Libera vive. vedo gli alberi guardare verso la sagoma grigia della città con uno sguardo fiero, di rivalsa, possenti, a presidiare vita naturaldurante la Libera che vogliono difendere, la loro Libera. A volte sembra quasi che coi rami alzino un pugno chiuso, forse rivolto di qua in gesto di complicità, forse di la, in gesto di resistenza. mi è capitato di vedere i barbagianni, che rondano passando di appiglio in appiglio attorno alla libera che abitano, che vivono, che non vogliono vedersi distruggere. e sento le voci degli uccelli apostati di vedetta, che prima di partire dal boschetto per una perlustrazione strillano con un tono troppo rassicurante. anche la volpe fa il suo solito giretto, però l'occhiata che mi lancia prima di sparire tra gli arbusti incordonati tutt'intorno, mi fa capire quanto anche lei sia complice della resistenza dell'anche sua Libera; come il sole infondo, che vedo salire con una tale velocità, e così presto, quasi impegnato a mettere in difficoltà gli sbirri regalandoci la luce necessaria a tener d'occhio le vie. E di tanto in tanto penso alle compagne ed ai compagni, alle loro preoccupazioni, agli scervellamenti, e agli sbattimenti quotidiani che affrontiamo prontamente, con il nostro amarci come fratelli, la nostra tenacia e la nostra gioiosa passione tipica, che ci hanno sempre reso temibili agli occhi degli “avversari”. mentre sulla strada vedo passare, sempre piu' meccanica e puntuale, un sacco di gente che sfreccia sull'asfalto, con una gabbia di cavi elettrici sospesi sulle teste, quasi a perenne monito di appartenenza ad un certo tipo di civiltà, quella del consumo, sullo stesso asfalto che li risucchia nella città, quella sagoma grigia e rumorosa ce si vede sotto il sole appena sorto. E questo mi fa schifo. Mi fa schifo quanto incazzare, veder le macchine e i bus passare, i camion colmi di rifiuti, e tutto ciò che può ricollegarsi al cemento cittadino, alle città, ai templi del consumo, alle caserme alle questure ed alle galere, all'attitudine alla mafia di assessori e sindaci, quanto di graduati e imprenditori, proprio loro, gli assessori e i sindaci della repressione, i graduati degli abusi di potere, gli imprenditori delle colate di cemento, dell'inquinamento, degli operai morti, quelli sfruttati, della natura violentata e devastata in nome del progresso del capitale; e a loro sfregio Libera c'è e resiste, anche per tutta la gente che non si rende conto di tutto ciò, o non vuole o può solidarizzare per colpa del lavoro, delle costrizioni e della mentalità di merda che imprime, della religione e del pregiudizio e di tutti gli altri aspetti del loro modello ci “civiltà”. ed è anche a questo che resisto; alla loro civiltà ; al loro denaro; alla loro città; al loro cemento; al loro egoismo; alla loro arroganza; al loro benpensare; al loro impero; ai loro introiti; alla loro sicurezza; al loro sgombero; al loro autodromo. Fanculo uomo civile. DAL TETTO DI LIBERA 1 Dal tetto di Libera, davanti ad un'alba spaziale, unica! L'orologio segna le 05.00, e nei campi attorno a Libera finalmente vedo sbucare le famigliari "orecchie saltellanti" della solita lepre. Se potessi parlarle, forse la rimprovererei per il suo ritardo che mi stava rattristando, o forse no, forse la ringrazierei per essere passata a rompere l'immobilità dei campi davanti a me, gli stessi che, perversi faccendieri, vorrebbero trasformati in un mostruoso autodromo. Un mostro al posto del verde da cui l'altra mattina una giovane volpe ha incrociato il mio sguardo, come a chiedermi di non smettere di lottare contro la cancellazione del suo selvatico vitale, nel nostro verde orizzonte. Sembrava chiedermi di non obbedire all'assurda logica di profitto che ci sta portando sì sempre più veloci, ma verso la morte! Guardo la campagna intorno a me, prati in cui alcuni fagiani si stanno corteggiando rumorosamente, e penso alla non vita di un rombante bolide, che sfreccia senza nemmeno la consolazione del viaggio: sfreccia in cerchio... Il sole si fa ammirare assieme ai 4 aironi che, passando sulle nostre teste, ribadiscono che stiamo facendo la cosa giusta, anche se la volpe, sbucata da un cespuglio, oggi non ci degna di uno sguardo. Ci sono 5 nuovi cantieri nel suo mondo fatto di arbusti e boschetti, che le avevo promesso di proteggere stando sul tetto di Libera. Magari è arrabbiata con me, o forse no, forse semplicemente non vuole che vediamo nei suoi occhi il disgusto. "Mai fidarsi degli umani" starà pensando?! Furba la volpe! Intanto il giorno è annunciato dal tamburellare del picchio e dalla danza sotto i miei occhi di 2 splendide farfalle, mentre io penso che, almeno oggi, questo fazzoletto di terra è salvo, e questo mi ripaga e mi invoglia a continuare a lottare. Il gheppio, il gruccione ed altri uccellini salutano tutto questo... che faccia tosta fischiettare ancora! ieri ho visto un cerbiatto (forse un daino) ![]() DAL TETTO DI LIBERA 2 Cara mamma, lo so che sei in pensiero, arriveranno, io e te lo sappiamo. Io non sono preoccupato perché sono "pronto", tu invece si, sei molto preoccupata perché non puoi fare nulla, subirai la notizia come sempre, come tanti. Cara mamma lo sai che non sono qui per difendere la Patria, che non ho una divisa, lo sai che non sto difendendo i colori della bandiera. lo stemma del Comune o qualche burocrate del Palazzo. Questa terra sarà anche stata la terra dei Padri, ma anche delle Madri e degli Erranti e dei Vagabondi e questa terra va difesa lo stesso, va difesa sempre. Cara mamma lo sai, non sto difendendo la mia casa, io non l'ho costruita ed è comunque una casa aperta ai liberi ed agli eguali, come dovrebbero essere tutte. Cara mamma non sto difendendo i nostri governanti, né i nostri padroni. tu lo sai invece che li sto combattendo e so che se perderemo avremo vinto lo stesso perché non ci siamo né piegati né inginocchiati. Cara mamma dormi tu tranquilla, stanotte veglierò io e il tuo sonno potrà essere finalmente dolce. Se arriveranno ci troveranno vivi ed è questo che la vita ci chiede, se arriveranno l'incubo sarà tutto loro. ![]() DAL TETTO DI LIBERA 3 Ci sono tanti mondi a volte paralleli e a volte contrapposti. Svegliarsi alle 5, salire sul tetto e non aver altro da fare se non guardarsi attorno ti introduce in un mondo che non è né parallelo, né contrapposto, solamente di fianco. Il silenzio, la natura, il sole che lentamente sorge. Senti il tempo e non è nemico. Il tempo che si risistema, che si adagia, che ritrova il suo tempo. Io non devo fare nulla, quello che devo fare è stare li e guardare, non devo intrecciare migliaia di cose che mi renderanno profitti, non devo convincere nessuno del bene o del male di qual cosa. Non devo. E sento che il tempo si siede di fianco e senza aspettare, fluisce. Il mondo che arriverà appena dopo, l'altro mondo di fianco, quello del lavoro, dello stress, dell'aria inquinata e appiccicosa è pronto a rovinare tutto. DAL TETTO DI LIBERA 4 Davanti ai miei occhi solo caos! Gente che corre tra shopping e lavoro senza più umanità, automi. Macchine che sfrecciano tra asfalto e inquinamento distruggendo ogni cosa. I miei occhi ormai stanchi non ne possono più di questa frenesia Distruzione! è ciò che riecheggia in me, distruzione della civiltà che opprime, schiavizza e distrugge ogni cosa. Vorrei poter sentire il soffio del vento, libero, sulla mia pelle, la dolce musica dei grilli e la meravigliosa armonia degli animali liberi. Non trovo gioia o vita nel cemento ma solo nel selvatico che ormai sta scomparendo. In questo inferno non ci rendiamo conto che è ora di fermarsi, guardarci intorno e cercare di capire che il vero benessere, pace e tranquillità si può solo trovare attraverso la natura, nei boschi e negli occhi privi di odio degli animali. Per questo continuerò a lottare ogni giorno della mia vita. |